La Vita Cattolica

Giovedì 18 Dicembre 2014

 

Marta, disoccupata A 40 anni senza lavoro. Vivere in tre con 830 euro al mese

Marta Panfili ha 40 anni. Ha cominciato a lavorare quando ne aveva 15: «Ero ancora bambina». Operaia in un'azienda di Talmassons, è rimasta a casa per la chiusura dell'attività produttiva. Lei, il marito e il figlio vivono con 830 euro al mese.

Riesce a farcela? «Ci provo, non sempre ci riusciamo, perchè abbiamo le bollette ed il mutuo della casa. Ma è un nostro vanto il fatto di essere riusciti a pagare tutto e sempre. Certo, se avessimo mille euro al mese ci ritterremmo dei signori».

Solo mille euro in tre? «Bisogna sapersi accontentare. Noi, per esempio, viviamo grazie agli orti di alcuni amici che ce li mettono a disposizione. Compriamo la carne una volta alla settimana, ma quella che costa pochi euro. E la cuciniamo facendo in modo che diventi accettabile».

Che cosa cucinate? «I durons».

Buoni lo stesso? «Ottimi, come li cucino io».

In quanti siete rimasti senza lavoro in quell'azienda di Talmassons? «Più di una ventina. Prima la cassa integrazione, poi la mobilità».

Quanto piglierà della mobilità? «L'80% del salario per un anno, poi il 45%».

Per cui vive con 830 euro al mese? «Sì, io, mio marito e mio figlio. Ho sposato un immigrato che per un periodo ho dovuto far rimpatriare nel suo paese perché non riuscivo a mantenerlo».

Non ha cercato un nuovo lavoro? «Non lo si trova. Io, fra l'altro, ho una malattia per cui sto per farmi riconoscere l'invalidità».

Lei ha anche una laurea? «Sì, in lingue. L'ho fatta continuando ad andare in fabbrica. E grazie a questo foglio di carta posso concedermi qualche ripetizione. Ma a 10 euro l'ora. Pensi che ho accettato di farne perfino a Lignano, appunto a 10 euro e, tolte le spese, mi restavano 3 euro e mezzo. Ma per sopravvivere si fa questo ed altro».

Altro che cosa? «Sono stata ammessa dai servizi sociali del Comune a ritirare, dalla Caritas, la borsa della spesa. Ero l'unica italiana e mi vergognavo, ma dovevo pur sfamare mio figlio. Era il periodo, tra l'altro, in cui in casa non entrava un euro, perché ho dovuto aspettare per circa 9 mesi i soldi della cassa integrazione».

Lei, per la verità, fa anche la donna delle pulizie. «La donna delle pulizie con la laurea in tasca. A 5 euro all'ora. Ma pochissime ore. Poi mi sono prestata a fare la cameriera, nelle sere del venerdì, del sabato e della domenica. Ho pigliato 7 euro e 50 centesimi l'ora, ma siccome dovevo assicurare l'assistenza a mio figlio, lo portavo da una signora che, bontà sua, mi costava 3 euro e mezzo l'ora».

Come trascorrerà il Natale? «Nella speranza».

La speranza di che cosa? «Che arrivi presto l'invalidità».

Ma non intende proprio far valere le tre lingue che ha imparato e che conosce perfettamente? «Non ci sono più soldi per le ripetizioni. E sono in tanti a darle, perché i giovani universitari hanno bisogno di introitare ed i neolaureati ancora di più».

E un lavoro per suo marito? «Se il lavoro non lo trovano gli italiani, immaginarsi se riescono a recuperarlo gli immigrati. Sa che cosa le dico?»

Che cosa? «Che comincio a capire come insorge il razzismo».

Proprio lei, moglie di un immigrato? «Se non ce n'è per noi friulani, è evidente che cominciamo a considerare dei ladri coloro che vengono a rubarci il pane, come si sente dire».

Lei è credente? Come festeggerà il prossimo Natale? «Sì, ho messo in programma la Messa di Natale, con il mio bambino. Ma lo dico sempre a nostro Signore: non ci sto a lasciarmi crocifiggere come te».