La Vita Cattolica

Giovedì 29 Agosto 2013

 

Per un Friuli non etero diretto

di Roberto Muradore - Segretario Generale della Cisl di Udine

Mentre fino a ieri il federalismo era la panacea di tutti i mali, addirittura l'«ultima e unica ideologia», oggi, al contrario, il tema principale pare essere soltanto il rafforzamento dei poteri centrali. Lo (s)governo, gli sprechi, le ruberie, soprattutto delle Regioni, e la stessa crisi hanno fatto proprio passare di moda il federalismo. Ma bisogna fare attenzione a non essere accecati dall'attualità, prigionieri dell'emergenza e, conseguentemente, vittime di un pensiero tanto «corto» da essere asfittico, senza prospettive.

Fare a meno o comunque svuotare i livelli intermedi sull'altare di una verticalizzazione delle rappresentanze, delle istituzioni e delle decisioni è davvero profondamente sbagliato. Ci si ricordi che il «centralismo» non è il paradiso perduto e che, anzi, si è rivelato inadeguato e fallimentare. Proprio dal suo fallimento, infatti, è nato il bisogno di federalismo che, però, si è colpevolmente concretizzato in un localismo amorale e irresponsabile e in un policentrismo anarcoide e dissipativo e cioè in «federalismi cialtroni e furbeschi, manti ideologici con cui ricoprire intenti di chiusura e separatezza». Il federalismo, nella realtà, poco o nulla ha potuto fare e dimostrare poiché è stato molto evocato e pochissimo praticato. Il federalismo (tradito), quindi, rischia di morire prima di nascere a causa non di un sua eccessiva attuazione, ma per la sua incompiutezza ed assenza, non per eccesso, ma per difetto.

L'autonomia locale e il federalismo sono più che mai utili per far sì che i cittadini si interessino nuovamente alla politica e alla cosa pubblica e, in definitiva, necessari per la stessa democrazia. Il federalismo, infatti, avvicina le istituzioni, il governo, la politica e l'amministrazione ai cittadini facendoli partecipare maggiormente alla vita pubblica e rendendoli protagonisti nei percorsi decisionali. Il federalismo rende migliore la politica perchè la responsabilizza costringendola a rispettare le peculiarità dei territori e ad ascoltare e a rispondere alle idee e ai bisogni delle persone e delle comunità senza, per questo, dover cadere nel localismo becero e inconcludente.

Vale più che mai quanto scritto dall'Arcivescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte: «Criterio di prossimità: chi vuol servire il bene comune nell'agire politico deve essere vicino alla gente, ascoltarla, accompagnarla, promuovere la qualità della vita di tutti in maniera solidale ed efficace».

Del resto, anche in una futura e auspicabile Europa più coesa e forte, si limiteranno le sovranità degli Stati, ma non si ridurranno i poteri e le responsabilità degli Enti locali, anzi.

A livello nazionale si sarebbe deciso di abolire le Province e anche nella nostra Regione questo è l'intendimento. Nel caso che le Province fossero effettivamente cancellate è da scongiurare una situazione nella quale la Regione possa rapportarsi direttamente con i singoli Comuni in quanto ciò, per ovvie ragioni di rapporti di forza, favorirebbe esclusivamente i grandi Comuni e penalizzerebbe quelli medi e piccoli, già oggi particolarmente in difficoltà. Si deve perseguire un riassetto istituzionale che preveda una Regione finalmente «leggera» che legiferi, indirizzi, coordini e controlli e che ceda funzioni e risorse agli enti locali. Questi ultimi vanno, però, opportunamente e obbligatoriamente aggregati tra loro in aree sufficientemente dimensionate per meglio svolgere i propri vecchi e nuovi compiti.

Il mettersi insieme dei Comuni consentirebbe una reale, omogenea ed equa offerta di servizi a tutti i cittadini, anche agli abitanti dei Comuni più piccoli e meno ricchi. La condivisione di uffici e servizi tra Comuni della stessa area, infatti, aiuterebbe le realtà non sufficientemente strutturate.

Tutto questo, infine, darebbe un senso al Comparto unico, nato proprio nell'ottica di decongestionare la Regione e valorizzare le Amministrazioni comunali.

Il campanile non è per nulla il segno di uno stolido campanilismo, ma il simbolo di una comunità che, proprio grazie alla propria identità (campanile), riesce a scoprire il mondo e ad aprirsi a questo senza, però, perdersi e annullarsi nell'indistinto villaggio globale. In un periodo di spaesamento e di omologazione planetaria è più che mai necessario ritornare al proprio paese e alle proprie radici! Nella nostra regione le identità sono ben presenti, plurime, vitali e fondamentali sia per la sua ricchezza sociale che per il suo sviluppo economico.

Il radicamento nel territorio, infatti, può essere un vantaggio competitivo perchè nella globalizzazione si affermeranno quelle comunità che sapranno creare un loro «riconoscibile» valore economico e culturale.

Un territorio non solo abitato, ma anche pensato in proprio e non etero diretto! «Piedi saldi nella nostra comunità e un pensiero europeo e globale».

Roberto Muradore
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