La Vita Cattolica

Lunedì 29 Settembre 2008

 

LA CISL RASSICURA: MOLTE LE AZIENDE IN CRESCITA;
LE SITUAZIONI DI EMERGENZA OCCUPAZIONALE SONO CASI ISOLATI.
SEGNALI POSITIVI ANCHE SULLA QUESTIONE CAFFARO.

Nella Bassa non c'è crisi

Entro tre anni 140 nuovi posti di lavoro alla Marcegaglia.
Muradore: «II Consorzio industriale ha grandi potenzialità».
Per valorizzare il territorio formazione e servizi, tra cui asili per i figli delle lavoratrici.

UN SITO INDUSTRIALE in salute, «forse, l'area più fortunata dell'Italia settentrionale, per posizione, servizi logistici e vocazione del territorio al lavoro e alla produzione», il segretario generale della Cisl dell'Udinese è Bassa Friulana, Roberto Muradore, sgombra il campo da ogni dubbio: l'industria, nella Bassa Friulana, non è in crisi, anzi, «il locale consorzio ha enormi possibilità di sviluppo che potranno concretizzarsi quanto prima, se valorizzate al meglio».

Ad essere chiamata in causa in primis è la Provincia, ritenuta determinante nel decidere quale ruolo avrà l'Aussa Corno in futuro. «Una volta risolte le questioni del dragaggio dei canali (che consentiranno di aumentarne la profondità, dunque di potenziare le possibilità di accesso al porto ad imbarcazioni più grandi) e del potenziamento di ferrovia e viabilità, l'area avrà possibilità di sviluppo ancora maggiori - spiega Muradore -. E questo potrà avvenire nel pieno rispettò dell'ambiente». Obiettivo? Un territorio che supporta le aziende e aziende che valorizzano il territorio: «Si rinsalderebbe così il patto tra comunità e industria».

Per raggiungere lo scopo, seconde Muradore, è indispensabile rafforzare poteri e responsabilità del consorzio che gestisce l'area: «Potrebbero agire con vere proprie azioni di politica industriale, organizzare momenti di formazione professionale, creare asili per i figli delle lavoratrici e, in questo modo, promuovere l'occupazione femminile e la vivibilità di un territorio che ha grandi potenzialità».

Quelle di Muradore non sono parole volte a minimizzare le «gravi emergenze occupazionali» che si sono manifestate negli anni e sono tornate d'attualità in quésti giorni con il sequestro dell'impianto clorosoda alla Caffaro di Torviscosa per il presunto rischio di inquinamento. «Si tratta però sempre di situazioni specifiche -aggiunge il collega Paolo Mason - non di sintomi di una crisi generalizzata. Ne sono un esempio le tante realtà che stanno crescendo ed investendo sul territorio, dalla Trametal alla Marcegaglia».

La stessa presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, infatti, lo scorso 15 settembre di fronte alla platea di Confindustria Udine ha fornito rassicurazioni circa l'intenzione dell'azienda di famiglia di sviluppare ulteriormente il sito niella Bassa Friulana che attualmente occupa un centinaio di persone, il piano di investimenti è notevole. «Prevede la creazione di altri 140 posti di lavoro e la costruzione di un secondo stabilimento il cui tetto sarà completamente ricoperto da pannelli solari - precisa Mason -. Un investimento di circa 300 milioni di euro».

La Marcegaglia, inoltre, non è un caso isolato. Ulteriori prospettive di sviluppo, nell'area industriale della Bassa Friulana si affacciano ad esempio con l'ormai quasi certa apertura della Vetreria Sangalli e, paradossalmente, la stessa Caffaro rappresenta una realtà di eccellenza in un settore, quello della chimica, in grande espansione (in Italia l'azienda, che produce varechina e suoi derivati rappresenta il terzo polo chimico per dimensioni). Di qui, dunque, l'interesse generale destato in questi giorni dal blocco dall'impianto, e la preoccupazione di salvare circa un migliaio di posti di lavoro - tra quelli coinvolti direttamente e l'indotto -. Ma anche la preoccupazione di salvare un'azienda in crescita «che pare determinata a continuare ad investire sul territorio - sottolinea Mason - e senza la quale, in quell'area, non rimarrebbe altro che un sito inquinato che dovrebbe accollarsi la collettività».

Ottimistiche, quindi, anche le prospettive di soluzione della questione. «Presupposto imprescindibile, naturalmente -, sottolinea Mason - dev'essere un serio piano di messa in sicurezza ambientale, che offra garanzie di fattibilità e precise scadenze».

L'analisi della proposta presentata dalla Snia (che controlla la Caffaro chimica) alla Procura della Repubblica di Udine assieme alla richiesta di dissequestro necessaria a riprendere l'attività, è da alcuni giorni al vaglio dell'esperto nominato dal ministro dell'Ambiente, il geologo Marcello Iocca. Questi è chiamato ad esprimere un parere insieme ai tre tecnici nominati dalla Magistratura. Ma «non avverrà prima di martedì prossimo», ha fatto sapere il procuratore capo di Udine, Antonio Biancardi (contestualmente all'istanza di dissequestro, i legali dell'azienda, gli avvocati Luca Ponti e Luca De Paoli, hanno presentato anche ricorso al Tribunale del riesame di Udine).

Nel frattempo, sia dalla Snia che dalla Regione, sono giunti però segnali rassicuranti circa l’intenzione di fare il possibile per salvare lo stabilimento.

Valentina Zanella

Roberto Muradore
archivio
Paolo Mason
Paolo Mason
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