Messaggero Veneto

Martedì 28 Luglio 2015

 

Muradore spiazza la Cisl: è un elettromostro

Il segretario provinciale udinese si smarca dal sostegno all’opera. Cgil: è invece necessaria

A differenza di quanto accade per le segreterie generali del sindacato, le territoriali di Udine hanno opinioni discordanti sull’inchiodata imposta dal Consiglio di Stato all’elettrodotto Udine-Redipuglia. Il neoeletto leader della Cgil provinciale lo ritiene infrastruttura indispensabile, al punto da denunciare - alla luce dello stop - il rischio di un Friuli più povero, mentre il suo omologo Cisl, Roberto Muradore, distinguendosi dal suo regionale Fania, torna all’attacco di quello che da sempre reputa un “elettromostro”. Pronto a ribadire che sì, il problema della messa in sicurezza e della razionalizzazione della rete elettrica va risolto, ma non così.

«Non - attacca - nel modo in cui lo sta facendo Terna che a tutti i costi, pur sapendo pendente il ricorso al Consiglio di Stato, ha voluto accelerare la realizzazione dell’opera». Muradore rivendica per sé e la Cisl provinciale il ruolo di storici difensori del comparto manifatturiero friulano. «Difeso a spada tratta come un destino imprescindibile mentre altri si votavano tempo addietro alla new economy. E’ noto - ha proseguito ieri il sindacalista - che di energia in questa regione ce n’è a sufficienza. Il problema vero è piuttosto quello di mettere in sicurezza e razionalizzare la rete elettrica. Come? Le alternative sono diverse, peccato non siano state prese considerazione. C’è l’ipotesi di realizzare il nuovo elettrodotto sul sedime del precedente, oppure d’interrarlo visto che si è fatto per 190 chilometri in Piemonte e pure su terreno in parte roccioso, o ancora di farlo correre parallelo all’autostrada. Siamo contrari a quest’opera - ribadisce Muradore - devastante per il territorio».

Non esulta per la decisione del Consiglio di Stato il segretario di Cgil Pezzetta secondo cui «con lo stop ai lavori dell’elettrodotto Udine-Redipuglia, il Friuli rischia di essere più povero. Se vogliamo creare impresa, nuova occupazione e attrarre investimenti non possiamo discernere da un piano energetico efficiente, certamente rispettoso dell’ambiente, ma dobbiamo farlo in fretta. La competitività delle nostre aziende è legata al costo e alla capacità di soddisfazione del fabbisogno energetico. Bisogna partire da un piano regionale che miri al riammodernamento ed efficientamento delle attuali linee. La Cgil - conclude Pezzetta - giudica l’opera compatibile con il rispetto dell’ambiente e nel contempo permette alle aziende di investire». (m.d.c.)

Roberto Muradore
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