Il Friuli

Venerdì 17 Luglio 2015

 

La ripresa parte dal rigore nella spesa pubblica

“La macchina dello Stato deve diventare efficiente per pesare meno sui cittadini, mentre le imprese devono collaborare per conquistare i mercati esteri”

“Anche se possiamo osservare qualche timido segnale di ripresa, la crisi non è passata. Soprattutto, non è passata per merito delle azioni messe in atto dal nostro Paese, ma dipende da fattori internazionali, come il rapporto tra euro e dollaro, il calo del prezzo dell’energia o le risorse economiche messe a disposizione dalla Banca centrale europea”. A parlare così è Roberto Muradore, segretario generale della Cisl dell’Udinese e della Bassa Friulana, che individua subito i settori di intervento per far davvero crescere l’economia.

“Prima di tutto bisogna passare dall’austerity, che non ha portato risultati, al rigore. In Italia, essere rigorosi e ridurre la spesa pubblica è fondamentale per cominciare davvero la ripresa. La macchina pubblica deve diventare efficiente per mettere a frutto le risorse. Come una qualsiasi azienda privata, deve essere in grado di stare sul mercato”.

Un altro aspetto fondamentale è la questione del lavoro. “Il Jobs Act ha il merito di privilegiare il rapporto di lavoro stabile rispetto a quello instabile – prosegue Muradore -. Ma non basta. Bisogna avere il coraggio di sfrondare ancora la giungla dei contratti anomali. Inoltre è necessario rafforzare il settore industriale-manifatturiero con una seria politica industriale che punti alla coo-petizione, cioè alla sinergia tra diverse imprese per collaborare, anche per periodi di tempo. Il tessuto imprenditoriale della nostra regione è fatto di piccole e medie imprese che puntano all’export. Per ottimizzare le azioni, servirebbe collaborare.

Penso alle aziende che fanno parte di una filiera produttiva. Coordinarsi e collaborare per le strategie di marketing, ad esempio, permetterebbe di unire le forze, ridurre i costi e ottenere migliori risultati.

In questo periodo non ci si può aspettare un incremento dell’occupazione diretta in quanto le aziende manifatturiere per poter competere si riorganizzano e, come noto, ogni ristrutturazione, sia essa di processo o di prodotto, taglia e non aumenta il numero dei lavoratori. Di questi tempi tenere è già un risultato. E poi va da sé che un manifatturiero in salute porta con sé ulteriore occupazione nei servizi diretti e indiretti”.

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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