Messaggero Veneto

Venerdì 31 Dicembre 2010

 

Lavoro, i sindacati vedono un anno duro.

Cgil, Cisl e Uil: la ripresa non c’è, dopo la cassa integrazione esuberi strutturali.
Le prospettive per l’economia nel 2011. Le aziende soffrono ancora, c’è il rischio di indebitamento. Adesso servono azioni risolute.

Il 2011 non sarà l’anno della riscossa per l’economia e per il lavoro in Friuli. I segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil temono infatti che la situazione resti uguale, se non peggiore, a quella già molto difficile che ha caratterizzato il 2010.

«La situazione è grave – ammette Roberto Muradore della Cisl –. Dietro l’ottimismo di facciata, che è già scomparso, non c’è nulla. E la sofferenza sociale e lavorativa sarà più alta nel 2011 perchè vengono a scadere molti ammortizzatori sociali per le piccole e medie imprese. Affinchè i problemi non si trasformino in macelleria sociale è opportuno, da parte di Stato e Regione, continuare a erogare aiuti al reddito per i disoccupati: solo così si potrà sostenere la domanda interna e rianimare i consumi. Ma questo non basta. Sappiamo che la crisi è globale, però qui dobbiamo fare di più per superarla, perchè se non ci attrezziamo non coglieremo la ripresa. Al momento non sono in vista nuove criticità per le aziende friulane, ma se continua così il settore manifatturiero soffrirà ancora: ricordiamoci che chiudono 30 aziende, piccole o grandi, ogni giorno».

«Se c’è una qualche ripresa – osserva Alessandro Forabosco della Cgil – è stentata o debole, senza effetti positivi sull’occupazione. Anzi, c’è tanta cassa integrazione straordinaria, sintomo di esuberi strutturali, che prima o poi arriveranno. E poi tra i giovani, anche qui da noi, i senza lavoro sono ormai il 30%, che è un numero altissimo. Le poche assunzioni sono caratterizzate da lavoro temporaneo o precario. Vogliamo sperare nel 2011, ma essendo realisti sarà ancora un anno difficile. E’ indispensabile avviare processi di reindustrializzazione, adeguare nuovi insediamenti produttivi. Solo così potremo tirarci fuori dalle secche della crisi».

«Le previsioni, almeno per i primi sei mesi del 2011 non sono rosee – spiega Ferdinando Ceschia della Uil –. Andranno a conclusione i ricorsi alla cassa integrazione per tante realtà, mentre le ristrutturazioni saranno molto pesanti, un po’ dappertutto. In più c’è da aggiungere il ruolo del credito nell’economia, rimasto irrisolto: imprese e famiglie sono indebitate e pezzi interi dell’economia reale vengono sostituiti da operazioni finanziarie. Qua servono risposte strutturali, il modello Friuli è involuto, indebolito. Bisognerebbe investire su ricerca e qualità, ma mancano i soldi. La ripresa? Non c’è. E troppe fabbriche soffrono».

Maurizio Cescon

Roberto Muradore
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