Messaggero Veneto

Domenica 11 Agosto 2013

 

Muradore: manca una politica industriale

Il segretario generale della Cisl sul manifatturiero:
Tondo e Illy non ci hanno ascoltato, ora ne paghiamo le conseguenze.

Imprenditori “sotans” della politica. Le finanziarie regionali non siano più “stipendifici”.
Proponiamo di riformare la Regione puntando prima di tutto sulle unioni tra Comuni

«Per dieci anni, in Fvg, non si è voluto ascoltare l’allarme lanciato a più riprese dalla Cisl di Udine sulla crisi del manifatturiero. Si è vissuti come se si potesse fare a meno di produrre. Non si è fatto alcun tipo di politica industriale. Illy volava sopra la realtà, Tondo sotto. L’esito è oggi evidente: le altre regioni incassano risultati positivi, specie nell’export, noi ci teniamo “stretto” il segno meno». É un fiume in piena Roberto Muradore, segretario generale della Cisl di Udine che, stufo di leggere e sentire commenti sulla crisi come fosse esplosa ieri, vuota il suo personale vaso di Pandora.

Punta (bipartisan) il dito sui passati governi regionali, che accusa di non aver voluto ascoltare la voce del suo sindacato. Libero, autonomo. Scomodo al punto da vedersi affibbiare, nel corso degli anni, gli epiteti più ingenerosi. Da “castrone” a “terrorista mediatico”. Solo per aver svelato questioni scomode, di cui nessuno voleva sentir parlare. Questioni che oggi, a distanza di anni, sono invece all’ordine del giorno: dalla riforma istituzionale a quella delle partecipate, dai costi della politica al comparto unico, passando per le grandi opere infrastrutturali. Sulla sua scrivania giacciono, inascoltati, fior fiore di studi.

«Costati tempo e risorse – rivendica Muradore – che nessun altro sindacato né tantomeno partito si è accollato». Studi che per il leader cislino equivalgono a titoli per parlare. A tutto campo. Senza sconti. La crisi del manifatturiero «Come Cisl di Udine l’avevamo denunciato già nel 2003, poi ancora nel 2005 e nel 2010, in altrettanti scioperi generali. Sostenevamo che bisognava ripartire dal manifatturiero perché costituiva troppa parte del Pil regionale per essere trascurato. Siamo stati inascoltati e criticati da una parte del sindacato, per aver attaccato un governo amico». Nel 2005 a palazzo c’era il governatore Riccardo Illy e l’aria che tirava era quella di un innamoramento per la “new economy”. «Sono ancora basito per un’affermazione dell’allora presidente: non siamo – disse – nemmeno più nell’epoca del terziario, ma in quella della conoscenza e dell’estetica», ricorda Muradore. «Sembrava si potesse vivere senza produrre».

«Gli imprenditori – continua poi il segretario generale – sono stati “sotans” della politica. Al di là dell’atteggiamento per nulla aggressivo e propositivo, hanno la colpa di non aver compreso quanto vasta e grave fosse la crisi e quando l’abbiamo denunciato ci siamo beccati dei «terroristi mediatici». Muradore promuove solo Adriano Luci, ex presidente di Confindustria Udine. «Ha saputo interloquire con la politica sempre a schiena dritta», dice invitando gli imprenditori a passare «dalla competizione alla coopetizione». Tradotto: a competere cooperando, perché «se non si fa sistema – ammonisce –, da soli ormai si va a casa».

Al bando il sindacato corporativo. Muradore invoca un sindacato autonomo (pur in un rapporto si osmosi con la politica) e confederale, non corporativo: non deve difendere gli interessi dei gruppi, ma dev’essere generale. «Non hanno sempre tutti ragione», dice ancora Muradore, per poi sfondare in un campo minato qual è il comparto unico. «Nessuno, salvo noi, ha avuto il coraggio di dire che è scandaloso, che in nessun’altra parte del mondo si danno soldi senza chiedere nulla in cambio. Questo “scherzetto” ci è costato quanto? 300, 400 milioni?. Le colpe – tiene a precisare – non sono dei lavoratori, ma della riforma “mancata” che doveva passare compiti e funzioni dalla Regione agli enti locali». Riforme, infrastrutture e metodo «Siamo per alleggerire la Regione, chiamata a pensare, progettare, programmare, coordinare e legiferare, cedendo tutte le funzioni e i compiti possibili a un livello intermedio». La proposta di riforma targata Cisl è quella di dar corpo ad aggregazioni di Comuni. «Obbligatorie – precisa ancora il cislino –, il più possibile omogenee e sufficientemente vaste, in cui i Comuni gestiscano insieme i servizi».

Coinvolgimento è invece la parola chiave che Muradore usa per affrontare il capitolo infrastrutture felicitandosi – con l’ennesimo “l’avevo detto” – per la marcia indietro sull’originario tracciato del corridoio 5, «che sventrava il territorio». Il segretario mette al bando la finta partecipazione, le decisioni calate dall’alto e chiede che in futuro «si parta dallo studio di fattibilità a coinvolgere i territori per passare solo dopo alla progettazione». E ancora invoca uno stop alle opere inutili, «come la Palmanova-Manzano», in favore d’interventi di potenziamento sulla portualità regionale e su zone industriali come l’Aussa-Corno, «che è un gioiellino, bisognoso però di dragaggi e della sistemazione degli accessi viario e ferroviario».

Costi della politica. Lo studio-denuncia della Cisl risale a due anni or sono. «Ora tutti ne parlano, speriamo con qualche risultato tangibile. Idem si dica per le partecipate. Penso a Friulia, Finest e Mediocredito». L’auspicio di Muradore «è che da “stipendifici” tornino ad essere utili. La Regione deve riorganizzarle e riorientarle per far sì che siano realmente di supporto alle imprese, oggi più che mai in difficoltà nell’accesso al credito».

«Spero – afferma il segretario della Cisl di Udine – che quella guidata da Debora Serracchiani sia la giunta “del fare”. Si è presa tre, quattro mesi per conoscere, approfondire, riflettere? Bene. A settembre però deve andare avanti, perché non c’è più tempo. E perché spero – conclude – di non dover più pensare, con amarezza, “l’avevo detto”».

Maura Delle Case

Roberto Muradore
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