Messaggero Veneto

Sabato 12 Febbraio 2011

 

Lavoro, il “nero” dilaga in bar e cantieri.

Fenomeno in crescita: nel 2010 scoperti 834 casi in 1.092 aziende irregolari

ECONOMIA

Il bilancio di Direzione provinciale del lavoro, Inps, Inail, Enasarco ed Enpals. Recuperati 3 milioni di euro di contributi evasi. Sospese 56 attività imprenditoriali

di LUANA DE FRANCISCO

Se l’occupazione – quella regolare – langue, il “lavoro nero” abbonda. E apre le porte a tutti: dagli studenti e i pensionati, ai cassintegrati e gli stranieri. La conferma nei dati elaborati dal Comitato provinciale per l’emersione del lavoro sommerso, a conclusione di un anno di ispezioni: 834 “invisibili” nel 2010, contro i 737 del 2009 e i 485 del 2008.

Un esercito di irregolari. Elenchi alla mano, nel 2010 gli ispettori della Direzione provinciale del lavoro e il personale di Inps, Inail, Enasarco ed Enpals hanno passato al setaccio 2 mila 568 aziende. Obiettivo della visita: stanare le sacche di abusivismo. Un’operazione che, grazie anche all’“effetto-sorpresa”, ogni anno riesce a portare a galla centinaia di persone “al soldo” di imprenditori per nulla disposti a versare allo stato un solo centesimo di contributi. Ebbene, l’anno scorso non ha fatto eccezione: 1.736 i lavoratori risultati irregolari, di cui 834 perchè sorpresi a operare completamente “in nero” e 733 in quanto costretti a sobbarcarsi turni aggiuntivi o a saltare i riposi. Nel calderone, anche 20 minorenni, 62 stranieri, 2 studenti, 3 pensionati, 2 cassintegrati – entrambi denunciati alla Procura per l’ipotesi di truffa, avendo nel contempo percepito un’indennità mensile – e 72 lavoratori assunti come collaboratori a progetto o associati in partecipazione, ma operanti come subordinati. Rispetto al 2009, a fronte di un incremento dei controlli (due anni fa, le aziende visitate erano state 1.852), è calato sia il numero delle aziende in difetto (da 1.251 a 1.092), sia quello dei lavoratori irregolari (nel 2009 ne erano stati trovati 3.449), ma è cresciuta la fetta dei lavoratori in nero (97 in più).

Senza tutele e pensione. Ad arruolare personale “in nero” continuano a essere in prevalenza bar – discoteche comprese, nel mirino dell’Enpals –, ristoranti, alberghi e qualche pasticceria, oltre ai soliti cantieri edili e a qualche attività artigianale. Tutta gente capace, in questo modo, di eludere gli obblighi contributivi dovuti ai vari istituti previdenziali e assicurativi. Per un totale, nel 2010, di 3 milioni 69 mila 614 euro di contributi non versati. Soldi che l’ex Ispettorato del lavoro e gli altri enti del Cles sono riusciti a recuperare e a fare riconoscere ai lavoratori che ne avrebbero dovuto beneficiare. Pesanti le conseguenze per gli imprenditori colti in fallo: l’anno scorso, le attività sospese sono state 56 (cui si aggiungono i due nuovi casi registrati dall’inizio di febbraio: un “Kebab” a Udine e una ferramenta vicino a Tricesimo) e 331 le sanzioni penali emesse.

Sistema malato. «Nonostante in Italia ci sia una legislazione che permette una flessibilità estrema sia in entrata, sia in uscita, il lavoro nero continua a dilagare e a nuocere a tutti». Roberto Muradore, segretario Cisl dell’Udinese e della Bassa friulana, non ha dubbi. «In questo modo – dice – ci rimettono tanto i lavoratori, che diventano così “figli di nessuno”, quanto la collettività, defraudata di un prelievo fiscale che serve ai servizi sociali, e le stesse imprese, alle quali la concorrenza sleale non fa certo bene». E allora, esiste una sola via d’uscita: «Un’azione di contrasto vera – conclude Muradore –, perchè dal fisiologico, siamo ormai passati alla patologia del sistema».

Roberto Muradore
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