La scomparsa di Claudio Francescatto

 
 

L’ultimo saluto del Segretario Generale
della Cisl dell’Udinese e della Bassa Friulana
Roberto Muradore

 
     

Solo pochi minuti per un saluto a Claudio. Per ricordare, brevemente, quanto e cosa egli rappresenta per noi, per noi della CISL, per tutti noi.

Un uomo. Una persona impegnata. Un sindacalista serio.

In circa di mezzo secolo di attività sindacale sono davvero tante le cose che Claudio ha fatto. Voglio ricordarne almeno una, una soltanto. Anche, anzi soprattutto grazie alla sua determinazione, per meglio dire alla sua ostinazione, la SAFAU, nell’81 in grandissima crisi, evitò il fallimento, si salvò e venne poi rilanciata. Fu Claudio che, contro tanta parte del mondo politico, imprenditoriale e anche sindacale, si battè, inizialmente da solo, contro l’ipotesi del fallimento per far entrare, invece, l’azienda nella Legge Prodi.

Con quella scelta, voluta fortemente da Claudio, allora si salvaguardarono alcune migliaia di posti di lavoro e ancora oggi la Bertoli Safau dà occupazione a tantissimi lavoratori.

Alla fine degli anni ’70, dopo una brutta caduta dalla bicicletta, Claudio si era un po’ defilato ma in quel drammatico frangente della crisi dell’81 ritornò a guidare l’iniziativa sindacale. Ciò anche perchè, credo, si rendeva conto che a noi delegati del Consiglio di Fabbrica della Safau e anche agli stessi operatori della F.L.M. servivano, eccome, la sua esperienza, le sue conoscenze e la sua autorevolezza!

In quel lungo periodo della crisi Safau grazie a Claudio imparai, tra le altre, almeno tre cose che mi sono state molto utili nell’attività sindacale.
La prima: un sindacalista può e deve avere un orizzonte valoriale, ideale, addirittura utopico ma, se vuole essere un buon sindacalista, ha il dovere di essere realista e di siglare gli accordi possibili.
La seconda è che l’azienda non è solo del “padrone” ma è un qualcosa di essenziale per il lavoro, per i lavoratori in quanto fonte di reddito e addirittura di identità. Contrattare, quindi, confliggere se necessario, sempre per migliorare le condizioni dei lavoratori e mai per distruggere l’impresa! Mi fece capire concretamente la sostanziale differenza tra l’essere aziendalista ed essere, invece, filo aziendale.
La terza è che, al di là delle proprie opinioni politiche, un sindacalista ha il compito di interloquire con tutte le forze politiche e le istituzioni. Così facendo, tra l’altro, si può scoprire che sono le qualità personali, ancor più dell’appartenenza a questo o quello schieramento, che fanno la “differenza”.

Tutto questo per dire che Claudio per me è stato un maestro, un maestro severo, un ottimo maestro.

Claudio in Safau, in FIM, in Confederazione e nei Pensionati della CISL ha vissuto da interprete e anche da protagonista, benchè schivo, stagioni importanti della storia industriale, sindacale e sociale del nostro Friuli.
E l’ha fatto con i suoi riferimenti, i suoi valori, il suo stile.
La rappresentanza esercitata come responsabilità, mai come potere.
Il ruolo inteso come funzione per cogliere il bene comune, mai per inseguire particolarismi ed egoismi.
Il rigore nella gestione delle risorse sindacali quale antidoto a possibili cadute e cedimenti.
Il rispetto dello Statuto e delle regole quale indispensabile precondizione per una reale democrazia.

Questo, tutto questo, Claudio lo ha praticato, non predicato, con il suo stile sobrio, asciutto. Anche polemico, soprattutto con quelli che anteponevano il proprio interesse a quello dei lavoratori e del sindacato. Fino a diventare addirittura antipatico perchè rigido, molto rigido. E rigido, a volte, lo era sul serio. Un po’ per carattere e tanto per opporsi a quel lassismo, a quel tutto si può che Claudio non ha mai sopportato.
Del resto non ha mai chiesto agli altri nulla di più, anzi, di quanto chiedeva a se stesso. Basti pensare che, nonostante le sue condizioni di salute, si è impegnato per la Federazione dei Pensionati fino all’ultimo giorno. Senza averne alcun tornaconto economico. Come sempre!

Eh, sì. La gratuità dell’impegno. Il fare, o almeno il cercare di fare il bene senza pretendere in cambio riconoscimenti, soldi, carriera.

Alla moglie, al figlio e ai suoi cari dico che non ci è dato di poter alleviare il loro dolore. Ciò che ci è possibile è di dirVi, con assoluta e cristallina sincerità, siate fieri, siate orgogliosi di come è vissuto e di cosa ha costruito Claudio.

A noi, a me, ricordo che abbiamo il difficile compito di far vivere nella nostra azione quotidiana i valori e gli ideali in cui Claudio ha creduto, che ha praticato e che ci ha lasciato quale impegnativa eredità.

Mandi e grazie, Claudio.

17/8/2010

 
 

Martedì 17 Agosto 2010

 

È morto il sindacalista Claudio Francescatto

Protagonista nelle battaglie per la Safau.
Scomparso a 72 anni. Stamane i funerali nella chiesa del Cristo.

Saranno celebrati stamane, alle 10.30, nella chiesa del Cristo, in via Marsala, i funerali di Claudio Francescatto, sindacalista della Cisl, morto nei giorni scorsi a 72 anni, a causa di un male rivelatosi incurabile. Il suo nome è legato a importanti vicende e battaglie sociali e industriali del Friuli. Impegnato fin dagli anni Sessanta nel sindacato, visse il passaggio dalle “commissioni interne” all’entusiasmante stagione dei “consigli di fabbrica” e, sempre in quell’epoca, si battè per affermare un sistema di tutele e diritti tale da dare dignità e voce ai lavoratori.

In qualità di segretario generale provinciale, governò una delicata fase di crescita e trasformazione della Federazione metalmeccanici di Udine. Lavoratore e delegato sindacale Cisl alla Safau, gestì, negli anni Settanta, l’espansione e il trasferimento della grande realtà siderurgica da Udine a Cargnacco. Negli anni Ottanta, svolse invece un ruolo fondamentale per far uscire la “sua” Safau da una gravissima crisi: anche grazie al suo determinato impegno fu possibile evitare il fallimento, facendo rientrare l’azienda nei provvedimenti della legge Prodi e creando così le premesse per il rilancio come Bertoli-Safau.

Andato in pensione alla fine degli anni Ottanta, Francescatto entrò nella segreteria territoriale della Cisl e, successivamente, in quella dei pensionati dove, benchè provato dalla malattia, ha dato un prezioso contributo politico, organizzativo e amministrativo fino all’ultimo giorno. «L’opera di Francescatto - dice il segretario Roberto Muradore - rappresenta un esempio di quelle virtù morali, civili e sociali che tanto servirebbero al nostro Paese per uscire da questa crisi che è insieme economica, sociale e morale. La sua azione sindacale si è sempre caratterizzata per responsabilità, rigore, generosità e spirito di servizio».

Francescatto lascia la moglie Dolores e il figlio Diego. Della sua opera generosa e intelligente la Cisl friulana conserverà un ricordo indelebile.

Amos D’Antoni