Messaggero Veneto

Venerdì 03 Maggio 2013

 

Primo maggio, negozi pieni nonostante proteste e crisi

Migliaia i clienti che hanno approfittato della festività per riempire il carrello.
Soddisfatti gli esercenti: meglio del previsto. I sindacati: una giornata triste.

«Come o meglio delle domeniche», dicono i direttori dei supermercati. «Ma con che prezzo e rispetto per i lavoratori?», chiedono i sindacati. Un Primo Maggio di aperture e polemiche. Serrande alzate per molti commercianti della media e grande distribuzione. Una decisione criticata dalle sigle sindacali che, alla vigilia, avevano minacciato dei sit-in di protesta: «Ci siamo limitati alla manifestazione di Cervignano», dice Paolo Duriavig, da nove anni responsabile del settore commercio Cisl. E aggiunge: «Non volevamo creare difficoltà per i consumatori e i singoli punti vendita».

Ma la giornata, a sentire gli esercenti, è stata tutt’altro che difficile. A cominciare dal centro commerciale di Torreano di Martignacco. «Abbiamo avuto il 30% di presenze in più rispetto all’anno scorso», rivela Antonio Maria Bardelli, fondatore di Città Fiera dove, oltre a cinema, ristoranti, sale giochi e bingo, è rimasto aperto il supermercato Iper. «Circa tremila clienti con una spesa media di 40 euro», racconta Vanni Corbonese. Il direttore del market non può che essere soddisfatto. «Abbiamo incassato il doppio dell’anno scorso, meglio di una qualsiasi domenica: circa 150 mila euro di fatturato», racconta. Un mercoledì da leoni, insomma. Circa 50 i dipendenti che si sono alternati nell’orario di servizio, dalle 9 alle 21. «Era una giornata di lavoro straordinario con presenza volontaria», spiega ancora Corbonese. Che precisa: «I clienti erano più rilassati e i nostri lavoratori hanno dimostrato un grande senso di responsabilità».

Nonostante il giorno di festa, una quarantina di dipendenti si è presentata anche al punto vendita Panorama di viale Venezia. «Meglio delle domeniche», dice il direttore Walter Istagno. E racconta: «C’è stato un flusso importante di persone verso l’ora di chiusura tanto che siamo rimasti aperti fino alle 20 e 30, mezz’ora in più». Insomma, dov’è questa crisi? «Guardi - spiega ancora Istagno - se non avessi tenuto aperto sarei stato in grossa difficoltà. So che il primo maggio è una festa simbolica ma se c’è l’opportunità di lavorare e far lavorare perché limitarsi?». E così hanno fatto anche al Billa di via Vittorio Veneto, al Carrefour del centro commerciale Friuli e al Bennet di Pradamano.

Ma i sindacati non ci stanno. «Con il decreto salva-Italia di Monti sono saltate le regole e le tutele. Speriamo di poter tornare a dire qualcosa a livello di legislazione regionale», dice Duriavig (Cisl). E conclude laconico: «E’ stato una festa del lavoro sofferta e mi chiedo: quanti di quelli che hanno lavorato resteranno a casa già domani?».

Paolo Duriavig
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