Messaggero Veneto

Sabato 12 Dicembre 2015

 

Le donne della Cisl: è un insulto sessista che incita a doppi sensi di bassissima lega

L’assessore Del Torre: proibiremo l’affissione. La replica di Marini: valuteremo se ritirarlo

A 150 anni da quando Gustave Courbet la dipinse, “L’origine del mondo” continua a far parlare di sé. E il suo autore a dare scandalo. Complice la campagna tesseramenti di Confesercenti Fvg che ha scelto come immagine proprio la celebre tela, ma non si è limitata a riprodurla così com’è. Ha pensato bene - l’idea è del suo effervescente leader, Mario Marini - di ritoccarla, sovrapponendo una ragnatela ai genitali femminili che campeggiano in mezzo al quadro. Apriti cielo. Alla prima denuncia avanzata dalla Commissione regionale pari opportunità, che ha trovato “oltraggiosa e volgare” la campagna al punto da chiederne il ritiro e meditare sull’eventuale di presentare ricorso all’autorità giudiziaria per tutelare l’immagine femminile, ieri se ne sono aggiunte di nuove. Stessi toni. Stesso sdegno. E stesse richieste di ritiro che dapprima Marini ha liquidato come «ridicole», salvo poi fare (parziale) retromarcia: «Valuterò il da farsi nell’ambito della giunta di Confesercenti. Se la campagna dà così fastidio la toglieremo, ma davvero non capisco. Non era questo l’intento. Abbiamo scelto un’opera contestata nell’Ottocento, un’opera d’arte pura, certo trasgressiva, rimasta fino al 1995 “velata” ed è per questo che abbiamo scelto di metterci sopra una ragnatela. Non per sminuire la donna, non per suscitare pruriti, solo per mandare un messaggio alle aziende chiamandole a uscire dagli schemi, a guardare oltre».

Gli esercenti l’hanno presa con spirito diverso. Lo stesso Marini riferisce di persone che davanti all’immagine si sono fatte una risata, altre hanno commentato con una battuta, altre ancora che invece non hanno invece apprezzato. Tutto si può dire, non che l’immagine abbia lasciato indifferenti. Da un certo punto di vista l’obiettivo di Confesercenti è dunque stato centrato. Nei giorni scorsi l’immagine ha battuto a tappeto Trieste, Pordenone e Udine, impressa sulle vele di alcuni camion, e dovrebbe finire stampata su depliant e biglietti da visita.

Meglio limitarsi per ora al condizionale vista la polemica, ulteriormente infiammata ieri. Dal Comune di Udine, l’assessore alle pari opportunità, Cinzia Del Torre, ha fatto sapere che sarà rispettato il regolamento comunale sulle affissioni, «che all'articolo 11 vieta ogni forma di pubblicazione che per contenuto, caratteristiche o circostanze comporti molestia alle persone e offese alla decenza. In un periodo in cui sulle pagine di cronaca nera si susseguono continuamente casi di femminicidio e violenza sulle donne – ha proseguito Del Torre – un messaggio come questo non è accettabile, soprattutto perché offensivo e irrispettoso per la loro dignità. Vigileremo - ha concluso - affinché sugli spazi da noi autorizzati non compaia una simile immagine e invitiamo Confesercenti a riflettere sul significato del messaggio che viene veicolato attraverso questa campagna». L’esponente della giunta Honsell riferisce infine di aver ricevuto diverse segnalazioni di cittadini indignati alla vista dei cartelloni pubblicitari, che hanno scosso, tra gli altri, anche il sindacato.

Dopo Cgil è Cisl a prendere posizione. «Se il presidente Marini voleva far parlare di sé, c’è riuscito. Peccato che abbia scelto un mezzo vergognoso», afferma la segretaria del Coordinamento donne cislino, Renata Della Ricca, secondo cui la campagna «è un insulto, è sessista e priva di senso. Siamo stufe – rincara la sindacalista – che la donna continui ad essere trattata come un oggetto sessuale per veicolare qualsiasi tipo di messaggio. Gli imprenditori devono svecchiarsi? Confesercenti vuole aumentare il numero dei suoi iscritti? Cerchi altre strade per farlo, senza scadere nella provocazione fine a se stessa e senza utilizzare doppi sensi di bassissima lega».

Maura Delle Case

 
 

IL CIELO SOPRA SAN MARCO

Sabato 12 Dicembre 2015

 

La pubblicità boomerang che fa arrabbiare le donne (un’altra volta)

Un quadro famoso – L’origine du monde di Gustave Courbet del 1866, il cui originale è custodito al Museo d’Orsay di Parigi, stile pittorico alquanto realista – per invitare a “tornare alle origini”, nello specifico alla felicità di fare impresa.

La scelta della Confesercenti del Friuli VG – con tanto di ragnatela da togliere, posta a schermare quello che è l’oggetto dell’opera (i genitali femminili) non sta avendo l’effetto sperato. “Se il presidente Marini voleva far parlare di sé, c’è riuscito; peccato che abbia scelto un mezzo vergognoso per farlo” commenta la segretaria del Coordinamento Donne della Cisl Fvg, Renata Della Ricca, che non usa giri di parole: “La campagna pubblicitaria di Confesercenti è un insulto, è sessista e priva di senso”.

Quella del sindacato è solo una delle tante critiche: un vero e proprio affronto intollerabile al corpo e al genere femminile – è la protesta – . L’opera d’arte di Courbet può piacere o non piacere, ma non se ne capisce il significato in questo contesto. “Siamo stufe – rincara Della Ricca – che la donna continui ad essere trattata come un oggetto sessuale per veicolare qualsiasi tipo di messaggio. Gli imprenditori devono svecchiarsi? Confesercenti vuole aumentare il numero dei suoi iscritti? Beh, cerchi altre strade per farlo, senza scadere nella provocazione fine a se stessa e senza utilizzare doppi sensi di bassissima lega”.

Di qui, l’invito a fare marcia indietro e a non utilizzare i manifesti. “Ci piacerebbe – conclude Della Ricca – anche sapere cosa ne pensano i consociati di Confesercenti: vogliamo sperare che anche loro provino di fronte a tale pubblicità lo stesso imbarazzo delle donne e delle consumatrici del Friuli Venezia Giulia”.

Pubblicità e corpo delle donne: un binomio che inizia a scricchiolare. Sempre in questa regione, lo scorso giugno, il video realizzato in alcune delle principali aziende per promuovere il vino friulano in Russia si era basato su belle ragazze nude, vestite solo di coroncine di fiori e foglie, impegnate fra anfore e vendemmia. Ne era uscito un putiferio, con tanto di interpellanze in consiglio regionale e la – solita – contrapposizione: arte o strumentalizzazione? Mercato o mancanza di rispetto?

Di certo sono iniziative che suscitano reazioni vivaci: e se lo schema “vendita di prodotto con donna nuda” non è granché originale, le risposte possono andare oltre la fantasia. È successo in Veneto, quando una nota catena di palestre era inciampata sull'(in)evitabile slogan (che culo). Il Comitato “Se non ora quando” di San Donà di Piave, provincia di Venezia, aveva rilanciato: in tante – e tanti – si erano detti pronte a partecipare alla Treviso marathon con la pettorina dello sponsor palestra e la scritta “X ama le donne e non le prenderà più per il sedere”. Un modo di affrontare la questione da un altro punto di vista: se le imprese rinunciano a piazzare sul manifesto il lato B, in sostanza, potrebbero trovare proprio nelle donne le prime sostenitrici.

Barbara Ganz