Messaggero Veneto

Domenica 04 Dicembre 2011

 

MERCATO DEL LAVORO, APARTHEID DA SUPERARE

L’ANALISI
di FULVIO MATTIONI

E’ possibile passare «Dalla precarietà alla stabilizzazione» come esorta a fare fin dal titolo il convegno Ust Cisl della provincia di Udine tenutosi il 1° dicembre? Ovvero, è possibile superare l’apartheid esistente nel mercato del lavoro italiano (mdl) che, da un lato, vede una minoranza molto garantita di lavoratori attivi in poche grandi imprese e una maggioranza poco garantita attiva in una miriade di piccole imprese e, dall’altro lato, giovani lavoratori del tutto privi di garanzie che entra ed esce dal mdl dalla porta di servizio? Il tema, dunque, è il superamento del dualismo del mercato del lavoro che esclude gruppi sociali importanti come dimostrano i bassi tassi di occupazione di giovani e donne (tra i più bassi della UE a 27) dovuti alle scarse opportunità di lavoro per giovani e donne mentre soffriamo di tassi di disoccupazione giovanile e femminile tra i più elevati. Chiarendo che il tema lavoro è assolutamente slegato da quello della riforma delle pensioni, diciamo che l’apartheid si supera a patto che vi sia un clima di fiducia tra le parti interessate ed il coraggio di porre in essere uno scambio del tutto innovativo con la prospettiva di guadagnarci tutti. Chi sono gli scambisti? Sono i lavoratori e le imprese e lo scambio consiste nella rinuncia da parte dei primi alla inamovibilità dal posto di lavoro (più teorica che effettiva, peraltro) mentre le imprese debbono farsi carico dei costi sociali dell’eventuale licenziamento e della ricollocazione del lavoratore. Se lo scambio potesse avvenire direttamente tra loro sarebbe cosa fatta, ma l’innovazione del mdl prevede un rapporto di partenariato tra Autorità pubbliche e forze sociali che sono trini per nascita e per di più separati al loro interno. Eppure l’essenza di Strategia Europa 2020 e il punto di partenza della riforma del mercato del lavoro richiesta dal Consiglio Europeo, dalla Commissione Europea e dalla BCE sta proprio nell’accettare il principio del partenariato, condizione essenziale per progettare e gestire la riforma. La strategia politica ed economica auspicata dalla UE per riformare il mdl si chiama flessicurezza che sta alla base degli ottimi risultati ottenuti da Olanda, Danimarca e Svezia dal versante occupazionale (anche per i gruppi sociali più a rischio), da quello della competitività delle imprese e dall’efficienza dei servizi pubblici interessati. E’ stata dotata di “otto principi comuni” (sulla flessicurezza, nel 2007) in quanto comune è la sfida posta dalla globalizzazione e di 70 miliardi di euro per il periodo 2007/2013. Ha come obiettivo quello di rendere più competitive le imprese, in particolare le PMI, assicurando maggiori e migliori posti di lavoro. Fatto ciò, però, la UE esorta i vari Paesi a produrre Piani nazionali di flessicurezza perché le situazioni sono molto diversificate sia tra i vari Stati membri sia, come nel caso dell’Italia, tra le regioni. Cosa ha fatto l’Italia? Nulla fino al 2009, anno nel quale è stato presentato un disegno di legge ad hoc dal parte del giuslavorista Ichino sul quale si è sviluppata la discussione che ha interessato soprattutto le parti sociali. Il governo Monti si muoverà nella direzione della flessicurezza – la cui essenza è che il lavoratore licenziato non deve essere solo indennizzato (bensì anche ricollocato) ma anche che non deve essere inamovibile - sia per convinzione personale del presidente del Consiglio sia per la necessità di adeguarsi alla UE. Dal convegno della Ust Cisl è emersa la proposta di anticipare il cammino verso la flessicurezza sperimentando questa strategia nella provincia di Udine con un accordo tra Autorità pubblica competente e parti sociali e concentrandola su due fronti. Il primo é quello delle difficoltà occupazionali derivanti da crisi aziendali, il secondo pone al centro i giovani inserendoli in percorsi formativi ed occupazionali di elevata qualificazione professionale fornendo una risposta ad un segmento specifico della domanda proveniente dalle imprese per qualifiche che mancano nel contesto locale.

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