Messaggero Veneto

Mercoledì 25 Gennaio 2012

 

Permesso di soggiorno, immigrati contro la super-tassa

Immigrati col fiato sospeso, aspettando le mosse del Governo. Secondo un decreto firmato nell’ottobre 2011 dall’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni, dal 31 gennaio dovrebbe entrare in vigore un nuovo contributo, tra gli 80 e i 200 euro, che dovrà essere versato a ogni richiesta o a ogni rinnovo del permesso di soggiorno. La notizia ha subito scatenato le proteste degli stranieri. Da qui il passo indietro del governo Monti che ha annunciato: «Valuteremo soluzioni diverse, per non creare situazioni di ulteriore disagio economico a famiglie già in gravi difficoltà».

Ma adesso, a una settimana dall’entrata in vigore del decreto, non c’è stato ancora nessun intervento. E a chiedere chiarimenti e a invitare l’Esecutivo a un ripensamento c’è anche Marhian Bissila, co-presidente dell’Anolf, che dice: «Sono oltre 1.000 gli immigrati in provincia di Udine che, forse, dovranno pagare ulteriori tasse. C’è una confusione totale e tutti sono molti preoccupati. Basti pensare che un nucleo familiare di quattro persone tra bolli e tasse potrebbe essere costretto a versare oltre 800 euro, quasi un intero stipendio di un suo componente».

E ancora: «E’ una beffa. E’ inaccettabile, perché già paghiamo le tasse come tutti gli italiani e non è giusto che ci venga imposto un aumento così considerevole per la richiesta di rilascio del permesso, che già comunque paghiamo». Ma c’è un aspetto del nuovo decreto che a Bissila non va proprio giù. Infatti, il provvedimento prevede che l'importo di quello che si chiama «contributo per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno» vari in base alla durata del permesso: 80 euro se compresa tra tre mesi e un anno, 100 euro se è superiore a un anno e inferiore o pari a due anni, 200 euro per i «soggiornanti di lungo periodo», la cosiddetta «carta di soggiorno».

Ma Bissilla si domanda: «L’importo si paga alle poste, ma poi sarà la questura a decidere se rilasciare il permesso oppure no. Nel caso in cui la questura autorizzi una durata del permesso non superiore ai due anni, mentre l’immigrato ha pagato per cinque, chi restituisce i 100 euro di esborso in più?». Insomma, gli immigrati di Udine aspettano che il Governo ci ripensi, «perché – spiega ancora Bissila - una simile norma è ingiusta». Proteste analoghe si sono registrate in molte altre Province d’Italia. Ora, come detto, non resta che attendere la decisione dell’Esecutivo.

Renato Schinko

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Marhian Bissila Kina
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archivio
Anolf Cisl Udine
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