La Vita Cattolica

Giovedì 28 Novembre 2013

 

Al Meeting Economia & Etica a palazzo Torriani
sindacalisti e imprenditori d'accordo

Patto impresa-sindacato contro la politica

Lualdi: «Servono leggi che consentano alle imprese friulane di esistere ancora».
Muradore: «Favorito chi vive di rendita».

Sindacato e impresa non più sulle barricate in Friuli. Non perché il conflitto tra lavoro e capitale sia esaurito o perché ogni problema sia risolto. Ci mancherebbe. Ma perché, nella drammatica crisi che sta squassando il sistema produttivo friulano, c'è un'altra urgenza che richiede un'alleanza proprio tra impresa e sindacati. Contro chi? Contro la politica, accusata di un grave torto: l'incapacità, dimostrata finora, di prendere decisioni. Sul banco degli imputati la politica del passato e, in parte, quella del presente, con una Giunta Serracchiani che si guadagna, da parte di sindacalisti e imprenditori, una risicatissima sufficienza o un prudente «senza voto», visto il poco tempo che ha avuto per cambiare le cose.

È quanto emerso dal 4° meeting «Economia & Etica» organizzato, giovedì 21 novembre a palazzo Torriani a Udine, dal Gruppo Giovani imprenditori di Confindustria Udine. A confrontarsi, coordinati dal direttore di Telefriuli, Alberto Terasso, tre imprenditori friulani - Piero Petrucco, ad della Icop, azienda di costruzioni di infrastrutture stradali, Gabriele Lualdi, presidente della Lima Corporate (produce protesi ortopediche), Matteo Di Giusto, vice presidente Giovani imprenditori di Confindustria Udine - e i segretari provinciali Alessandro Forabosco (Cgil Udine), Ferdinando Ceschia (Uil Udine) e Roberto Muradore (Cisl Udine e Bassa friulana).

Si trattava del quarto appuntamento del Meeting Economia & Etica, «un format che si è rivelato finora vincente - ha detto Di Giusto - permettendo a noi giovani di interloquire con i capigruppo del consiglio regionale, con gli enti preposti al controllo delle aziende fino ora ad arrivare all'incontro con le sigle sindacali. Sono appuntamenti dove l'obiettivo dichiarato è quello di "costruire" relazioni positive con quello che costituisce il contesto all'interno del quale operano le imprese».

Tema del confronto, dunque, era la «modernizzazione delle relazioni industriali in azienda». Si discute perciò di sciopero, innanzitutto, e già qui ci si trova abbastanza d'accordo. Ha ancora senso scioperare, in un momento di effettiva difficoltà per tante imprese ad andare avanti? «Credo di sì, per la visione che ho di società - risponde Ceschia (Uil) -: è importante il dialogo tra diversità. Vivo con disagio l'eccessiva fretta di sintesi che c'è oggi». E per Forabosco (Cgil) «lo sciopero resta uno strumento adeguato. Cos'è meglio: il suicidio dei singoli o la salita sul tetto dei lavoratori per far capire che qualcosa non va? Il rischio, nella crisi, è di ripiegarsi tutti sul proprio interesse singolo. Invece dobbiamo avere una visione collettiva dove, pur diversi, si va nella stessa direzione».

E gli imprenditori? Petrucco (Icop) non contesta: «Le differenze ci sono», afferma, anche se poi aggiunge: «Ci sono situazioni aziendali che non si risolvono con lo sciopero. Su ogni fronte gli estremismi sono poco sensati». Va per le spicce Lualdi (Lima): lo sciopero «è una protesta obsoleta, del secolo scorso. Io la modificherei». E poi aggiunge: «Magari insieme: sindacati e impresa contro la politica». Già, perché per Lualdi il nodo sembra essere proprio questo: la politica. E rilancia: «Bisogna tutti fare squadra, con il sindacato, contro chi ci governa». «Oggi - prosegue - le imprese friulane hanno un problema: esistere. E per questo abbiamo bisogno di leggi che ce lo consentano». Leggi che, evidentemente, per Lualdi non sono ancora state fatte.

E questo tasto sollecita Muradore. «Ora il conflitto sta scemando - rileva il segretario della Cisl -, non solo per la crisi. C'è un cointeresse tra lavoro e capitale». Per questo serve un «patto tra produttori (impresa e sindacato) verso la politica che non fa niente per chi produce ricchezza e favorisce invece chi vive di rendita ed evasione. Contro questa politica si può fare un'alleanza. Il conflitto tra lavoro e capitale resta - precisa Muradore -, ma ora è più importante quello con la politica e i competitori. Se è intelligente il conflitto fa progredire entrambe le parti e in passato ha fatto bene». Secondo Muradore, quindi il nodo principale è «l'equilibrio instabile causato dal fatto che coloro che producono reddito sono pochi rispetto a quanti vivono bene senza produrre reddito. E chi produce ricchezza in Italia è trattato molto male fiscalmente rispetto a chi non produce. C'è una piramide economica rovesciata». Di qui, dunque, la necessità di un cambio di marcia della politica su questi temi. Politica accusata anche di non saper programmare, a partire dall'energia. Vedi il caso elettrodotti con gli imprenditori «che hanno dovuto arrangiarsi - parola di Ceschia - per assenza di programmazione».

E a questo punto il moderatore pone la domanda secca. Che giudizio date della Giunta Serracchiani? I partecipanti non si sottraggono. Muradore: «Fare meglio del niente è facile». Ceschia: «Insufficiente». Forabosco: «C'è impegno, quindi c'è la sufficienza. Non so giudicare tutti gli assessorati, ma per le attività produttive devo dare atto a Bolzonello di essersi mosso con attivismo. La Giunta dovrebbe però scegliere un assessore dedicato all'industria». Lualdi: «È troppo presto per giudicare». Petrucco: «Troppo presto per giudicare, anche se qualche piccolo segnale di responsabilizzazione nel mio settore (costruzioni ndr) lo vedo: la macchina regionale era paralizzata e ora si sta cercando di fare qualcosa». Di Giusto: «Troppo presto per giudicare. Però c'è una proposta interessante: ripensare la legge Bertossi verso il basso: diamo la possibilità alle imprese, con la defiscalizzazione, di fare investimenti!».

Stefano Damiani

 
 

Cassa integrazione. Da sola non basta. Serve formazione

La cassa integrazione è uno strumento che, di fronte alla crisi attuale, sta dimostrando i suoi limiti.

«Assistiamo talora - ha affermato Matteo Di Giusto, vice presidente del Gruppo giovani di Confindustria - a persone che rifiutano un posto di lavoro perché sono in cassa integrazione. Un sistema economico (imprenditori e lavoratori) senza voglia alla fine crolla».

Riferendosi ad episodi come questo, Roberto Muradore (Cisl) ha evidenziato che «ognuno ha le sue contraddizioni. Le immoralità ci sono in imprenditori, lavoratori, politici. Di certo - ha proseguito - il sistema di sostegno è doveroso. Il problema, però, è che a chi viene sostenuto (con la cassa integrazione) attualmente non viene richiesto niente. Per cui abbiamo sprecato questi anni sostenendo chi era in difficoltà, ma senza pensare ad una formazione professionale. Non è possibile che una persona viva tre anni sostenuta dalla comunità senza che le sia richiesto di fare nulla».

Ma anche sulla formazione, Muradore è scettico - «attualmente serve solo ai formatori» - cosiccome sui lavori socialmente utili: «Non creano lavoro».

Roberto Muradore
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