Messaggero Veneto

Venerdì 23 Dicembre 2016

 

Mazzocato sui migranti:

«Il Friuli regge bene l’emergenza profughi»

Il monito del presule: i ragazzi pagano il prezzo più alto della crisi
Necessaria una difesa della famiglia ormai priva di tutele

La difesa della famiglia, del diritto a un futuro da parte dei giovani, all’assistenza nei confronti degli ammalati, sono fra gli argomenti sui quali l’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato si sofferma al termine di un anno Santo di remissione dei peccati che ha visto affiorare nuove emergenze.

Ci avviciniamo al Natale con il timore che lo scontro ideologico e religioso possa portare ancora vittime e sangue, anche nella nostra comunità. Con quale animo dobbiamo guardare al futuro? «Dobbiamo sostenerci tutti per guardare al futuro con forza e speranza, penso che potremmo diminuire il rischio di scontro ideologico se insieme approfondissimo i valori della nostra tradizione cristiana. I valori veri abbattono l’ideologia. Allora il mio augurio è che, per Natale, tutti noi riscopriamo i valori autentici».

Si è appena chiuso l’anno della Misericordia. Qual è il bilancio che possiamo fare? «L’anno della Misericordia dal punto di vista spirituale è stato molto fecondo: segnali importanti sono giunti dalle celebrazioni che si sono svolte in cattedrale e negli altri santuari per l’apertura e per la chiusura, che hanno visto una partecipazione, sia quantitativa che qualitativa, sorprendente. Così è stato anche durante l’anno, in occasione delle varie iniziative, dei momenti di spiritualità, a volte anche impegnativi, nelle varie iniziative penitenziali e di preghiera. È stata un’occasione di rigenerazione delle coscienze».

Studenti, insegnanti e ammalati: è il percorso nel segno della prossimità che lei sta compiendo in questi giorni... «Certo. Le persone che soffrono ci offrono una lezione di vita. La sofferenza distoglie dalle false sicurezze e ci riporta all’essenziale. La società non deve ghettizzare ospedali, case di riposo o di accoglienza se non intende falsare il senso della vita. Non si bara con chi soffre. Quanto ai giovani, loro rappresentano una continua provocazione per una società di adulti a trasmettere un senso della vita che non sia falso e illusorio. Di questi tempi deve rimanere forte il richiamo a non rubare ai giovani un futuro o, addirittura, la speranza di un futuro. Il tasso di disoccupazione giovanile è ormai inaccettabile: i giovani stanno pagando il prezzo più alto della crisi economica. È il caso di chiedersi se per difendere altri interessi si corra il rischio di calare il silenzio su di loro».

Il continuo afflusso di immigrati genera non solo tensioni sociali e pregiudizi, ma anche il timore che la nostra identità religiosa e culturale possa vacillare. È un rischio? «I profughi continuano a essere un’emergenza. La mia impressione è che, pure con qualche tensione e qualche timore, il tessuto sociale friulano stia reggendo bene a questa realtà, come del resto la città di Udine, che sta sopportando il peso più grosso, bisogna dare atto di questa capacità».

L’Arcidiocesi che fa per loro? «Abbiamo avviato una collaborazione con le istituzioni, la Prefettura, l’amministrazione comunale e la Regione. Offriamo un servizio di accoglienza che garantisce un ricovero notturno a un’ottantina di persone, gestiamo la mensa Gracie di Diu distribuendo pasti a chi non ha da mangiare».

La Chiesa locale sta delineando forme di collaborazione fra le comunità. Una versione ecclesiastica delle Uti? «Si tratta di due progetti che hanno natura e obiettivi diversi: la riforma regionale punta a razionalizzare risorse e servizi, il nostro è un obiettivo missionario che tende a rendere più efficace l’educazione cristiana, il catechismo, l’attività negli oratori, il contatto con bambini, ragazzi, giovani e famiglie. Nei piccoli paesi non ci sono più catechisti, né bambini sufficienti. Abbiamo pensato di creare sinergie per formare coscienze cristiane e aprire in quel territorio una proposta formativa cristiana. Si tratta di un percorso che non tende alla massificazione del territorio ma, piuttosto, a unire tutte le comunità parrocchiali e a farle collaborare attraverso una dinamica, per questo stiamo ascoltando tutti i consigli parrocchiali e foraniali, cellule vitali del tessuto sociale, chiamandoli a ragionare su una proposta e a portare il loro contributo. Si tratta di una forma di partecipazione che potrebbe per analogia interessare anche una riforma amministrativa, al di là delle diversità».

In un Paese che vive all’insegna dell’instabilità, anche politica, l’Arcidiocesi ha scelto di investire sulla Scuola di politica e di etica sociale. Formate nuove figure politiche? «Questo è il terzo anno che proponiamo la Scuola e abbiamo adottato un metodo che è stato riconosciuto a livello nazionale dalla Cei. Abbiamo pensato di organizzarla in modo innovativo rispetto alle scuole tradizionali: non solo proponendo relatori di fama internazionale, ma creando laboratori e occasioni di interazione. Oltre ai nuovi studenti, ogni anno ve ne sono altri che proseguono il percorso. Sono, in genere, persone già impegnate politicamente o desiderose di farlo. Con questo servizio sussidiario intendiamo quindi dare un piccolo contributo a quella che è una richiesta di formazione della classe politica, fornendo un approfondimento su temi fondamentali che dovrebbero stare alla base di una gestione del bene comune. Oggi ci pare che questa formazione sia carente e superficiale, ferma al livello degli slogan. Intendiamo creare una rete di persone che abbiano fatto lo stesso percorso, si siano confrontate e abbiano imparato a conoscersi. Persone unite da un denominatore comune che potranno anche militare in aree diverse, ma che rappresenteranno un patrimonio per il futuro».

I matrimoni religiosi rischiano di scomparire entro il 2031. A sostenerlo è uno studio del Censis. Come difendere la famiglia? «Non sono così convinto che debbano scomparire, aspettiamo che arrivi il 2031. Che ci sia un calo dei matrimoni come patto pubblico, però, è evidente. Si tratta di una scelta pubblica che comporta un’assunzione di responsabilità di fronte alla società civile e sacramentale e il calo rappresenta uno dei punti di maggiore debolezza della nostra società. È altrettanto preoccupante il calo di natalità e qui bisogna essere assolutamente seri. Su questo fronte sono in atto delle confusioni di fondo, anche pilotate, mi riferisco alle unioni civili. Non si vuole affrontare con lucidità la questione sulla quale è necessaria maggiore sincerità. Esiste una resistenza a fare del legame fra uomo e donna una scelta pubblica ufficiale, che si chiama matrimonio. Si opta per la convivenza, che è una scelta privata, penso che questa sia un’altra debolezza, sintomo di una certa sfiducia nel futuro. Prevale la percezione che i legami affettivi siano privati, ma comprare una casa, mettere al mondo dei figli, mandarli a scuola o richiedere assistenza non sono fatti privati. Occorre quindi una seria difesa della famiglia, sia sul piano della convinzioni, sia su quello delle tutele, perché la famiglia è poco tutelata».

Alessandra Ceschia

mons. Andrea Bruno Mazzocato
mons. Andrea Bruno Mazzocato
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