Presentazione del libro "Bruno da Cittadella, dottore in malta" di Gigi Copiello.

Messaggero Veneto

Martedì 16 Ottobre 2012

 

«Più meritocrazia per uscire dalla crisi»

Sindacato e industriali per una volta uniti sulla necessità di valorizzare le competenze e dare spazio alle nuove generazioni

L’unica strada per far uscire il sistema produttivo italiano dalla crisi è quello di valorizzare le competenze umane. Più spazio alla meritocrazia, meno alla standardizzazione delle capacità di ogni lavoratore. E’ il pensiero di Gigi Copiello, ex sindacalista e autore del libro “Bruno da Cittadella, dottore in malta”, arrivato ieri a Udine per discutere di lavoro e di crisi, ospite del presidente della Camera di Commercio Giovanni Da Pozzo.

Punto di partenza della discussione, moderata dal direttore del Messaggero Veneto Omar Monestier, è stato proprio il volume di Copiello, che racconta il cambio di mentalità e di rotta di un muratore di Cittadella. Un professionista del mattone che è stato capace di reinventarsi puntando tutto sulla sue competenze e sulla capacità di proporsi alla clientela. «Bruno ha capito che, con l’internazionalizzazione, per poter restare sul mercato doveva puntare tutto sulla sua competenza. Purtroppo in questi anni, in Italia, il lavoro non ha trovato un riconoscimento a seconda del suo sviluppo professionale. Se non affrontiamo al più presto il valore del lavoro - ha aggiunto - non ci potrà essere sviluppo. O questo Paese investe sulle sue competenze, oppure non riuscirà ad uscire dalla crisi».

Sindacalista atipico, come l’ha definito Monestier, Copiello ha criticato con forza l’uguaglianza di trattamento nei contratti, senza distinzioni in base alle competenze. Il presidente di Confindustria Udine, Adriano Luci, ha posto l’accento sulla necessità di dare valore e responsabilità alle nuove generazioni: «Dobbiamo puntare sui giovani. E’ l’unico modo per cambiare le cose, altrimenti si rischia di ripetere gli errori del passato. E’ indispensabile coinvolgere i giovani nel sistema produttivo puntando sulle loro competenze».

Ad organizzare la serata, la Cisl di Udine, rappresentata dal segretario generale per Udine e la Bassa Friulana, Roberto Muradore, il quale, commentando il sistema del comparto unico («il problema esiste, e un sindacato responsabile un problema come questo se lo deve porre» ha affermato), si è espresso sulla necessità di far emergere le competenze nelle aziende: «Il salario di tutti va parametrato in base alla professionalità di ognuno».

Anche l’europarlamentare Debora Serracchiani si è soffermata sul comparto unico: «Questo sistema c’è e ce lo dobbiamo tenere. Ora va utilizzato al meglio e, a mio modo di vedere - ha chiarito - potrebbe essere uno strumento utile per riordinare gli enti locali in Fvg. Chiunque amministrerà la Regione in futuro - ha chiosato l’esponente del Pd - dovrà impegnarsi a utilizzare il comparto unico fino in fondo».

Il problema, per il consigliere regionale del Pdl Alessandro Colautti, «è quello di non riuscire a sedersi attorno a un tavolo per trovare un sistema di cogestione del comparto unico».

Alessandro Cesare

 
 

Gigi, una vita tra le barricate della Cisl e la storia del suo “dottore in malta”

Gigi Copiello, sessantaduenne vicentino, è stato a lungo un esponente di spicco della Cisl veneta, e dei metalmeccanici della Flm in particolare. Si è cimentato con la scrittura del libro “Bruno da Cittadella, dottore in malta” (Edizioni Marsilio) per raccontare storie di operai, imprenditori e artisti. Uno spaccato del Nordest operaio negli ultimi cinquant’anni.

«Ho scritto come facevo una volta con i volantini, in maniera diretta, tagliente, senza tanti giri di parole - ha affermato Copiello -. Ho trattato il tema del lavoro perché ritengo debba tornare a essere un valore, una gioia, in quanto consente alle persone di tirare fuori il meglio di loro stesse». Copiello parla come ai tempi del sindacato: per esprimere il significato di uguaglianza utilizza il termine “compagni”, per identificare gli imprenditori parla di “padroni”, per gli operai utilizza “ragazzi”. Persona schietta e pratica, si porta dietro un’esperienza di anni passati tra fabbriche e picchetti, indicando, alla sua maniera, una strada per superare questa crisi.