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Il Gazzettino

Sabato 05 Ottobre 2013

 

CRISI «Alcuni ex dipendenti devono chiedere cibo alla Caritas»

«Lavoratori alla fame»

La Fim Cisl denuncia il caso degli ex dipendenti Insider

Un solo pasto al giorno, ricorso agli aiuti alimentari forniti dalla Caritas, vita in comune in pochi alloggi, con notti passate sul pavimento o nel sacco a pelo. La crisi che ha travolto la "Insider Srl" di Udine, di fatto chiusa dallo scorso gennaio, ha messo letteralmente in ginocchio le maestranze dipendenti, quasi tutte di origine straniera.

«A differenza di altre situazioni di difficoltà che colpiscono operai e impiegati, per fallimento o blocco improvviso delle produzioni delle realtà cui afferiscono - spiega Francesco Barbaro della Fim-Cisl -, in questo caso ci siamo trovati di fronte a persone senza rete famigliare capace di dare supporto nell'emergenza. Si tratta, infatti, di uomini provenienti da paesi dell'Est Europa e da marocchini, tutti soli».

105 persone, età media 40 anni, per cui, da febbraio, è stato siglato un accordo di cassa integrazione straordinaria. Vista la situazione della "Insider", però, non è stato possibile l'anticipo dell'assegno. «Da più di sette mesi, ormai, queste persone vivono senza soldi - dice Barbaro -. Per alcuni di loro abbiamo chiesto, con molta difficoltà, un prestito alle banche che hanno stretto un accordo con la Regione proprio per far fronte a situazioni del genere. Non per tutti ci siamo riusciti perché la pratica necessita comunque di una serie di alcuni documenti e modelli che deve fornire l'azienda. Con una Srl che di fatto non esiste più, il processo è stato molto complicato e ha lasciato senza denaro molti ex-dipendenti, tutti stranieri e residenti a Udine e nei paesi limitrofi. Per chi è straniero e vive in Friuli, senza una famiglia alle spalle che può aiutare in termini economici, si crea una situazione di grave emergenza sociale».

Ogni giorno decine di maestranze ex-Insider bussano alla porta della Fim Cisl Udine. «Ormai sono disperati - dice Barbaro -. Visibilmente dimagriti e sofferenti, per far fronte a questi mesi di miseria hanno cercato di fare quello che potevano: si sono riuniti in gruppi, vivendo in 10 o più in un alloggio, dormendo per terra nei sacchi a pelo o dove capita; fanno solo un pasto in una giornata e chiedono cibo alla Caritas. Tra loro organizzano collette per far fronte ai bisogni dei bambini e per pagare le spese strettamente necessarie, come la bollette della luce. Una situazione vergognosa. E sta crescendo molto la tensione: sono arrabbiati, nervosi, affamati, esausti e stanchi di attendere». Prima della chiusura, la "Insider Srl" si occupava di pulizie e manutenzioni industriali per grandi realtà del comparto meccanico, come Abs e Pittini.

Paola Treppo

 
 

Le storie degli operai

«Costretto a vivere con i soldi di mamma che fa la badante»

Tra i 105 ex operai della Insider ci sono anche Alin Stam, 27 anni, Ninel Mircea, 28 anni e Eugen Vhcaru, che di anni ne ha invece 46. Tutti e tre arrivano dalla Romania e si sono stabiliti in Italia all'inizio del 2003. Si sono conosciuti lavorando insieme, in fabbrica, e l'amicizia nata tra le macchine li ha portati a darsi una mano quando lo stipendio ha smesso di arrivare e i soldi sono finiti. Così, Ninel, che non aveva più denaro per pagare l'affitto, è andato a vivere a casa di Alin. Vicino a loro abita anche Eugen e tutti cercano di aiutarsi per fare la spesa e pagare le bollette. «Mia mamma fa la badante, a Tarvisio - dice Ninel -, e lavora ogni giorno per cercare di darmi qualche euro. Il suo guadagno di sabato e domenica è per me, fino a che non troverò un nuovo impiego e in attesa che arrivi la cassa integrazione». «Non è facile cercare un'occupazione quando ti muovi a piedi - dice Alin -; io la macchina l'avevo comprata ma adesso devo lasciarla ferma perché non posso più pagare l'assicurazione. Essendo senza figli, comunque, ho meno problemi di altri».

Eugen, invece, ha famiglia e deve provvedere a tutto; con gli alimentari lo aiutano i parenti che vivono in Romania che, tramite amici, fanno giungere in Italia alcuni generi di prima necessità. Per tutti loro ogni giorno è drammatico, continua sfida per non essere sfrattati, per non finire tra i morosi, per mangiare. «Alcuni che oggi non sono qui, nella sede della Cisl, con noi, - dice Alin - è perché non possono neanche muoversi dalle loro case, perché stanchi o senza alcun mezzo. Molti sono arrabbiati e al limite della sopportazione».

Francesco Barbaro
Francesco Barbaro
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