La Vita Cattolica

Mercoledì 28 Settembre 2016

 

«Non rubateci il lavoro». Il popolo del giubileo nei Cantieri. «Non c’è ripresa senza misericordia»

Quella della Fincantieri di Monfalcone, sabato 15 ottobre, sarà una porta santa ideale. La attraverseranno i lavoratori delle quattro diocesi del Friuli-Venezia Giulia, per celebrare il Giubileo della misericordia. «Il lavoro è dignità», puntualizza il tema degli approfondimenti, che avrà per guida mons. Giancarlo Bregantini, vescovo di Campobasso e coordinatore della pastorale del lavoro, nonché l’assessore regionale Loredana Panariti.

A Monfalcone sperando nella ripresa. La scelta di una fabbrica come la Fincantieri è l’attestazione che le Chiese della Regione sono consapevoli delle difficoltà del momento economico che attraversiamo, ma credono nella possibile ripresa. I cantieri diretti da Giuseppe Bono, infatti, sono l’eccellenza dell’industria non solo regionale e italiana, ma mondiale. Proprio nei giorni scorsi ha firmato un accordo per la costruzione delle prime nuove navi da crociera che saranno realizzate in Cina per il mercato cinese. in oltre 230 anni di storia della marineria ha costruito più di 7.000 navi. Con quasi 19.000 dipendenti, di cui oltre 7.800 in Italia, 20 stabilimenti in 4 continenti, Fincantieri è oggi il principale costruttore navale occidentale e ha nel suo portafoglio clienti i maggiori operatori crocieristici al mondo, la Marina Militare e la US Navy, oltre a numerose Marine estere, ed è partner di alcune tra le principali aziende europee della difesa nell’ambito di programmi sovranazionali. Ma l’averlo scelto per celebrare il giubileo del mondo del lavoro – dentro, quindi, ci sono anche gli imprenditori, i commercianti, gli addetti ai servizi, gli artigiani, gli agricoltori, non solo gli operai – comporta di fatto una riflessione su tutte le dinamiche del momento per uscire dalla crisi. Dinamiche al centro del dibattito contrattuale anche alla Fincantieri. Ed il popolo del giubileo non può sentirsi estraneo. Si pensi soltanto al tema della sicurezza del lavoro che vede la Fincantieri come un avamposto; ma troppi morti insaguinano ancora le nostre aziende.

Entrare alla Fincantieri, per lo stesso popolo che chiede misericordia, significa anche interrogarsi sul presente della crisi. La recente assemblea di Confindustria Udine ha confermato che la ripresa è di là da venire. Lo certificano gli ultimi dati dell’indagine Ires: nuovi contratti di lavoro in calo del 38,3 per cento in Friuli Venezia Giulia, nei primi 9 mesi dell’anno, e boom di voucher, che superano quota 3,7 milioni.

Inoltre, ad agosto le ore di cassa integrazione autorizzate in Friuli-V.G. hanno superato i 2,4 milioni, il livello più elevato raggiunto nell’ultimo anno. E, si badi, la riduzione del 38,3 per cento è più marcata rispetto al calo del 33,7 per cento registrato a livello nazionale. Nei primi sette mesi del 2016 risultano comunque in leggera crescita in regione le assunzioni a termine (più 1,6 per cento contro lo 0,9 per cento nazionale) e in sensibile aumento quelle degli apprendisti (più 13,8 per cento, in Italia più 15,4) dopo un anno contrassegnato da una dinamica negativa. Si può partecipare ad un Giubileo e vivere serenamente gli ultimi mesi dell’anno della misericordia ritenendo di non doversi far carico di ciò che questi dati rappresentano: la sofferenza per decine di migliaia di lavoratori e di loro famiglie? Evidentemente no. Come non si può scendere a Monfalcone e dimenticare il dramma che vivono tanti addetti alla Copoca o alla Vidoni, o a quelle 120 aziende che sono fallite l’anno scorso. È vero, d’altra parte, che davvero tanti sono i segnali di speranza, La Fincantieri è uno di questi, ma non è la sola. La Snaidero è un’altra. In questi giorni ha festeggiato i primi 70 anni e la presidente Debora Serracchiani, visitandola, ha avuto modo di commentare: «Quest’azienda, con le gambe ben piantate in Friuli-Venezia Giulia, non è soltanto un orgoglio per la Regione ma lo è per l’intero Made in Italy». O ancora la Kemira Italy spa che il 27 settembre ha inaugurato il proprio stabilimento di San Giorgio di Nogaro che, in virtù di un investimento di 30milioni di euro, è stato innovato con tecnologie all’avanguardia, più che raddoppiando la capacità produttiva dello stabilimento e quasi raddoppiando il numero di dipendenti fino a 122, molti dei quali giovani provenienti dalle scuole delle territorio.

Il messaggio dei vescovi. Un giubileo, dunque, quello del 15 ottobre che non si svolge affatto sotto il segno della rassegnazione. Anche perché i vescovi ricordano nel loro messaggio che «il lavoro non è soltanto il fare, ma anche l’essere ed il rapportarsi con gli altri, con la creazione, con il presente, il passato ed il futuro: per questo il lavoro, in se stesso, è la dignità della persona e per questo nessuno può “toglierlo” ne tantomeno “rubarlo” a nessuno». Questi ed altri passaggi del messaggio dei vescovi vanno ovviamente tradotti nei concreto di ogni giorno. Lo impongono, appunto, le problematiche quotidiane del lavoro.

Non esiste il diritto ad arricchirsi. Ecco, per esempio, un altro passaggio che deve far riflette, proprio nel clima giubilare: «Non esiste il diritto di arricchirsi ad ogni costo o di sprecare inopinatamente quanto di produce o si possiede: esiste invece “il diritto ad una vita dignitosa per ciascuno e per tutti ad ogni costo” ed esiste il dovere per tutti, con particolare riguardo a chi ha maggiori possibilità in mezzi intellettivi e materiali, di “lavorare positivamente “affinché ciascuno abbia il giusto” e tutti abbiano il modo di essere presenti nella società e nella vita, contribuendo con il poco o con il molto che possono offrire, alla realizzazione del bene comune».

Francesco Dal Mas

mons. Giancarlo Bregantini
mons. Giancarlo Bregantini
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