La Vita Cattolica

Giovedì 30 Aprile 2015

 

Primo maggio interclassista

La festa sotto il segno della partecipazione

Il Primo Maggio ritorna ad essere celebrato a Cervignano, dopo che l'anno scorso Cgil, Cisl e Uil nazionali hanno organizzato la Festa del Lavoro a Pordenone, scelto quale luogo simbolo della crisi industriale italiana. Ci sarà un corteo che si chiuderà con alcuni discorsi ufficiali, uno dei quali, quello conclusivo, sarà tenuto da Iris Morassi, sindacalista friulana da decenni in prima linea nella difesa dei lavoratori e, in particolare, delle donne.

«Il Primo Maggio a Cervignano, tra l'altro, è indubbiamente la Festa del Lavoro ma è anche un momento nel quale si ritrova una comunità intera e che, a dir la verità, va oltre gli stessi confini comunali, coinvolgendo la Bassa e il Friuli intero» riflette Roberto Muradore, segretario della Cisl di Udine.

Qual è il messaggio sindacale centrale di quest'anno? «Quest'anno si consolida la scelta, che come Cgil, Cisl e Uil friulane abbiamo fatto già qualche anno fa, di ampliare la partecipazione a più soggetti, coinvolgendo anche altre associazioni del mondo del lavoro inteso in senso lato. Oltre alla storica presenza della Cie si riconferma la presenza della Confartigianato».

Perché questa scelta? «È tempo che di capire che, pur nelle diversità che restano, tutto il lavoro sia esso dipendente, autonomo, parasubordinato e finanche imprenditoriale deve allearsi per far fronte alla rendita che drena risorse e a uno Stato che invece di agevolare picchia in testa i lavoratori, anche i pensionati, e quanti fanno impresa. Un fronte "interclassista" dei produttori di beni e servizi, quindi, che si opponga a una falsa economia basata sulla rendita e anche a uno Stato spendaccione e inefficace, non certamente per volontà e colpa dei dipendenti pubblici che, anzi, esigono di ritrovare credibilità e considerazione sociale».

Gli interessi degli imprenditori sono gli stessi dei lavoratori? «In termini generali, vista questa epoca di "capitalismo patrimoniale e di rendita", direi proprio di sì. Nel concreto delle situazioni, però, sono ancora troppi gli imprenditori che continuano a considerare i propri collaboratori solo utili strumenti usa e getta e non una risorsa da rispettare e valorizzare, tantomeno soggetti portatori di diritti».

E la tanto voluta partecipazione dei lavoratori all'impresa? «Da noi, in Friuli, è difficile pensare a una partecipazione regolamentata e strutturata nello specifico di aziende piccole o addirittura micro. La partecipazione, in questi casi, si concretizza negli organismi bilaterali composti da associazioni datoriali e sindacati, nella mutualità dell'insieme dei lavoratori e delle imprese. Oltre che, ovviamente, nel fatto che dipendenti e titolari lavorano ogni giorno gomito a gomito, condividendo una parte del lavoro e della fatica. Nelle aziende medie e grandi, laddove invece sarebbe possibile, si segna il passo anche a causa della crisi che, oggettivamente, ha assorbito in modo totalizzante le energie di tutti. Va però detto che la partecipazione, se reale, è anche una redistribuzione dei poteri e delle responsabilità dentro l'impresa. Questo, è inutile nasconderlo, incontra ostacoli sia negli imprenditori che in parte del sindacato. Molto meno nei lavoratori».

Ma agli imprenditori la partecipazione conviene? «La partecipazione "vera" è la strada non solo per dare un senso e un orizzonte alla fatica e all'impegno quotidiani dei lavoratori, ma anche perché le aziende ritornino ad essere competitive ed escano dalla crisi. La differenza, tutti dicono, è fatta anche e soprattutto dalla qualità del bene prodotto o del servizio reso, dalla ricerca e dall'innovazione. Tutte cose, queste, in capo proprio alle persone, alle lavoratrici e ai lavoratori che, quindi, vanno riconosciuti quali soggetti e non oggetti della produzione».

Francesco Dal Mas

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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