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Venerdì 28 Novembre 2014

 
     

Muradore (Cisl): più unità tra le sigle e meno politica nel sindacato

di Alessandro Cesare

Roberto Muradore è un sindacalista che non farà mai politica. Troppo schietto, troppo poco diplomatico, troppo abituato a schierarsi non seguendo canoni precostituiti, ma dalla parte del buon senso, fornendo, spesso, una diversa chiave di lettura alle cose. Lavoro, riforme, buchi neri delle pubbliche amministrazioni, pagelle alla politica, rapporti con le altre sigle sindacali: in questa intervista, Muradore (segretario della Cisl di Udine) non si risparmia e offre una fotografia lucida del Friuli oggi e della strada che dovrebbe intraprendere per superare le difficoltà, soprattutto quelle legate all’occupazione.

Partiamo dal mercato del lavoro. Qual è la situazione in Friuli?
«La situazione del Fvg è disastrosa: il tasso di disoccupazione è pari al 7,9% (i disoccupati totali sono 43 mila), dal 2011 a metà 2014 sono andate in fumo 1.800 imprese, la cassa integrazione nei primi dieci mesi di quest’anno è cresciuta di quasi 2 milioni di ore rispetto all’analogo periodo del 2013. A ciò si aggiungono due criticità: i giovani non trovano un’occupazione e i cinquantenni che il lavoro lo perdono non riescono più a trovarne un altro. Questa è la vera emergenza nell’immediato, perché se è vero che il futuro sono i giovani, quando è il capofamiglia a restare senza un’occupazione, in casa ne risentono tutti».

Che fare per aiutare queste persone, troppo giovani per andare in pensione e, apparentemente, troppo vecchie per lavorare?
«Lasciamo perdere gli ammortizzatori sociali e la formazione inutile. Riposizioniamoli, invece, sul mercato del lavoro sfruttando le loro abilità e professionalità. Penso, ad esempio, a quanto ci sarebbe da fare per la messa in sicurezza del territorio: utilizziamoli con la pala e lo scavatore».

Gli strumenti a disposizione dei cittadini per trovare un’occupazione sono adeguati?
«I centri per l’impiego andrebbero rinnovati, unendo le professionalità del pubblico e del privato per far incontrare domanda e offerta. Credo poi che l’Agenzia regionale del Lavoro dovrebbe essere portata fuori dall’istituzione Regione, com’era una volta, facendola tornare uno strumento agile e veloce al servizio di cittadini e imprese. L’Agenzia va intesa come uno strumento spogliato dalla burocrazia, in grado di aiutare, con i suoi dati, la politica nelle scelte, valutandone, in modo indipendente, i risultati».

Uno dei cavalli di battaglia della Cisl Udine in questi anni è stata la “guerra” alle società partecipate dalla Regione. Pensa che qualcosa sia cambiato dopo le vostre ricerche?
«Senz’altro le indicazioni emerse dalle analisi della Cisl sono state ascoltate. Dire però che a queste sono seguiti comportamenti politici decisori, è ancora tutto da dimostrare. L’attuale giunta regionale spero possa passare alla storia come “la giunta delle riforme”. Riforme reali e incisive, capaci di ridare funzioni vere alle partecipate regionali che, per il momento, sono solo stipendifici a servizio di sé stesse».

Cosa pensa del comparto unico?
«E’ una costosissima incompiuta che la riforma degli Enti locali può rendere compiuta, con una mobilità dei lavoratori laddove serve davvero lavoro pubblico nelle amministrazioni».

Ha citato la riforma degli Enti locali. Che giudizio si è fatto?
«E’ necessaria per dare efficacia alla pubblica amministrazione. Il mio augurio è che le Unioni di Comuni siano davvero lo strumento per rendere migliori, meno costosi e più omogenei i servizi, evitando di cascare in un neo centralismo regionale che soffocherebbe le peculiarità dei diversi territori».

Che giudizio dà della giunta Serracchiani?
«A me non dispiace il dinamismo in politica, l’importante è che sia frutto di una visione a cui far seguire i fatti».

Quali sono i rapporti con le altre sigle sindacali?
«Il concetto di unità può realizzarsi solo tra pari, senza qualcuno che tenta di egemonizzare. Unità è avere l’intelligenza di capire che, ora l’una, ora l’altra delle tre sigle sindacali, possono avere un ruolo di leadership su specifici temi. Esattamente l’opposto della cultura egemonica di qualcuno».

Unità che non c’è per lo sciopero del 12 dicembre.
«Come fa una sigla (Cgil), da sola, a decidere uno sciopero generale pretendendo che gli altri si accodino? Senza unità lo sciopero non può essere generale».

Secondo lei Franco Belci (segretario Cgil Fvg) scenderà in politica?
«Non so se si candiderà, però credo sbagli a mischiare le velleità politiche con il sindacato. Questo atteggiamento fa male a tutto il mondo sindacale, non solo alla Cgil. Le questioni interne al Pd non dovrebbero riguardarci».

Un’ultima cosa. Dopo le crisi delle Coop Operaie e Carnica, si può ancora credere nel sistema cooperativo?
«Il mondo delle cooperative ha e avrà valenza assoluta nell’economia del nostro Paese. La malagestione di alcune Coop non può inficiare la bontà dell’intero movimento. Il marcio non sta nella forma cooperativa, che tra l’altro è rimasta una delle poche forme di possibile partecipazione attiva dei lavoratori. Certo, va esercitata bene, con il socio lavoratore che deve essere davvero formato e informato».