Messaggero Veneto

Sabato 24 Agosto 2013

 

Nel primo trimestre persi 5 mila posti

La Cisl: in cinque anni chiuse 3.700 aziende, 1.186 solo nel 2012.
«La disoccupazione giovanile è al 30%: altro che ripresa»

La solida immagine del Nordest che produce continua a sgretolarsi. La crisi ha imposto un cambio di passo che oggi si svela in tutte le sue drammatiche conseguenze. Più che una frenata, le imprese regionali sono andate incontro, nel corso dell’ultimo quinquennio, a un vero e proprio schianto. Se ne sono perse 3.700, 1.186 solo l’anno scorso quando le chiusure hanno preso un ritmo vertiginoso. Di oltre tre al giorno. Non è andata meglio nel secondo trimestre del 2013. Anzi. Si contano ben 722 imprese in meno – di cui l’86% industriali - rispetto al periodo corrispondente del 2012.

Chiusure le cui ripercussioni si abbattono, a catena, sui lavoratori. Sono 80 mila quelli che oggi pagano il periodo di recessione. «Ripresa? Ma quale?», commenta con amarezza il segretario generale della Cisl di Udine, Roberto Muradore, snocciolando i dati statistici raccolti in questi giorni per valutare, a un passo dalla conclusione delle ferie estive, a che punto sia il Fvg sulla lunga e difficile strada della ripresa. «È emergenza lavoro, emergenza imprese. Colpa della crisi certo, ma anche della politica – attacca il sindacalista –».

Archiviato il 2012 con un -2,4% e il quinquennio con un -7,9% (un punto in più rispetto alla media italiana), il prodotto interno lordo regionale prosegue inanellando risultati negativi. Dal -1,1% di maggio, al -1,7% di luglio. Evoluzione che lascia presagire una chiusura del 2013 ancora in perdita, con un reddito prodotto – secondo Muradore – che poco si scosterà dal -2%. Al segno meno contribuisce la picchiata dell’export, confermata – nell’articolo qui sotto anche dall’Ice –. Stando ai dati Cisl, nel 2012 le esportazioni del Fvg si sono contratte dell’8,9% e l’avvio del 2013 è stato tutt’altro che entusiasmante. In tre mesi – i primi – vi è stato un ulteriore calo del 6,8% segnando un risultato, come d’altronde quello 2012, che è tra i peggiori tra tutte le regioni del centro nord. Ancor peggio è andata in provincia di Udine, dove tra gennaio, febbraio e marzo si è perso il 7,2%, frutto della minor competitività delle specializzazioni provinciali. La medaglia di legno è andata al comparto siderurgico, che sul fronte esportazioni ha segnato addirittura -22,4%, seguito da quello della meccanica (-8,9%) e dal mobile (-5,8).

«Un salasso senza fine – per il cislino – affatto segnalato, né tantomeno contrastato sufficientemente dalla politica e dalla classe dirigente locale». Pesanti sono poi le ripercussioni sul mercato del lavoro della perdurante situazione di sofferenza vissuta dalle imprese. Negli ultimi anni è stata costante la diminuzione degli attivi e al contrario sono impennati i numeri di chi è senza lavoro.

Protagonisti – in negativo – i giovani. Nei primi tre mesi del 2013 in regione si sono persi altri 5 mila posti di lavoro rispetto alla media del 2012 e i disoccupati sono balzati a 47.100 unità, ben 10 mila in più a livello tendenziale. I numeri sono da ecatombe: 80 mila persone colpite dalla crisi considerando sia coloro che beneficiano degli ammortizzatori sociali e sia chi invece è a casa senza alcuna copertura di reddito. Molti, si diceva, sono ragazzi: il tasso di disoccupazione nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni è pari al 30,5% contro il 6,8% generale e nella provincia di Udine balza addirittura al 36%. Più che d’invito, l’appello di Muradore sa tanto d’imperativo: «Da settembre s’impone una politica che lavori sodo, che razionalizzi l’intero apparato pubblico e para pubblico regionale per renderlo più efficace e meno costoso, che recuperi mediante una maggiore sobrietà ed efficienza risorse da investire sulla valorizzazione dei lavoratori e sulla competitività delle imprese, che usi al massimo i fondi strutturali europei e recuperi – conclude - autorevolezza e ascolto presso il governo centrale».

Maura Delle Case

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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