Il Gazzettino

Sabato 11 Agosto 2012

 

LA GRANDE CRISI / MURADORE (CISL)

Sempre più emergenza: «Spariti 20mila posti»

«Nell’era Illy si è sbagliato a puntare sulla conoscenza e ora serve il coraggio di ripensare il Comparto unico»

Allarme rosso sul fronte lavoro in Friuli Venezia Giulia. Con un calo occupazionale del 2 per cento nell'ultimo anno, il tasso di disoccupazione raggiunge il 7 per cento: e in seguito ai 20mila posti di lavoro dipendente persi in Regione, la crisi sta tagliando uno dei più tristi traguardi per il nostro territorio.

Ma nello snocciolare questi dati Roberto Muradore, storica colonna della Cisl friulana, non riesce a rassegnarsi alla cifra di 40mila disoccupati, destinata purtroppo drammaticamente ad aumentare nel 2012. «Avremmo potuto salvare migliaia di posti di lavoro - dice - se non fossero stati sottovalutati i segnali che i sindacati avevano lanciato. Perché la crisi qui in Friuli viene da lontano: almeno da fine anni Novanta, quando ebbe inizio l'emorragia del manifatturiero».

Era l'inizio di un tunnel che ora sembra senza fine: «quando dissi che il trend negativo rischiava di estendersi al metalmeccanico, mi presi l'etichetta di terrorista mediatico. Ad esempio nell'era Illy si diceva che il manifatturiero era passato di moda e bisognava puntare sull'economia della conoscenza e dell'estetica. Il risultato è questo». Ora che la perdita di posti d lavoro tracima anche in settori come il commercio (vedi i 120 esuberi minacciati alla Bernardi), è tempo di riflettere su «un'offerta politica che si è dimostrata inadeguata a comprendere le dinamiche in atto», anche per la complicità di una classe imprenditoriale dove «molti hanno patrimonializzato acquistando ville e vigneti anziché investire in ricerca, innovazione e lavoro». Muradore ricorda come in pochi anni la narrazione della crisi sia cambiata schizofrenicamente. «Si è passati dalla fiaba del "piccolo è bello" all'esatto contrario, alla tesi per cui solo le grandi aziende possono sopravvivere». In realtà «sono tutte favole»: la ricetta migliore sarebbe «che le imprese mettessero assieme le funzioni aziendali in modo da spuntare prezzi più favorevoli su materiali, energia, servizi informatici, non certo forzare le aggregazioni».

Ma si rischia comunque di essere fuori tempo massimo. Ed è tempo di ripensare anche a «scelte che non hanno avuto alcun impatto sull'efficienza e l'efficacia dei servizi al cittadino, come il Comparto unico, costato 100 milioni ai cittadini di questa Regione senza che essi - ammette – ne abbiano avuto alcun beneficio. Quei soldi potevano esser meglio spesi per sostenere le imprese».

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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