Il Gazzettino

Domenica 30 Settembre 2012

 

COMMERCIO
L’azienda: disponibili al dialogo. Cgil e Cisl: lo vedremo martedì.

«Metro, in sciopero il 55%»

I numeri di Filcams e Fisascat. Per l’azienda, però, «ha aderito il 40%»

Una protesta riuscita, quella di ieri alla Metro di Tavagnacco, secondo i sindacalisti. Per i rappresentanti dei lavoratori, ha scioperato il «55-60% dei 75 dipendenti», secondo i calcoli di Abdou Faye della Filcams Cgil. Vale a dire, più di uno su due. «Un bel risultato», per Faye, che ricorda che, «con la disdetta unilaterale degli integrativi» decisa dall’azienda a luglio «c’è una perdita media di 100-150 euro al mese in busta paga». Anche Paolo Duriavig della Fisascat Cisl parla del «55% di adesione» allo sciopero. «Al presidio - aggiunge Duriavig – c’erano più di trenta persone. Un dato positivo.

Diverse le cifre fornite dall’azienda, secondo cui all’astensione dal lavoro a Tavagnacco avrebbe aderito «il 40 per cento» degli addetti. Sia come sia, la protesta non si ferma. Uno snodo importante lo dovrebbe offrire l’incontro di martedì prossimo a Bologna. «Aspettiamo quel tavolo – dice Faye -. Se andrà male, le iniziative di lotta continueranno. Abbiamo già in programma un’assemblea sindacale il 4 ottobre». «Quella che fa la Metro, con la disdetta degli integrativi, è una politica sbagliata - aggiunge Duriavig -. Non è riducendo il salario dei dipendenti che si riducono i problemi. L’hanno detto anche alcuni ristoratori oggi, passando al presidio: togliere 100-150 euro al mese ai lavoratori, significa che dei possibili clienti hanno meno soldi da spendere al ristorante. Riducendo i salari non si rilanciano i consumi. Bisogna trovare altre forme. Se martedì non otterremo dei risultati, il 6 andremo in delegazione a Milano per lo sciopero nazionale del gruppo».

Per parte sua, la Metro sostiene di essersi «da sempre dimostrata disponibile a un dialogo con le rappresentanze sindacali» e ricorda l’incontro del 20 settembre, «che ha riaperto la trattativa» e che, a suo dire, «è stato caratterizzato da un clima costruttivo e dalla comune volontà di esaminare la materia per trovare punti di contatto e convergenza». Al centro del confronto del 20, rammenta la ditta, la «rivisitazione in chiave più sostenibile dei quattro punti cruciali dei vecchi accordi», ovvero, «la parte variabile della retribuzione, la remunerazione e il presidio del lavoro domenicale, il costo della mensa aziendale e il premio aziendale»: la Metro, si legge nella nota, punta a «giungere ad un nuovo accordo che renda sostenibili questi ambiti più critici mantenendo al contempo lo spirito delle parti restanti delle vecchie intese».

Ma Duriavig mette le mani avanti: «Se la disponibilità dell’azienda è quella dimostrata nelle prime battute è chiaro che non è sufficiente. Non basta dire "sono disposto a discutere", ma poi non spostare la posizione». Gli fa eco Faye: «Se questa disponibilità al dialogo c’è, lo vedremo il 2 ottobre».

Camilla De Mori

Paolo Duriavig
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