Messaggero Veneto

Giovedì 20 Marzo 2014

 

Pubblico impiego, i sindacati replicano a Mattioni

L’accordo sul comparto è virtuoso

Fare l’economista è sicuramente più facile che fare il sindacalista. In quattro e quattr’otto Fulvio Mattioni giudica il protocollo sul lavoro pubblico sottoscritto la scorsa settimana da Regione, Anci, Upi, Uncem e i sindacati più rappresentativi del comparto “inutile e dannoso”. Avrà le sue ragioni anche se a noi restano molto misteriose. Posto che non si può rincorrere il passato, discettare se debba venire prima un accordo sul lavoro pubblico o la riforma degli enti locali ricorda un po’ il vecchio quesito dell’uovo e della gallina. In attesa della faraona della riforma abbiamo ritenuto utile mettere in campo l’uovo delle linee di gestione del lavoro pubblico per anticipare la riorganizzazione e renderla immediatamente operativa. Evidentemente Mattioni ha letto a modo suo il protocollo, il cui primo obiettivo è la riorganizzazione dell’apparato pubblico nell’ottica della semplificazione degli atti, della ridefinizione delle procedure, della riduzione dei tempi delle risposte della pubblica amministrazione. E’ questo il filo conduttore che lega tutto il resto. A questo fine si prevedono, in Regione e nei Comuni, sperimentazioni di “burocrazia zero”. In questa prospettiva è prefigurata una regolamentazione della mobilità che, ovviamente, partirà da quella volontaria, ma seguirà successivamente le esigenze dell’organizzazione del lavoro. Sempre con questo obiettivo sono previsti un massiccio intervento formativo e la piena valorizzazione di tutte le competenze del personale della Regione e degli Enti locali, in un processo virtuoso di mobilità delle competenze: in questo modo si potranno limitare le consulenze ai soli casi nei quali siano richieste professionalità non rinvenibili nel comparto, con un risparmio di circa 20 milioni all’anno.

In quanto alla definizione delle compatibilità contrattuali, è lapalissiano che i rinnovi, quando ci saranno, faranno carico sui bilanci pubblici, come avviene per tutto il pubblico impiego. Il problema è il quantum: affidarlo al confronto tra le parti è la cosa più ragionevole, posto che Cgil, Cisl e Uil non chiederanno aumenti superiori a quelli legati al contratto nazionale, calcolati secondo le modalità indicate dalla Corte dei conti. Del resto la fase dell’equiparazione economica è chiusa già da 6 anni, poiché i tabellari nel Comparto sono identici e dall’ultimo contratto, riferito al 2009 ma chiuso 3 anni dopo, non c’è stato più alcun aumento e neppure l’adeguamento all’inflazione. La perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni è stato di 5 punti percentuali, che si sommeranno con il blocco fino al 2014 ad ulteriori 4 punti. In conclusione gli stipendi sono tornati al livello del 2002.

In quanto alle paghe dei lavoratori del comparto, si parte dai 980 euro netti al mese della qualifica più bassa ai 1.046 degli operai, ai 1.250 di un impiegato di concetto ai 1.400 dei laureati. Invece, solo grazie al comparto, sono state rese possibili le Unioni dei Comuni e tutte le altre forme associative, per le quali gli enti hanno avuto svariate decine di milioni di euro, da ultimo altri 5 milioni per il 2014. In quanto al costo complessivo, è già stato certificato dalla Corte dei conti e non rappresenta una spesa aggiuntiva per i Comuni, perché è la Regione che trasferisce le risorse. Nel computo complessivo vanno infine inseriti il blocco degli stipendi e la mancata copertura del turn over che ha portato a una riduzione di 1.300 posti di lavoro fino al 2013, per un risparmio di 47 milioni all’anno. In quanto alla road map proposta da Mattioni a Giunta e Consiglio, ci sembra francamente un atto di supponenza nei confronti delle istituzioni e del sindacato. E’ facile scrivere, meno facile agire. Se ne sta accorgendo perfino Renzi.

I segretari generali Franco Belci (Cgil), Giovanni Fania (Cisl) e Giacinto Menis (Uil)

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Fare i sindacalisti è sicuramente più facile che fare gli economisti. Perché ci vuole una gran faciloneria a glissare sui 16 anni di ritardi e sui 401 milioni spesi inutilmente dai contribuenti in attesa che si realizzi il trasferimento dei lavoratori dalla Regione verso gli Enti locali del Fvg. Finalizzato a realizzare il decentramento di servizi e politiche di sviluppo al territorio a tutto vantaggio dei cittadini che così possono usufruire di servizi migliori, tempestivi, più vicini alle loro esigenze. Siglare un protocollo “il cui filo conduttore è la riorganizzazione dell’apparato pubblico nell’ottica della semplificazione degli atti, della ridefinizione delle procedure, della riduzione dei tempi delle risposte della pubblica amministrazione” è parlare d’altro, quindi perdere tempo.

Perché? Perché se la riorganizzazione dell’apparato pubblico di cui si parla è riferito all’ente Regione come sta e giace si dà per scontato che non vi sarà decentramento mentre se decentramento ci sarà, beh! allora saranno gli Enti locali a decidere – a miracolo avvenuto – le politiche di valorizzazione del personale trasferito ivi compresi i trattamenti retributivi, quelli formativi e le politiche consulenziali. A quel punto, fare i sindacalisti avendo come controparte gli Enti locali sarà senz’altro meno facile perché ci sarà qualcuno che ha un interesse ad utilizzare al meglio le risorse pubbliche siano esse umane che finanziarie. Credo con ciò di avere chiarito i motivi per cui giudico inutile e dannoso il protocollo menzionato. Simpaticamente misteriosofica, invece, mi appare la previsione di “sperimentazioni di burocrazia zero in Regione e nei Comuni” cui accennano i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil del Fvg. Al riguardo voglio esprimere un dubbio: non sarà che vogliono proporre la scomparsa di Regione e Enti locali? Il termine burocrazia, infatti, viene comunemente usato come sinonimo di pubblico impiego. Per me, la burocrazia o pubblico impiego non deve diventare zero ma, lavorando a costi e remunerazioni di mercato, diventare un fattore di competitività qualora venga decentrata. I tempi stretti da me indicati per la riforma Regione-Enti locali-Comparto pubblico, infine, sono senz’altro trattabili (di qualche mese) perché volevano essere uno sprone a dare un segnale chiaro ai cittadini del Fvg. Quale? Di non dover aspettare altri 16 anni e, nell’attesa, pagare di nuovo inutilmente.

Fulvio Mattioni

Fulvio Mattioni
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