Messaggero Veneto

Mercoledì 14 Maggio 2014

 

Il corridoio Adriatico-Baltico come asse di sviluppo:
un progetto logistico-industriale elaborato dall’Università di Udine

“Porto-regione”, una sfida da vincere

di Sandro Fabbro e Maurizio Maresca

In questa campagna elettorale, il tema dell’Europa è praticamente inesistente. È ignorato soprattutto il fatto che, l’Europa, nel suo disegno strategico di integrazione e cooperazione territoriale, nelle infrastrutture, nei trasporti, nell’energia, non può che parlare con una voce sola e che ventisette stati nazionali sono debolissimi se non mettono a fattore comune le loro risorse persino rinunciando alla loro sovranità per realizzare la coesione e la crescita sostenibile. Sorprende, inoltre, che questa campagna elettorale europea non stia dicendo molto di valido e utile ai fini della promozione degli interessi del Friuli Venezia Giulia in Europa. Nel migliore dei casi si sentono ricette che vanno bene ovunque: in FVG come in Umbria, Calabria o Sicilia.

Il libro FVG-Europa: ultima chiamata, curato da chi scrive (con contributi di Ionico, Migliorini e Rutter), pubblicato dalla Forum di Udine e con la presentazione di Alberto De Toni, rettore dell’ateneo, è centrato su un progetto di politica dei trasporti, industriale e del territorio, a tratti anche duro, che dice a chiare lettere che, se non si coglie l’opportunità europea, non ce ne sono altre per il FVG (l’ultima chiamata, appunto). Il progetto illustrato nel libro verte sulla concezione e sulla realizzazione di un “porto-regione” connotato dal corridoio Adriatico-Baltico e capace di integrare il FVG con il Centro e con il Nord Europa: un sistema, cioè, che vada oltre il “porto-città” e diventi un sistema portuale, retroportuale, industriale e logistico allargato ad un territorio molto vasto. Il “porto-regione”, sia chiaro, non è nulla di particolarmente nuovo o trasgressivo. È solo la presa d’atto che così si muovono i sistemi logistico-industriali nell’Europa competitiva e che così è necessario operare se si vuole, come territorio regionale, avere un ruolo in Europa.

Secondo gli autori, tale progetto richiede: 1) il potenziamento dei porti dell’Alto Adriatico (Trieste e Monfalcone in primis); 2) l’eliminazione di una serie di colli di bottiglia nei collegamenti dei porti con la rete ferroviaria principale; 3) un migliore collegamento ferroviario e di trasporto tra porti, interporti, aree industriali. Ma la vera sfida è nella governance e imprenditoriale. L’attuale sistema, gestito da più di una trentina di soggetti diversi, spesso in guerra tra di loro, non offre alla regione alcun futuro. Per gli autori ci vuole invece: 1) un’autorità unica, al limite di diritto internazionale, che governi porti e retroporti e che attragga e gestisca traffico perché, senza traffico, tutto questo sistema non funziona; 2) un progetto industriale capace di catturare e utilizzare il traffico di merci per attrarre investimenti esteri e creare, sul territorio, iniziative economiche (terminalistiche, logistiche, di servizio, manifatturiere); 3) un progetto territoriale dove, non più di dieci “aree vaste” territoriali provino a legare efficacemente le (ormai poche) prospettive di sviluppo dei nostri territori con una forte internazionalizzazione della regione trainata dal porto-regione. Sotto il profilo imprenditoriale solo l’alleanza con le grandi centrali di traffico, magari in sinergia con gli operatori locali, è una condizione ineludibile.

Ma gli autori, sottotraccia, non si nascondono difficoltà e dubbi di fondo. Il progetto è troppo ambizioso per una regione piccola e con una popolazione sempre più anziana? L’ordinamento e la politica regionale sono in grado di sostenere un disegno dove il potere dell’Unione Europea è destinato a rafforzarsi persino in chiave escludente la sovranità degli Stati nazionali? A queste domande deve rispondere un dibattito pubblico informato e responsabile: e al più presto perché, appunto, non ci sarà un’altra chiamata.

 

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IL RETTORE

Udine e il Friuli snodo strategico tra Mediterraneo e aree del Nord

di Alberto F. De Toni - Rettore dell’Università di Udine

Il 19 novembre del 2013 è una data storica per il Friuli Venezia Giulia, per Udine e per la nostra Università: in questa data, infatti, il Parlamento europeo ha approvato il pacchetto dei nuovi corridoi europei e i meccanismi per finanziarli. Fra questi corridoi ha collocato, al primo posto, il Corridoio Adriatico-Baltico che collega i porti dell’Alto Adriatico – attraverso Udine e il Friuli – ai porti e alle aree, in forte crescita, del bacino Baltico.

Ho quindi voluto che questo libro fosse prodotto direttamente nel nostro ateneo per testimoniare la nostra costante attenzione alle tematiche strategiche e per dichiarare esplicitamente il nostro e il mio impegno, anche per il futuro, affinché questa opportunità da potenziale diventi reale. Il libro, curato dai nostri professori Sandro Fabbro e Maurizio Maresca – studiosi con profili culturali diversi ma uniti da un comune impegno nella ricerca e nell’innovazione dei sistemi di trasporto e territoriali –, certifica che, se saremo all’altezza, qualcosa di nuovo e di importante potrà scaturire qui, a Udine e nel nostro territorio, a seguito di questa importante decisione europea grazie alla combinazione di drivers diversi: le politiche europee, i porti dell’Alto Adriatico, le politiche regionali, le capacità produttive locali, ma anche la presenza costante, nell’elaborazione e nella proposta, dell’Università di Udine.

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