Messaggero Veneto

Sabato 07 Marzo 2015

 

«La logica dei sotans alla base dei dissensi sulla festa del Friuli»

Il padre dell’autonomismo condivide la legge regionale
«Inutile arrabbiarci, i nostri rappresentanti non ci difendono»

«Certo che sono d’accordo con la Festa del Friuli. Ci mancherebbe altro. E speriamo che la Regione vari in fretta la legge». Gianfranco D’Aronco, il “grande vecchio” dell’autonomismo, irrompe con la consueta determinazione nelle querelle innescata dall’annuncio della festa che ha trovato anche molti detrattori. Per D’Aronco, questa nuova pagina sul futuro della lingua friulana e della sua tutela diventa un motivo per spiegare che non bisogna scendere «nell’eterna diatriba tra Udine e Trieste». Anche perché dice di avere «smesso di illudermi a convertire chi non crede a certi valori che stanno alla base della nostra cultura e del nostro essere friulani. Ogni popolo ha i governanti (e le governanti) che si meritano. L’antico motto è sempre valido. Tra i friulani nasce di tanto in tanto, da Tiziano Tessitori in qua (Giuseppe Marchetti, Fausto Schiavi, Arnaldo Baracetti), qualche apostolo che li richiama a non rinunciare alla propria identità e a rivendicare i propri sacrosanti diritti. Ma tutto sommato i seguaci rimangono pochi, mentre la maggioranza, diffidente o scettica o indifferente, sta a guardare: troppe sono state le illusioni o meglio le disillusioni incontrate nella lunga storia che abbiamo attraversato. I friulani sono piuttosto propensi ad ascoltare le vere o false novità, specie se vengono dal di fuori. "Nemo propheta”».

«Le vicende che ci vedono ancor oggi partecipi, quelle di un Friuli a mezzadria con il padrone che comanda (ora Venezia, ora Trieste), dovrebbero essere a tutti ben note. Ma non tutti riflettono sulle cause fondanti. L’idea di Tessitori - insiste - era quella di “dare a Trieste una situazione giuridica di larga autonomia”, pur nel corpo della Regione speciale. Altri invece, del suo stesso partito e della stessa città, assicurava in quei giorni che costituire una Regione sottoposta a San Giusto era cosa da lasciarci tranquilli: certo in Consiglio regionale i friulani sarebbero stati in maggioranza. Si è visto e si vede come i nostri rappresentanti sulle Rive curino i diritti che dovrebbero difendere». Dunque, «arrabbiarsi non serve. Quanto a far scena ovvero teatro, i nostri cugini d’oltre Timavo sono maestri, lasciando a noi di recitare le farse. Direi che è questione di dignità. Ma non serve. Faccio proponimento di non più insistere».

Domenico Pecile

Gianfranco D'Aronco
Gianfranco D'Aronco
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