Messaggero Veneto

Giovedì 22 Dicembre 2011

 

La pratica concertativa è sostanza politica

di ROBERTO MURADORE – Segretario Generale Cisl dell'Udinese e Bassa Friulana
L'intervento

Forse in Italia la politica è davvero “commissariata”, ma per responsabilità da rinvenire nella politica stessa. Certamente, invece, non è pensabile di mettere il bavaglio alla società. Da più parti si afferma che il confronto tra il governo Monti e le parti sociali (specificatamente con le rappresentanze sindacali di Cgil, Cisl e Uil) non è compatibile con l’assoluta urgenza delle decisioni da prendere, si dice anche che le organizzazioni sociali ed economiche sono “per loro natura” tese solamente a conservare lo status quo dei propri rappresentati, si sottolinea come il riconoscimento di un ruolo dei corpi intermedi provocherebbe un vulnus alla sovranità del Parlamento e, infine, il Primo Ministro ha perfino affermato che il sindacato deve interessarsi esclusivamente di lavoro. Ma le politiche fiscali, del Welfare, della scuola, della sanità, della pubblica amministrazione, dell’industria e dell’economia in genere non riguardano più che mai la concreta e quotidiana condizione dei lavoratori e dei pensionati rappresentati proprio da Cgil, Cisl e Uil? Non rinverdire una purtroppo appassita stagione di concertazione è profondamente sbagliato e decisamente ingiusto. Sbagliato perché la concertazione di Cgil, Cisl e Uil non è una pratica neo-corporativa e infatti quando questa non c’è stata o è stata effettivamente episodica e parziale le varie lobbies (corporazioni) l’hanno fatta da padrone impedendo, grazie ai propri diligenti uomini politici, qualsiasi cambiamento e riforma. Sono state, per esempio, cancellate le liberalizzazioni contenute nelle lenzuolate di Bersani grazie ai tanti avvocati e professionisti presenti in Parlamento: gli “ordini degli ordini” sono stati prontamente eseguiti! Posizione sbagliata, quindi, perché la concertazione aiuta la politica a non essere ostaggio nelle mani di interessi particolari ed egoisti o, forse, le furbe e sotterranee compensazioni prese nelle segrete stanze sono preferibili ai risultati di un confronto chiaro e trasparente? Sbagliato in quanto ascoltare i corpi intermedi aiuta chi governa e la politica tutta a essere più consapevoli delle questioni vere, a essere più vicini alla realtà vissuta dai cittadini e dalle imprese, riducendo così, anche se soltanto in parte, l’enorme iato esistente tra istituzioni, politica e società. Non concertare è anche ingiusto perché il sindacato confederale ha contribuito a far uscire il Paese tutto da situazioni difficilissime. Negli anni 90 proprio Cgil, Cisl e Uil, beccandosi bulloni nelle piazze, dapprima contribuirono a salvare la pelle di un’Italia a rischio fallimento e poi, spesso contestati nelle assemblee, resero possibile una tanto radicale quanto dolorosa riforma delle pensioni. Ingiusto poiché con il protocollo del luglio ’93 furono sempre le Confederazioni sindacali a mettere fine a quel sindacalismo “corsaro”, corporativo e ideologico, che rivendicava e otteneva, grazie a una politica compiacente, un di più ingiustificato per alcune categorie operanti in regime di garanzia e monopolio. Ingiusto perché Cgil, Cisl e Uil hanno più volte dimostrato capacità di rappresentare gli interessi all’interno di un quadro più generale e complessivo: una rappresentanza parziale, certo, ma seria e responsabile. Avesse fatto e facesse altrettanto la politica... E’ auspicabile non si passi dalla narcisistica e inconcludente autosufficienza del precedente Governo a un altrettanto pericoloso atteggiamento presuntuoso e professorale. La pratica concertativa non è solo metodo, ma sostanza politica. Sempre, anche e forse e soprattutto oggi con un Parlamento di nominati e un Governo tecnico. Brutto spettacolo quello di nove giorni persi per nominare i sottosegretari e soltanto due ore spese per incontrare più di trenta associazioni ed è decisamente insufficiente una convocazione informale e serale di Cgil, Cisl e Uil. Evitare il default è un obiettivo irrinunciabile, una condizione necessaria per evitare guai gravi per tutti ed esiziali per i meno abbienti, ma non è una condizione sufficiente per far ripartire il Paese: per cogliere questo obiettivo è necessario il concorso di tutti, proprio di tutti.

Roberto Muradore
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