La Vita Cattolica

Sabato 03 Aprile 2010

 

SCENDE DI NUOVO IN CAMPO L’ASSEMBLEA DEI CRISTIANI. MA NON E’ SOLA.

Per l’autogoverno della montagna

Sindacati e imprese, ma anche associazioni, fanno quadrato per il rilancio delle terre alte

Riteniamo necessaria «una rappresentanza vera della montagna: in particolare crediamo che, data la specificità del territorio di cui parliamo, sia indispensabile pensare ad un ente superiore ai Comuni con capacità programmatoria, di gestione e di dare voce al comprensorio. Un ente fortemente legittimato, eventualmente ad elezione diretta». È uno dei passaggi del documento, con firme molto autorevoli, presentato a Tolmezzo, per il rilancio delle terre alte. La prima di queste firme? Quella dell’Assemblea dei cristiani per la montagna.

Sono firmatari del documento Franco Colautti (Cisl Alto Friuli), Roberto Muradore (Cisl Udinese e Bassa friulana), Alessandro Forabosco (Cgil), Ferdinando Ceschia (Uil), Mario Gollino (Assemblea dei cristiani della Montagna), Federico Gollino (Confindustria), Licia Cimenti (Confartiginato), Api, Arnaldo Baracetti e Roberto Dominici per il Comitato per l’Autonomia e il rilancio del Friuli, Franceschino Barazutti (Associazione Moviment Mont).

È un documento conciso, ma denso di contenuti, quello presentato. Punto di partenza resta la costituzione di un nuovo ente rappresentativo degli interessi di area vasta per ogni comunità formatasi storicamente e a cui affidare compiti di programmazione e produzione di servizi. A fronte del commissariamento delle Comunità montane, si chiede che il governo della montagna vada rifondato a misura delle caratteristiche distintive di questo ambito omogeneo e riconsegnato alle genti della montagna.

Tra le preoccupazioni generali segnalate, risultano anche il rilancio dell’Agemont, di cui si attende ancora l’approvazione dello statuto, la tenuta del welfare, la riqualificazione del turismo, mentre sul fronte del welfare i soggetti della montagna puntano l’attenzione sull’efficienza della rete ospedaliera, sulla carenza dei medici di base e dei pediatri, la riclassificazione delle case di riposo, la riorganizzazione degli uffici postali, il sistema scolastico.

L’incontro di Tolmezzo è stato introdotto da Mario Gollino che ha letto il documento. Dominaci ha osservato che un ente territoriale forte si può fare se c’è la volontà politica. Barazzutti, dal canto suo, ha sottolineato che l’ente locale deve essere costituito nel rispetto della storia e della autonomia della Carnia. Anche perché urge un regolamento regionale per la captazione delle acque.

Il segretario della Cisl, Colautti, ha evidenziato la necessità di unire gli sforzi per una regia condivisa. Tenendo comunque presente – come ha osservato Cimenti – che in montagna non tutto è da buttare, bisogna piuttosto razionalizzare l’esistente. E sulla stessa lunghezza d’onda si è sintonizzato Ceschia, della Uil: occorre valorizzare gli ingredienti positivi. Che ci sono.

Per Muradore è comunque necessaria una sede istituzionale della montagna per una programmazione unitaria. Federico Gollino, presidente della delegazione Confindustria di Tolmezzo, ha messo il dito nella piaga: le riforme si muovono troppo lentamente e non in sintonia con i problemi sociali e del mercato. Un esempio? La società Agemont è rimasta inattiva per 8 mesi in attesa della decisione se doveva rimanere «in casa o fuori casa», ora temiamo ce ne vorranno altrettanti per le modifiche statutarie conseguenti. Non solo: l’erogazione di crediti e garanzie alle piccole imprese in questi momenti sarebbe molto utile.

«Vi ringrazio per la collaborazione e ritengo che la presenza massiccia di forze sociali ed economiche a questa iniziativa – ha concluso Mario Gollino, per conto dell’Assemblea dei cristiani – sia indice della gravità della situazione e sollecita interventi pronti, mirati e condivisi».

L’appello è, dunque, alla Regione ed al presidente Tondo, cui il documento verrà consegnato subito dopo Pasqua. Alla politica, che tra l’altro ha competenza primaria in materia di enti locali, i soggetti della montagna chiedono «maggiore coerenza» rispetto agli assetti strutturali, oltre alla razionalizzazione degli enti esistenti, spesso doppioni, e soprattutto prospettive. Sul tavolo c’è una serie di questioni non più procrastinabili, dalla gestione dell’ambiente alle infrastrutture, fino ai temi legati al tessuto produttivo ed occupazionale. Se, infatti, il decentramento delle competenze e funzioni, ritenuto un insostituibile valore aggiunto, non meno importanti sono le altre priorità individuate da sindacati, imprenditori e associazioni.

L’elenco delle questioni poste alla Regione si articola in un ventaglio di interventi da attuare. Così, ad esempio, la valorizzazione dello strumento della cooperazione transfrontaliera con l’Austria e soprattutto la Slovenia, oltre al discorso della viabilità, ferma da trentanni. Altro punto riguarda la tutela e salvaguardia dell’ambiente, attraverso l’introduzione di precisi vincoli paesaggistici, da contrapporre alle «proliferanti richieste di installazione di nuove centraline, elettrodotti aerei di potenza, al ripompaggio delle acque di Cavazzo e a tutti quegli interventi volti al mero sfruttamento delle risorse del territorio. Ricchezza – a detta dei firmatari del documento – da sviluppare a favore della produzione e dell’occupazione».

 
 

MONTAGNA/IL DOCUMENTO

«Regione, batti un colpo»

Pubblichiamo, qui di seguito, il documento integrale recapitato al governo del Friuli-Venezia Giulia.

Il futuro delle Comunità montane, dopo la riforma.

«La Giunta regionale ha decretato il commissariamento delle comunità montane finalizzato alla loro abolizione, nella prospettiva della riforma del sistema del governo locale montano. Riforma che si può fare in modi diversi, ma l’ Unione Europea, sempre attenta nei suoi progetti agli attori locali, insegna che il più efficiente è quello che viene dall’applicazione del principio di sussidiarietà. Quindi anche i sistemi locali montani, per essere competitivi, devono essere dotati di istituzioni ad alta qualità democratica, snelle ed efficienti, sensibili al contesto».

Rifondare il governo della montagna

«Il governo della montagna va quindi rifondato a misura delle caratteristiche distintive di questo ambito omogeneo e va riconsegnato alle genti della montagna. Si deve allora ripensare il livello delle funzioni amministrative comunali e al contempo prefigurare un nuovo ente, rappresentativo degli interessi di area vasta, per ogni comunità formatasi storicamente: la Carnia, le valli del Natisone e del Torre, il Collio, la Val Canale e il Canal del Ferro e la più recente Comunità montana del Friuli Occidentale, a cui vanno affidati compiti di programmazione, di produzione di servizi, di gestione di funzioni in materie tipiche di area montana. Dato che tale deve essere l’ampiezza delle funzioni, i nuovi enti vanno dotati anzitutto di fondi predefiniti, poi si deve scegliere la procedura di elezione degli organi più opportuna, ad esempio, la loro elezione diretta da parte dei cittadini. Sarà indispensabile inoltre accorpare, nei nuovi soggetti, altri enti presenti nell’area (consorzi, agenzie, ecc.).

Gli iter burocratici esistenti vanno ricondotti a ciò che oggi è veramente essenziale ai fini del controllo pubblico, per ottenere un’efficace attuazione dell’attuale Statuto di autonomia regionale, che considera, giustamente, il decentramento come un "valore aggiunto". Ma vogliamo anche indicare una serie di priorità di lavoro per il nuovo organo».

Cooperazione con Austria e Slovenia

«Un primo tema è la cooperazione lungo l’area di confine con Austria e Slovenia. La macroregione Alpe Adria va affiancata ad organismi di media dimensione, ad esempio un Getc delle Alpi Orientali, come hanno già fatto molte aree cross-border europee, per progettare e gestire interventi coordinati tra le istituzioni che più immediatamente si fronteggiano ai lati dei confini politici. Nel settore della viabilità, la qualità dei collegamenti con le vallate degli opposti versanti confinari o del Veneto, è ferma da 30 anni. Più che di un’autostrada, il passo della Mauria negli opposti versanti, e fino a Tolmezzo con diramazione verso la Val Tramontina, necessita di viabilità scorrevole e sicura. Per le valli del Bût verso l’Austria, e per le valli del Natisone e del Torre verso la Slovenia vale lo stesso discorso».

Conservare l’ambiente

«La conservazione dell’ambiente deve diventare un obiettivo primario. Rispetto alle proliferanti richieste di installazione di nuove centraline di montagna, di elettrodotti aerei di potenza, del mancato rispetto dei deflussi minimi vitali nella rete idrografica, di ripompaggio delle acque del lago di Cavazzo, e di tutti gli interventi esterni orientati al mero sfruttamento del territorio, la Regione deve finalmente trovare un indirizzo unitario che ponga precisi vincoli paesaggistici e ambientali. Sottolineiamo inoltre la necessità di sostegni e investimenti a carattere eccezionale per i comuni confinari (che devono sottostare alla competizione di realtà a costi gestionali e fiscali meno onerosi), da estendere ai Comuni con i più forti caratteri di montanità (classificazione questa che va meglio studiata e definita per evitare gli abusi del passato) o con maggiori segni di sottosviluppo. Non va dimenticato che in Carnia pezzi importanti di economia si sono consolidati nell’ultimo decennio, collegando l’economia di valle e quella urbana di Tolmezzo, sistema che va rilanciato in questa fase di crisi. Sul versante del Fella la deindustrializzazione continua la sua avanzata e i nuovi investimenti turistici sono insufficienti ad invertire la tendenza negativa».

Rilancio dell’Agemont e tenuta delle cartiere

«Preoccupazioni più generali sono: il rilancio dell’Agemont, la tenuta delle cartiere e il loro futuro, la riqualificazione del settore turistico, l’efficienza della rete ospedaliera in rapporto a un’ utenza dispersa, la carenza di medici e pediatri, la riorganizzazione delle case di riposo, la precarietà che assumono le prestazioni del sistema scolastico, lo stato dell’alta viabilità montana, la riorganizzazione degli uffici postali, il ruolo dei centri per l’impiego e le politiche attive sul territorio. Chiediamo quindi alle forze politiche e alla Regione di impegnarsi nelle direzioni indicate riconsegnando alla gente di montagna strumenti istituzionali che consentano di riprendere un percorso di sviluppo».

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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