Messaggero Veneto

Mercoledì 20 Giugno 2012

 

Metalmeccanici vera emergenza.

L’intervento
di Roberto Muradore - Segretario Generale della Cisl di Udine

Negli ultimi due anni il comparto metalmeccanico, cuore della specializzazione produttiva del Friuli Venezia Giulia e della provincia di Udine, ha subito i maggiori contraccolpi della crisi, facendo proprio il triste primato che fu del settore legno-mobilio, già falcidiato.

In Regione, infatti, si è verificato un doloroso ridimensionamento della base produttiva metalmeccanica con un calo del 9,3 per cento delle imprese in attività (dal 1º trimestre 2009 a quello 2012 se ne sono perse 435), contro un ridimensionamento del 6,6 per cento dell’intero settore industriale e del 2,2% di tutta l’economia.

L’epicentro di questo vero e proprio terremoto si trova nelle province di Udine e Pordenone e la sua origine è il calo dell’export nel periodo 2007-2011: a prezzi correnti un meno 8,4 per cento nella meccanica e un meno 8,7 per cento nei prodotti in metallo, a valori costanti (cioè deflazionati) nella prima un meno 15,6 per cento e nei secondi un meno 15,8 per cento. Sempre in Regione nel 2007 i metalmeccanici posti in mobilità erano 1.079, nel 2009 erano saliti a 2.160 e nel 2011 addirittura 2.933: in pochi anni i mobilitati sono quasi triplicati!

Lavoro già perso e lavoro che si perderà in quanto solo temporaneamente “coperto” dalla Cassa integrazione guadagni. Per i metalmeccanici del Friuli Vg, in realtà, le ore integrate nel 2007 erano circa un milione, nel 2009 ammontavano a 8,4 milioni e nel 2011 sono salite a 9,9 milioni. In questa impennata di cassa integrazione (Cig) la provincia di Udine è, purtroppo, protagonista in quanto nel 2007 le ore di Cig erano circa 100 mila, 2,9 milioni nel 2009 e 4,6 milioni nel 2011. Le aspettative negative dell’economia e le tendenze fin qui registrate non promettono nulla di buono per i metalmeccanici. Il problema nel problema è, poi, che la mancanza di lavoro e di prospettiva è trasversale poiché riguarda tutti i settori merceologici.

Infatti è il quadro generale del lavoro a peggiorare sia in Regione che in provincia di Udine. In Friuli VG infatti, sono 10 mila i posti di lavoro persi nel 1° trimestre di quest’anno rispetto all’analogo periodo del 2011, i disoccupati sono 6 mila in più con un più 12,5% di disoccupazione maschile e addirittura di un più 25% di quello femminile, in valori assoluti i disoccupati sono 38 mila.

Sia in Regione che in provincia di Udine si avvicinano le elezioni ed è opportuno che le forze politiche, sia di governo che di opposizione, abbiano al centro del proprio pensiero e della propria azione non solo se stesse e la gara elettorale, bensì il come riuscire a rianimare l’economia reale e con essa creare nuove opportunità di lavoro.

Come già troppe volte ribadito, urge una politica industriale di sistema (a 360 gradi) che incentivi e crei aggregazione tra imprese, ricerca e innovazione reali e non accademiche, meno burocrazia, infrastrutture, approvvigionamento energetico , eccetera per supportare le piccole e medie imprese e far si che non se ne vadano i big-players quali, ad esempio, le Acciaierie Bertoli Safau.

E infine, in merito alla decisione di chiudere l’Agenzia Regionale del Lavoro, la politica si ricordi che acquista autorevolezza e credibilità quando ha il coraggio di ritornare sui propri passi.

Roberto Muradore
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