La Vita Cattolica

Giovedì 01 Gennaio 2015

 

Le speranze della ditta di Martignacco.I cinquantenni della Spav

Fai tanto. Per cosa? Quei cinquant'anni, quando il posto di lavoro non è più tanto sicuro, non te li leva nessuno. Arrivano le feste: Natale, Capodanno… Festeggiare sì. Ma chi ha davvero voglia di brindare se non sai se perderai l'impiego?

Così è accaduto agli operai della Spav Prefabbricati, per esempio, che a Martignacco hanno appena saputo che per l'azienda è stato evitato il fallimento e il Tribunale di Udine l'ha ammessa al concordato preventivo in continuità.

Si tratta di una svolta, segnalano in azienda, perché cambia l'orientamento nella gestione della crisi senza dichiarare subito il fallimento in virtù della nuova legge 2012, il cosiddetto «Decreto crescita» sui concordati.

Viene, dunque, evitato il peggio, mentre una proposta, basata su un «Piano industriale in continuità 2015-2019» (volto a verificare l'attuabilità del risanamento dell'azienda), viene formulata da Spav ai propri creditori.

Per molti dei 76 dipendenti attualmente occupati resta, comunque, un pensiero fisso: quello di continuare ad avere un lavoro per proteggere soprattutto il futuro delle proprie famiglie. «È brutto quando ci si ritrova a non portar niente a casa», commenta Adriano Anzi, operaio Spav di 53 anni, a margine di una conferenza stampa tenutasi lo scorso 19 dicembre nella sala Consiliare di Martignacco volta a chiarire la questione dell'azienda edilizia. «Trovare lavoro a questa età è difficile - continua -, la mobilità non te la danno, e noi a cinquant'anni ci ritroviamo "morti", come inutili. Non si può vivere con questa preoccupazione».

Sì, perché avere cinquant'anni davanti ad una crisi è come una lotta impari. Fai tanto, si sente dire alla conferenza. Ma la domanda non è per cosa. La domanda è per chi. Figli, coniuge, amici: è lì, dicono, che si trova la risposta, la voglia di continuare a sperare. La storia di uno si mescola allora alle vicende di molti.

E Arben Dollaj, 48 anni, albanese di nascita, italiano d'adozione, racchiude in sé la fatica di ogni giorno, ma anche la ferma volontà di andare avanti, sempre e comunque. 17 anni fa un gommone l'ha consegnato a un lembo di costa friulana. Ora, quel gommone vive solo nel ricordo di un esodo, potremmo dire fortunato, considerati i risvolti che la vita di Dollaj ha preso.

«Sono arrivato in Italia illegalmente, ma mi sono subito messo in regola. Ho sempre lavorato e pagato le tasse». Nel suo passato tante ditte, tante ore di straordinari, poi la crisi. «Tre anni fa lavoravo dieci, undici, dodici ore al giorno. Quando c'era bisogno venivo chiamato, altrimenti restavo a casa anche per tre o quattro mesi, con tre bambine da accudire. Questo mese ho preso 570 euro». Che fare in una situazione del genere? «Tenere ancora più duro, perché è facile cadere, basta poco. E poi è più dura rialzarsi».

Ma nonostante tutto Dollaj spera nell'anno nuovo. «Anche se al momento la situazione è tanto grave io vado avanti, perché devo pensare al futuro. Quello delle mie figlie su tutti». Il suo 2015 porta allora il desiderio di un lavoro, all'interno della Spav oppure no (il sindacato di Dollaj potrebbe infatti aiutarlo nella ricerca di un nuovo impiego se la situazione dovesse precipitare).

Tutto purché si lavori. Operaio non più giovane, dunque, ma con la stessa voglia di fare che lo ha portato a ritagliarsi un futuro nel nostro Paese, con la fermezza di chi, nell'anno venturo, sa che in ogni caso dovrà rimboccarsi le maniche e continuare a sperare.

Spav Prefabbricati
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