Messaggero Veneto

Sabato 08 Gennaio 2011

 

Le donne pagano più il conto della crisi

di Roberto Muradore – Segretario Generale Ust-Cisl di Udine

DIBATTITO

Il lavoro è un bene sempre più raro per tutti, giovani, adulti, uomini e donne. Per queste ultime i pesanti effetti della crisi si aggiungono alle difficoltà irrisolte che da sempre ostacolano il loro libero e pieno ingresso nel mercato del lavoro.

La difficile situazione economica, infatti, aggrava l’arretrato contesto culturale e sociale che già danneggia pesantemente le donne: lo Stato, la società e le famiglie continuano a scaricare su di loro il lavoro di cura, di assistenza nonché il “banale” ma gravoso lavoro domestico, che, ovviamente, diventano impegni talmente pesanti da impedire una reale possibilità di occupazione. Anche una volta impiegate, inoltre, le penalizzazioni continuano con una decisamente minore possibilità di carriera e, anche a parità di prestazione lavorativa, con una media retributiva inferiore a quella dei colleghi maschi.

Ecco alcuni dati decisamente significativi rispetto alle sofferenze “in rosa” causate dalla crisi in Friuli Venezia Giulia e in provincia di Udine.

Nell’anno 2007 le lavoratrici occupate nell’economia del Fvg erano pari a 218 mila 439 unità, il 41,8 per cento di tutti gli occupati. Nella provincia di Udine, nello stesso anno, erano 93 mila 170, pari al 40,7% del totale dei lavoratori provinciali. In Fvg, al 31 dicembre 2009, le lavoratrici erano 5 mila 143 in meno (-2,4%) e in provincia di Udine 2 mila 704 in meno (-2,9%). Per il 2010 è ipotizzabile un recupero, benché parziale, dei posti di lavoro persi nell’anno precedente vista la crescita, in verità molto limitata, della ricchezza prodotta dall’economia.

È da rilevare, inoltre, come la crisi abbia influito sulla qualità dell’occupazione oltre che sulla sua quantità. Nell’ultimo quinquennio, infatti, si è assistito a un incremento significativo dell’occupazione femminile part time: circostanza che ha prodotto un effetto di sostituzione di lavoro a tempo pieno con lavoro parziale. Tale trasformazione ha interessato soltanto la componente femminile del mercato del lavoro, in quanto in quella maschile la quota del part time è addirittura in calo.

In Fvg le lavoratrici disoccupate, nell’anno 2009, sono state 14 mila 525, mentre i lavoratori maschi disoccupati 13 mila 788. Pur essendo il 41,8 per cento degli occupati totali, le lavoratrici sono la maggioranza dei disoccupati e cioè il 51,3%. Il tasso di disoccupazione generale, sempre nel 2009, è stato del 5,3%, quello femminile del 6,4% e quello maschile del 4,5%. In provincia di Udine il tasso femminile del 2009 sale fino al 7,8%, quello maschile si colloca al 4% per un valore generale del 5,6%. Per il 2010 si ipotizza un leggero aumento delle lavoratrici disoccupate, circa 1.500 unità, che dovrebbe far salire il tasso di disoccupazione specifico sopra l’8%.

Le lavoratrici in lista di mobilità, nel 2007, erano 3 mila 948, quindi il 53,9% del totale dei mobilitati nella nostra regione. In provincia di Udine, dove si trova circa la metà di tutti i mobilitati del Fvg, la quota delle lavoratrici era pari al 54,4% poiché le donne soffrono, più dei maschi, la crisi del settore del legno-mobilio e del tessile nel manifatturiero, e della flessione del commercio e degli alberghi e dei ristoranti nei servizi. In regione, al 31 dicembre 2009, il numero delle lavoratrici in mobilità era salito a 6 mila 45 (+53,1% rispetto al 2007), di cui 2 mila 71 residenti nella provincia di Udine, che rappresenta, da sola, il 44,7% del totale delle mobilitate della regione. Poiché gli ingressi in mobilità nel 2010 manifestano un ritmo di crescita di poco inferiore a quello sperimentato nel corso del 2009, per il 2010 s’ipotizza un aumento dello stock delle mobilitate tale da portare il loro numero alle 9 mila unità nel Fvg.

Ipotizzando che le lavoratrici in cassa integrazione siano pari a un terzo dei loro colleghi maschi, sommando a queste le disoccupate e le mobilitate, le donne colpite dalla crisi sono circa 30 mila. Stima ragionevole, non pessimistica.

Questo significa che le donne lavoratrici pagano un conto alla crisi pari al 46,2% del totale, che ammonterebbe a non meno di 65 mila lavoratori in tutto il Fvg, alla fine del 2010.

C’è quindi parecchio da fare, anche nella nostra regione e nella nostra provincia, per favorire l’occupazione e la rioccupazione delle donne, pena un impoverimento della società e dell’economia e, specificamente, un insopportabile arretramento della condizione delle donne.

Roberto Muradore
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