Il Gazzettino

Venerdì 9 Settembre 2011

 

Muradore: sia Belci a ripartire dalla base

Il segretario della Cisl dell’Udinese rilancia al collega il suo stesso invito
«Dà lezioni di sindacato, ma molti iscritti Cgil non hanno scioperato»

Le parole sono pietre, specie fra "fratelli". E il segnale di un'unità sindacale che sta vacillando si ritrova più nelle "parole in libertà" che volano da una sigla all'altra che in una visione differente della manovra. A sentire Cgil, Cisl e Uil, infatti, la manovra licenziata dal Senato è ritenuta unanimemente iniqua: ma poi un sindacato reagisce portando i lavoratori in piazza, gli altri due scegliendo la strada istituzionale. E il top della tensione si raggiunge con schermaglie verbali capaci di far perdere le staffe anche a un sindacalista flemmatico come il segretario della Cisl dell'Udinese Roberto Muradore.

A latere dello sciopero generale il segretario regionale della Cgil Franco Belci ha invitato le altre due sigle a «ripartire dalla base». Come accoglie questo invito?

«L'atteggiamento radical-chic di Belci, che impartisce lezioni di sindacato a destra e a manca, francamente infastidisce, perché utilizza strumentalmente la partecipazione di pochi iscritti Cisl e Uil ai cortei ma non tiene conto dei tantissimi iscritti e delegati della Cgil che non hanno scioperato. Si può quindi girare a Belci il suo stesso invito, anche perché le fughe in avanti della Cgil impediscono un'azione coesa e non portano risultati».

Eppure qualche settimana fa il clima tra voi e la Cgil sembrava più disteso...

«Sì, c'erano stati passaggi importanti per tornare a un'armonia di azione. Il 28 giugno è stato firmato l'accordo interconfederale che veniva incontro a un interesse comune. Il 27 luglio, sindacati, industriali e banche hanno lanciato un appello comune al Governo per sottoscrivere un Patto per la crescita».

E poi cos'è accaduto?

«Nella grande confusione che ha prodotto questa manovra le reazioni sono state diverse. Ma in una fase come questa serve responsabilità. E se bocciamo in toto l'azione di un Governo che ha prodotto talmente tante bozze di manovra da non poterle più contare, è altrettanto irragionevole secondo noi avere mobilitato la piazza quando ancora i contenuti definitivi della manovra non erano noti».

In regione la tensione fra i sindacati è più alta che a Roma?

«Non direi, anche se nella nostra regione ad aggravare la situazione c'è un'altra frattura, quella sul comparto unico. Anche lì si è vista una differenza di atteggiamento di fondo tra chi insegue la propaganda per ottenere qualche iscritto in più e chi insegue il miglior risultato realmente ottenibile. E la linea oltranzista non ha avuto alcun risultato, né li avrà in avvenire».

Perché?

«Perché da qui a 20 anni di manovre come queste ne vedremo una all'anno e chiunque governerà sarà costretto a provvedimenti impopolari. A noi spetta il compito di evitare che questi provvedimenti divengano antipopolari, cioè colpiscano solo in direzione dei più deboli. Ridurre il danno spesso è già un risultato».

Walter Tomada

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