Messaggero Veneto

Lunedì 22 Febbraio 2016

 

Ma c’è chi dice che «il modello Friuli è morto»

Nell’incontro organizzato a Gemona da Confartigianato si è analizzato lo sviluppo del territorio dal 1976

Discussione, un po’ di polemica, ma anche ricette per il futuro nel corso del primo importante incontro a ricordo del terremoto svoltosi a palazzo Boton, a Gemona: il convegno “Territorio: capitale da rigenerare”, organizzato dalla Confartigianato Udine. Utile per stimolare la discussione – moderata dalla giornalista Maura Della Case – è stata l’analisi offerta da Sandro Fabbro che per ha presentato il libro da cui è stato tratto il titolo del convegno: «Il modello Friuli è morto – ha detto il docente universitario – e si è concluso un processo di territorializzazione. Uno dei segni più evidenti, a partire dai primi anni Duemila, è stata la comparsa dei grandi centri commerciali. Da allora l’economia regionale ha registrato una performance del - 5% rispetto al - 2% nazionale. Il turismo è calato del 4%».

Insomma, la crisi in Friuli è iniziata prima del 2008 e la mancata discussione è stata evidente anche nel botta e risposta sulle Uti fra Carlo Faleschini (già presidente Confartigianato e amministratore a Tarvisio nel ’76) e il sindaco Paolo Urbani: il primo a meravigliarsi che oggi i sindaci si presentino in tribunale contro la riforma, il secondo a ricordare come la stessa sia stata approvata contro il parere contrario delle amministrazioni locali. «Bisogna ripartire dal confronto – ha detto l’assessore regionale Gianni Torrenti – e rimettersi in gioco: vi era un eccesso di ricchezza e per troppo tempo abbiamo vissuto di rendita. È necessario uno sforzo culturale: oggi siamo l’unica regione in Europa che spende più in giochi e telefonia che per l’alimentazione!».

Bisogno di sussidiarietà e collaborazione fra le parti: ecco la ricetta per il futuro raccomandata da monsignor Sergio Di Giusto e Roberto Muradore della Cisl. «Attraverso la conoscenza della nostra storia – ha detto il presidente di Confartigianato Graziano Tilatti – si possono comprendere le pratiche per recuperare. Oggi sappiamo che forse non servono zone artigianali per ogni Comune e che alcune possono essere riconsegnate all’agricoltura».

Sandro Fabbro
Sandro Fabbro
archivio
Roberto Muradore
Roberto Muradore
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