La Vita Cattolica

Giovedì 11 Luglio 2013

 

Non per invidia, ma per giustizia

di Roberto Muradore Segretario Generale della Cisl di Udine

L'eguaglianza non è proprio di moda. Si è affermata una passiva accettazione del fatto che non solo gli abitanti di lontani Paesi, ma financo i nostri concittadini e vicini di casa possano vivere in condizioni di bisogno, anche estremo. Si è abdicato al principio della giustizia sociale e giorno dopo giorno i più poveri sono vittime dell'indifferenza, insultati dall'opulenza dei ricchi. Nel sentire comune non conta il benessere collettivo. Ha vinto la pulsione egoista e avida dell'individuo e non la condivisione con gli altri che, invece, è la caratteristica della persona.

In questo contesto culturale e valoriale corrotto e in disfacimento sta andando alla grande una inedita «lotta di classe» condotta dall'alto verso il basso, dai ricchi contro i poveri, dai primi contro gli ultimi.

I risultati di questa strana e crudele lotta di classe al contrario sono terribili.

Negli ultimi trent'anni l'1% dei più ricchi al mondo ha visto crescere il proprio reddito del 275% e, di contro, il 20% dei più poveri ha avuto un misero 18% in più. Un quinto della popolazione mondiale gode del 75% del reddito annuale dell'intero pianeta e il quinto più povero si accontenta del 2%. Il 60% della popolazione mondiale vive con 1 o 2 dollari al giorno. Nei Paesi occidentali, sempre negli ultimi trent'anni, si è avuto il più imponente spostamento di reddito verso i più ricchi mai verificatosi.

In Italia l'iniquità economica è al di sopra della media dei Paesi dell'Ocse.

Il patrimonio dei 10 italiani più ricchi è uguale a quello dei 3 milioni più poveri, il 10% delle famiglie più ricche detiene circa il 45% della ricchezza nazionale e il 50% delle famiglie possiede meno del 10% della ricchezza complessiva. In Friuli-Venezia Giulia la povertà alimentare è aumentata in modo esponenziale e negli ultimi anni il bisogno di cibo ha coinvolto più di 50 mila persone!

Tutto questo nonostante la stessa democrazia tragga fondamento e alimento dalla vocazione a offrire a tutti i cittadini pari opportunità ed infatti nella Costituzione Italiana è chiarissimamente sancito il principio di eguaglianza: «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando in fatto la libertà e l'eguaglianza, impediscono il pieno sviluppo della persona umana».

Il drastico calo del reddito dei lavoratori e il fenomeno, anche europeo, dei lavoratori poveri (working poors) hanno fatto sì che per sostenere la domanda interna si sia ricorsi all'indebitamento sia privato (Stati Uniti) che pubblico (Italia) con le attuali gravissime conseguenze sociali ed economiche. Ma perché non prendere atto che la diseguaglianza è la causa e non l'effetto della crisi e che di questa continua ad alimentarsi? È stata clamorosamente e drammaticamente smentita la infondata teoria neoliberista secondo la quale è bene che ci siano sempre più ricchi e straricchi poiché da questi «sgocciolerebbe» benessere su tutti (trickle down). Un alto livello di diseguaglianza, invece, rappresenta un reale impedimento alla crescita economica e andrebbe capito che «efficienza sociale» ed efficienza economica vanno di pari passo e che quindi non può esserci crescita in questa situazione iniqua.

Non si comprende neppure che la diseguaglianza è una minaccia per tutti in quanto porta con sé rabbia, violenza e insicurezza con drammatici e crescenti costi sociali.

Si fa un gran parlare a vanvera di coesione sociale in quanto questa è possibile soltanto se, a monte, c'è giustizia sociale e quest'ultima si realizza perseguendo l'eguaglianza.

Si è guastato l'ascensore sociale e la situazione è al punto di rottura.

Ci si deve impegnare per costruire una «comunità di destino» nella quale non ci siano più monadi solitarie, ma persone in relazione con gli altri, preoccupati ed occupati non solo di se stessi.

Per gli argomenti e i ragionamenti qui brevemente sviluppati, e anche per ragioni etiche, la Cisl di Udine condivide e sostiene la Federazione italiana dei lavoratori bancari e assicurativi (Fiba) nella raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare che fissi un tetto ai vergognosamente troppo alti compensi di parecchi top manager degli istituti di credito.

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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