Lunedì 19 dicembre 2011 in piazza il pubblico impiego

SCIOPERO

di Gianni Baratta

Le categorie del pubblico impiego delle organizzazioni sindacali scioperano lunedì prossimo per richiamare l'attenzione su problemi mai risolti, su tagli mai visti, su una situazione che ormai ha assunto proporzioni insostenibili, e più in generale, o meglio: prima di tutto questo, perché il mondo del lavoro pubblico, anziché una fastidiosa spesa, sia considerato una risorsa per il Paese.

Anche stavolta, invece, con una manovra certamente necessaria ma del tutto iniqua nella sua stesura, si è deciso gattopardescamente di focalizzare l'opinione pubblica sulla necessità di sacrifici e basta, quasi che ogni richiesta di equità fosse inaudita.

Una volta di più, infatti, si è inteso spremere il più possibile il succo - quasi esausto - dei salariati fissi e dei pensionati, e più in particolare dei pubblici dipendenti, preferendo ignorare la richiesta sempre più pressante di equità, che monta ormai da tempo in tutta la nazione. Niente patrimoniale per i ricchi, quindi, ma balzelli assortiti (ripristino dell'ex Ici, aumento delle aliquote, accise, etc. etc.) per tutti, specie coloro i quali hanno da sempre pagato il dovuto ricevendo in modo tristemente uguale a chi invece occultava i propri guadagni grazie alla "distrazione" dei vari governi.

Pensioni "ritardate" di anni, con importi sempre più esigui, disoccupati che aumentano, precari che non vengono stabilizzati, blocchi stipendiali, tagli lineari e diminuzioni degli organici. Adesso, per non annoiarsi, si tirano in ballo mobilità forzose e licenziamenti anche nelle pubbliche amministrazioni, come se non fossero bastate le previsioni delle "pagelle" e l'esclusione obbligatoria di un dipendente su quattro dai salari di risultato...

Il pubblico impiego, invece, è la risposta naturale e necessaria che ogni cittadino deve avere, e su cui deve poter contare, per ottenere risposte celeri ed affidabili in ogni momento di interazione con la società civile.

Sia una prestazione sanitaria, un atto amministrativo, una consulenza fiscale, la liquidazione di una pensione, oppure le indispensabili garanzie di sicurezza e protezione, tutto ruota attorno al pubblico impiego e tutto, fatalmente, rischia di essere spezzettato da politici poco avveduti e lobbies che bramano di subentrare nella gestione della cosa pubblica per "spartirsi la torta".

Il sindacato, invece, ha da sempre e senza tentennamenti osteggiato tali calcoli, denunciato le manovre poco chiare e proposto, ogni volta, soluzioni semplici, efficaci e a "costo zero".

Siamo consapevoli, infatti, che l'attuale situazione (anche se creatasi non per colpa dei dipendenti pubblici, sia chiaro) non consente incrementi retributivi e/o la conservazione di privilegi, laddove esistano.

E proprio per questo proponiamo che i privilegi scompaiano, che vengano individuati ed eliminati gli sprechi, che i risparmi vengano reinvestiti in parte per migliorare i servizi pubblici, in parte per retribuire meglio i lavoratori - sulla base di una produttività da contrattare - e in parte per abbattere il debito pubblico (sulla spesa improduttiva e sugli sprechi pubblici ballano decine di miliardi di euro che si possono recuperare); chiediamo che la politica indirizzi e controlli e la dirigenza abbia la responsabilità di realizzare gli obbiettivi ad essa affidati, scevra da pastoie "di cordata", coniugando l'efficienza del sistema all'efficacia della prestazione.

Chiediamo che i pubblici dipendenti - con le eccellenze qualitative che molto spesso offrono - siano considerati risorsa da impiegare e non miniera da sfruttare; vogliamo che l'abnegazione di ogni dipendente pubblico non sia artatamente sottaciuta per nascondere l'insipienza di una manovra "cieca" e di una classe politica incapace, e che la dignità dei dipendenti pubblici sia almeno pari a quelle dei privati, in una competizione virtuosa di donne e uomini che lavorano per tirar "fuori dalle secche" un Paese che ha le qualità per farlo.

Scioperiamo per tutti, quindi, e non per noi stessi, pronti ad affrontare un sacrificio economico ulteriore per una giornata non retribuita in cambio della giusta attenzione a problemi che coinvolgono l'Italia intera. Scioperiamo perché diamo valore al lavoro. Di tutti.

(16 dicembre 2011)

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