Messaggero Veneto

Lunedì 16 Novembre 2009

 

Vanno restituite le dovute considerazione e attenzione al settore manifatturiero

Non pregiudicare il domani facendo ora le cose giuste

di Roberto Muradore Segretario Generale Cisl Udine

E’ opinione condivisa dai più che l’economia abbia toccato il fondo del barile in quando il reddito (Pil) dovrebbe arrestare la sua caduta, ma è altrettanto diffusa l’idea che ciò non si tradurrà automaticamente in una ripresa. Annaspare sul fondo sembra essere nel 2010 il destino dell’Area dell’euro e dell’Italia, in attesa di una ripresa nel 2011 o nel 2012. L’illusione di un’inversione ciclica in agosto si è, purtroppo, rivelata tale. I recenti dati Istat sull’andamento del fatturato e degli ordinativi dell’industria dicono, infatti, che il calo (-2,3 per cento) è continuato e che la flessione accumulata dal settore industriale nel periodo gennaio-agosto 2009, rispetto all’analogo periodo 2008, è stata del 22,6%, con un calo del fatturato estero del 26,3% e di quello interno del 21%. Ed è proprio il settore industriale a costituire la spina nel fianco dell’economia italiana e regionale. Segnali di ripresa, quindi, finora non ve ne sono stati. Dati Istat del 15 ottobre fotografano un’economia regionale che dal 2000 al 2008 ha avuto una crescita lenta perché frenata dal ridimensionamento del settore industriale. L’industria del Friuli Venezia Giulia vede diminuire il reddito prodotto del 3,8% a fronte della crescita nel Nord-Est del 6% e in Italia del 2%. Allarma, infine, la caduta dell’export regionale (-23,4%) nel primo semestre del 2009 che colpisce il cuore manifatturiero regionale (mobile, metallurgia, elettrodomestico e metalmeccanica) in particolare nelle province di Pordenone e Udine, rispettivamente con un terzo e un quinto in meno del proprio export.

L’Agenzia regionale del lavoro prevede nel 2009 un calo del reddito dell’economia regionale del 4,1% dovuto alla diminuzione dei consumi delle famiglie, al forte cedimento della domanda estera e alla riduzione significativa degli investimenti. Le stime per il 2010 auspicano un aumento del Pil regionale complessivo dello 0,2%-0,3%, ipotizzando così la fine della recessione, non certamente una ripresa. Nei prossimi mesi, quindi, le imprese si assesteranno a livelli inferiori di quelli pre-crisi, l’occupazione subirà un forte contraccolpo con un aumento dei disoccupati, dei sospesi e degli esuberi e aumenterà il rischio di povertà, anche delle povertà estreme. Per le istituzioni, la politica, il credito, le associazioni imprenditoriali, le Camere di commercio e i sindacati si impone il fare squadra e operare scelte responsabili per fronteggiare una gravissima crisi che ancora morde e per costruire il dopo-crisi, rilanciando l’economia e la società senza nascondersi dietro l’alibi che la crisi, essendo mondiale, non è da loro affrontabile. Il minore gettito fiscale e contributivo ridimensiona le risorse pubbliche e obbliga la politica a individuare le priorità, sia emergenziali sia di prospettiva, decidendo su quali assi costruire il futuro dei nostri territori e delle nostre genti. Certamente il rigore, l’eliminazione degli sprechi, il risparmio e gli stessi tagli si impongono a causa delle minori entrate, ma vanno anche pensati e finanziati, in quanto strategici, interventi che fronteggino la crisi, rilancino l’economia reale e sostengano il welfare locale, pena un inevitabile impoverimento economico e sociale dei nostri territori.

È prioritario aiutare chi perderà il lavoro prolungando gli ammortizzatori in deroga per il 2010 e sostenere la ristrutturazione e il rilancio del sistema delle imprese. Vanno restituite la dovuta attenzione e considerazione al manifatturiero ricostituendo un assessorato regionale all’industria e all’artigianato e la Friulia ha da essere una finanziaria davvero votata allo sviluppo industriale. I 52 milioni comunitari vanno utilizzati subito per l’attività di ricerca e sviluppo dell’industria e delle Pmi in particolare e la legge regionale 4/2005 va rifinanziata con un’attenzione specifica all’aggregazione delle piccole e piccolissime aziende. Il Frie deve dare un sostegno straordinario agli investimenti delle Pmi e Finest e Friulia finanzino maggiormente l’internazionalizzazione delle imprese manifatturiere regionali. Le Cciaa devono approntare una più efficace promozione commerciale delle Pmi del Friuli all’estero. Il credito allenti i cordoni della borsa e anche le fondazioni bancarie sostengano le imprese, i lavoratori in difficoltà e contrastino la povertà con progetti specifici. È una precisa responsabilità dei gruppi dirigenti locali pensare, condividere, decidere e fare oggi le cose “giuste” per non pregiudicare il domani delle nostre comunità.

Roberto Muradore
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