Messaggero Veneto

Domenica 22 Luglio 2012

 

Mandi Baracetti, una vita per il Friuli

Leader del Pci friulano e autonomista, si battè in Parlamento per la ricostruzione, l’università e la difesa della lingua.
In politica dal 1947. E’ stato consigliere provinciale e poi regionale. Eletto alla Camera per tre legislature dal 1976 al 1987.

Mandi Arnaldo Baracetti, una vita spesa per il Friuli. Si è spento ieri a 80 anni, all’ospedale di Udine dove era ricoverato da un mese, per l’aggravarsi di una rara malattia che l’aveva colpito un anno e mezzo fa, il leader del Partito comunista e dell’autonomismo che, con il suo tenace lavoro in Parlamento (era stato eletto deputato nel 1976 e fu alla Camera per tre legislature, fino al 1987) riuscì a ottenere tre cose fondamentali per il Friuli: i soldi per la ricostruzione post terremoto, l’avvio dell’iter per l’università e la tutela della marilenghe.

Alla politica e alla nostra terra mancherà molto, perché Baracetti era un galantuomo d’altri tempi. Schietto e fiero, acuto e controcorrente, innovatore e quasi “eretico”. Tanto che nel suo partito, il Pci che fu prima di Togliatti e poi di Natta e Occhetto, nell’86 fu tra i primi in Italia a sollevare la questione del cambio del nome (e per questo si beccò le rampogne dell’allora segretario regionale Viezzi, ndr) e durante un viaggio in Unione Sovietica, negli anni Settanta, pur di non farsi “indottrinare” dopo lo strappo di Berlinguer, finse una malattia e si fece rispedire a casa, sfiorando l’incidente diplomatico con l’Urss.

Era nato il 27 dicembre del 1931 a Rivolto, il paesino in Comune di Codroipo noto perché ospita la base delle Frecce Tricolori, e aveva cominciato a masticare pane e politica fin da quando aveva i calzoni corti. Nel 1947, a neanche 16 anni, l’inizio della militanza nel Pci, la trafila attraverso la federazione giovanile e poi incarichi via via più rilevanti. La sua carriera da funzionario della falce e martello andava di pari passo con quella di eletto. Fu infatti consigliere comunale a Latisana negli anni dell’alluvione (novembre 1966, ndr), quindi a palazzo Belgrado e poi nel 1968 l’approdo in Regione, dove fu all’opposizione per una legislatura e mezza. Nel 1976, infatti, fu eletto alla Camera dei deputati, dove ricoprì anche il ruolo di vice presidente della Commissione difesa. Ma la sua forza, il suo impegno, furono soprattutto per la sua terra, Udine e il Friuli. Dopo le tre leggi per la ricostruzione, fu molto travagliata quella per le aree di confine, approvata nel ’91. E nel dicembre del ’99 arrivò il sì definitivo (legge 482) alla tutela della lingua friulana (la prima proposta fu presentata, dal deputato di Rivolto, nel 1978). Fu tra i promotori dell’istituzione dell’Università e del Centro studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa.

Rimasto sempre nell’orbita della sinistra italiana (con il Pds, i Ds e adesso il Partito democratico), negli anni Novanta fu il padre dei Comitati sull’autonomismo, con a fianco il fidato Renzo Pascolat, anche lui comunista e suo “successore” in Parlamento, per una legislatura, dal 1987 al 1992. I suoi scritti e i discorsi più importanti furono raccolti nel 2003 in un libro, edito a spese dell’autore e di un gruppo di amici dall’Istitut Ladin-Furlan “Pre Checo Placerean”, dal titolo “Simpri pal Friul e la so int 1976-2003”. Nelle 400 pagine del volume una sintesi di discorsi parlamentari, cronache e interviste pubblicate sul “Messaggero Veneto”, racconti di anedotti e di un’intensa attività politica e amministrativa. Nel dicembre scorso in Provincia Arnaldo Baracetti fu festeggiato, in occasione degli 80 anni. E in quell’occasione tutti quelli che avevano avuto modo di apprezzarne le grandi qualità umane si strinsero accanto al vecchio leone, già malato. Arnaldo Baracetti lascia la moglie Vanna e i due figli, il medico Roberto e l’architetto Mauro.

Maurizio Cescon

 
 

La passione per la “Buona battaglia”

L’onorevole Arnaldo Baracetti si è spento ieri a 80 anni dopo una vita a favore della “buona battaglia”, come la definiva il senatore Tessitori. La battaglia per una terra marginale, di confine, che cercava la strada per la sua autonomia. Baracetti a questo impegno si avvicinò convinto che la friulanità fosse un tema fondamentale per la sinistra. La sua fu una battaglia anche solitaria, ma efficace, appassionata, ancora da raccontare e su cui riflettere.

Militando nel partito comunista, Baracetti si trovò spesso in posizione isolata perché questo è anche il destino degli autonomisti sinceri. I grandi partiti (almeno un tempo quando la politica era più vera), dovendo puntare su una larga adesione popolare, non potevano prestare attenzione alle élite sensibili verso l’identità espressa dai piccoli territori. Ciò in particolare accadeva nella sinistra, condizionata da esigenze internazionaliste. Ma Baracetti seppe essere sempre se stesso e quindi anche contraddittorio, seguendo la lezione di Pasolini e Mario Lizzero, a costo di pagare un prezzo all’idealismo.

Lo dimostrò appena eletto al Parlamento, il 21 giugno 1976, un mese dopo il terremoto in Friuli. Il giovane deputato comunista ebbe l’intuizione di poter ricoprire un ruolo originale e utile, che andava al di là dell’orizzonte del suo partito. In primo luogo si fece attento comunicatore di ciò che veniva deciso a Roma riguardo al Friuli sinistrato informando quotidianamente, in maniera imparziale, il Messaggero Veneto diretto da Vittorino Meloni, pur sapendo che il suo pubblico di lettori non era proprio di sinistra. Ma erano momenti nei quali c’era un risultato comune da raggiungere, come accadde con la legge sulla ricostruzione, che ebbe Baracetti tra i promotori. Anzi fu proprio lui a escogitare il sistema per dialogare con Andreotti, allora presidente del consiglio, contattandolo quando la mattina alle 7 si recava dal barbiere a Montecitorio. In gioco c’erano 2500 miliardi di lire. Da quei colloqui nacque un’amicizia che produsse effetti concreti. Come avvenne più tardi per la legge sulle aree di confine. Il dc Andreotti si fidava del pci Baracetti più che dei colleghi democristiani.

Sembrano leggende, ma raccontano un carattere, uno stile di vita più di tanti discorsi. Baracetti era così: ruspante, battagliero e onesto. Aveva capito che l’autonomismo può non far rima con conservatorismo se vissuto in maniera aperta, lucida, senza pregiudizi.

Paolo Medeossi

 
 

Domenica 22 Luglio 2012

 

IL LUTTO Da parlamentare del Pci era noto per i suoi "appostamenti" dal barbiere di Andreotti.

Addio a Baracetti, grande friulano

Si è spento a 81 anni uno degli artefici della ricostruzione.
Fino all’ultimo paladino dell’autonomismo.

Si appostava alle 7 del mattino presso il barbiere di Montecitorio per ricordare all'allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti che lassù, in Friuli, aspettavano la legge per la ricostruzione dopo il terremoto e i soldi necessari e che in quella norma doveva esserci anche l'istituzione dell'Università friulana. Nel 1978 presentò la proposta di legge per la valorizzazione della lingua friulana, fu tra i promotori del Centro studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa e anche quando non ebbe più ruoli all'interno delle istituzioni restò infaticabile animatore e promotore della vita culturale e sociale del Friuli divenendo socio fondatore nel 2006 del Comitato per l'autonomia e il rilancio del Friuli.

È il ricordo di un uomo e di un politico appassionato, infaticabile nel proseguire ideali che fossero a beneficio della sua terra, quella che ieri è comparsa immediatamente quando è giunta la notizia che Arnaldo Baracetti si era spento nel pomeriggio all'ospedale di Udine, a seguito di una malattia rara che lo aveva colpito un anno e mezzo fa. Aveva 81 anni, era nato a Rivolto il 27 dicembre del 1931. Si era iscritto al Pci a 15 anni, fu consigliere regionale, dal 1968 al 1976, e deputato dal 1976 al 1987. Fu grande estimatore della Chiesa friulana.

Quando fu approvata la prima legge di ricostruzione del Friuli, grazie a un suo emendamento furono stabilite le motivazioni della nascita dell'ateneo friulano e i suoi specifici obiettivi. Nel gennaio scorso, la Provincia di Udine gli fece festa per i suoi 80 anni, rendendogli omaggio con il libro: "Friuli. Autonomia e territorio". «È stato un uomo d'azione, che cercava di unire attorno ad un ideale. Per noi una persona insostituibile», ha detto il presidente del Comitato per l'autonomia, Gianfranco D'Aronco. «Ha interpretato la sua esistenza come autentico politico friulano. Baracetti ha sempre saputo fare squadra nella difesa degli interessi del Friuli», ha ricordato il presidente della Regione, Renzo Tondo. «Una ineguagliabile personalità politica e civile di sinistra del Friuli. Un tenace combattente», ha affermato il sindaco di Udine, Furio Honsell, ricordando che quando era rettore «è stato sempre al mio fianco, spronando e incoraggiando».

«Si è battuto per l'Assemblea delle Province friulane e mi diceva sempre che dobbiamo lavorare insieme. Un anticipatore delle riforme», ha ricordato il presidente della Provincia, Pietro Fontanini. «Un uomo appassionato e intelligente», per l'ex deputato e compagno di partito Renzo Pascolat che lo conosceva dal 1954. «Una gravissima perdita per la politica e la cultura di questa terra», ha chiosato l'ex deputato e confondatore del Comitato per l'autonomia, Roberto Dominici.

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