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La Vita Cattolica

Giovedì 27 Novembre 2014

 

Pesante la reazione sociale in Friuli

Fino a che punto è giusto che un presidente di casa di riposo si faccia pagare per il servizio che svolge? E i componenti del cda per le sedute? Domande impertinenti, lo riconosciamo, ma se le pongono quelle famiglie che faticano ad arrivare a fine mese che, ciononostante, provvedono, chissà come, ad integrare le rette dei loro cari negli istituti. La politica, dunque, non si fa pagare solo in Parlamento o in Consiglio regionale, ma ad ogni livello. Ed il disgusto popolare si traduce in fenomeni come l'assenteismo elettorale, sempre più crescente. C'è chi va controcorrente, come il sindaco di Tolmezzo, che ha sollecitato un ridimensionamento delle prebende. Ma subito è stato accusato di speculazione politica.

Una vergogna: così sbotta Roberto Muradore, segretario della Cisl di Udine, quando riscontra gli appanaggi di chi governa le case di riposo. «È un insulto agli anziani, che versano la loro pensione fino all'ultimo centesimo e alle loro famiglie che, magari, si spennano per integrare la retta» annota Franco Bagnarol, presidente del Movi, il mondo del volontariato. Manuela Celotti è sindaco di Treppo Grande e coordina i centri di ascolto della Caritas diocesana. Tra i 5 mila friulani che ogni anno chiedono aiuto, tantissimi lo fanno per il pagamento delle bollette. Sono all'osso perché, magari, le famiglie si spolpano con il contributo per l'assistenza dei propri anziani. chi a casa, con la badante, chi nell'istituto di riposo. «In tante comunità la rete delle famiglie, fortunatamente, riesce ancora a farsi carico dell'assistenza ai propri cari, senza doverli parcheggiare in qualche casa di riposo. Ma non è dappertutto così».

Ennio Toniutti è il segretario della Cisl Pensionati del comprensorio di Udine e della Bassa. È il punto di riferimento di 13 mila anziani. Il problema delle rette è il più avvertito, sul piano economico, ma ce n'è un altro che incalza, ogni giorno di più, e mina la resistenza di tanti ultrasessantacinquenni. «È il tema, angosciante, del lavoro. Il lavoro che manca per i figli, magari sposati e con prole. Figli disoccupati. Un tempo c'erano i metalmezzadri che, fuori dalla fabbrica, avevano il campo da lavorare. Ma oggi non esiste più questa opportunità».

Toniutti racconta di famiglie che si sfasciano, anche dopo i 50, perfino dopo i 60 anni, perché l'assenza di un reddito crea problematicità. «Sa qual è il cruccio, davvero pesante, di tanti nostri pensionati? Di evitare problemi al figlio o alla figlia in difficoltà che dipende dalla pensione del genitore e che, pertanto, non riesce ad essere autonomo».

Se poi l'anziano è in casa di riposo o è assistito in famiglia dalla badante, il dramma si moltiplica.

La retta media costa 70 euro al giorno per i non autosufficienti, 50 euro per gli autosufficienti. La Regione Friuli-Venezia Giulia partecipa con 20 euro, il resto lo devono mettere l'anziano stesso, il disabile, o la famiglia. Non sempre la pensione e l'accompagnatoria riescono a coprire la spesa. Ecco, dunque, l'intervento della famiglia. «Oggi come oggi, è più conveniente, anche dal punto di vista economico - interviene Toniutti - tenersi l'anziano in casa ed assicurargli il sostegno di una badante, che solitamente ha un costo di 1300 euro al mese».

Con le rette vengono pagate tutte le uscite di una casa di riposo, anche, dunque, le eventuali prebende degli amministratori. È giusto? «È quanto meno problematico per un istituto pubblico - risponde il sindacalista della Cisl -. Problematico perché bisogna vedere che cosa il presidente ed il cda fanno. Se il presidente sostituisce il direttore e, quindi, dedica più ore al giorno a questa funzione, magari intercettando spese personali e dovendo metterci la propria responsabilità, una qualche cifra è compatibile, ma in tempi come questi dovrebbe essere assolutamente sobria. È letteralmente una vergogna, invece, se la prebenda risarcisce l'interessato per la nomina o per la seduta del cda. Non si dimentichi che nel passato gli amministratori ci rimettevano di tasca propria per sostenere questi centri di assistenza che non potevano pretendere chissà quali somme dagli assistiti».

Ma ci sono «aberrazioni» anche peggiori che il dirigente cislino sottolinea. Capita talvolta che i carabinieri dei Nas o altre autorità sanitarie riscontrino disfunzioni nella gestione di un istituto. E che questo si trovi nella necessità di pagare multe, in alcuni casi salate. Che succede? Che per far fronte alle multe scattano aumenti di retta. «Mai che a pagare siano direttamente i responsabili».

Le rette registrano avanzamenti annui intorno al 3% e proprio in queste settimane Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto alla Regione di passare al setaccio gli istituti di accoglienza, per fare una nuova classificazione, in base alla quale si definiscano le integrazioni da parte della regione e quelle degli ospiti e delle famiglie. Cioè si paga in base alle prestazioni che vengono assicurate. «È un lavoro complesso, già avviato - puntualizza Vittorino Boem, consigliere regionale del Pd, alle spalle una lunga esperienza nel settore, da sindaco di Codroipo e da presidente della conferenza dei sindaci -, al termine del quale potrebbe anche accadere che talune quote di retta vengano ridimensionate. O che ci sia una partecipazione diversa da parte della Regione».

Per Toniutti sarebbe già molto se si evitasse un incremento annuo delle rette, proprio perché le famiglie non ce la fanno più. «Manca il reddito, perché manca il lavoro e siamo in presenza di casi disperati - conferma il segretario della Cisl, Muradore - come quello del disoccupato che per tirare dentro qualche euro si presta a seppellire morti». Il sindaco Celotti conferma che questa riforma è molto attesa dai Comuni, alle prese con sempre maggiori ristrettezze finanziarie. Basta un anziano in più, da supportare in casa di riposo, per far saltare il bilancio di un piccolo Comune.

Ennio Toniutti
Ennio Toniutti
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Roberto Muradore
Roberto Muradore
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