Messaggero Veneto

Venerdì 22 Febbraio 2019

 

Reddito di cittadinanza viaggio tra i disoccupati in cerca di un contratto

Nei Centri per l'impiego e nei Caf mancano le informazioni, si attende il 6 marzo
Chi non ha un lavoro spera di ricevere l'assegno mensile per tirare avanti

Autista, disoccupato da due mesi cerca un'occupazione. A 56 anni Luciano Gandolfo sa che per lui le possibilità di rientrare nel mondo del lavoro si vanno assottigliando. Spera di ricevere un aiuto dal reddito di cittadinanza, ma ancora nessuno sa dirgli con esattezza quale sarà l'iter da seguire per ottenerlo. L'unica cosa certa è che le domande potranno essere inoltrate dal 6 marzo. Lo si potrà fare attraverso il portale dedicato o le Poste. Cosa succederà dopo resta un mistero.

Parte dal Centro per l'impiego di Udine il nostro viaggio tra i disoccupati che pur cercando un'occupazione non disdegnano il reddito di cittadinanza. Alle 10 entriamo nell'ufficio di viale Duodo tra il via vai di persone in cerca di futuro. Gli sguardi di ciascuno lasciano intravvedere un senso di rassegnazione e speranza: anche se il lavoro resta al primo posto tutti sperano di ricevere l'aiuto economico. «I 780 euro ci servono per tirare avanti», ripetono presentando le domande di iscrizione alle liste di collocamento. Qui nessuno è in grado di introdurli negli iter da seguire per ottenere l'assegno mensile. I Centri per l'impiego, i Caf e i Servizi sociali attendono istruzioni. «Lo snodo è l'Inps. Dove indirizzerà il flusso delle domande?», si chiede la responsabile del Cpi di Udine, Manuela Fracarossi, secondo la quale è abbastanza probabile che la mole di dati arrivi ai Servizi sociali. Forse è un auspicio perché, pur avendo alle spalle il modello rodato in Friuli Venezia Giulia della misura di integrazione al reddito (Mia) e del reddito di inclusione (Rei) i Centri per l'impiego non hanno personale sufficiente per vagliare tutte le domande del reddito di cittadinanza. «Negli ultimi due anni e mezzo abbiamo intercettato parecchie persone con Isee fino a 6 mila euro, il limite richiesto dalle misure regionali», racconta la responsabile senza nascondere che se dal 6 marzo il Cpi si trovasse ad affrontare altri centinaia di accessi il sistema entrerebbe in crisi.

E mentre nei piani alti si attendono risposte, i disoccupati continuano a iscriversi nelle liste di collocamento. Davanti agli sportelli, attorno al grande tavolo, sono sedute decine di persone. Non tutte accettano di raccontare le loro storie. Lo fa Gandolfo, l'autista che spera di essere contattato in tempi brevi da un'azienda. A casa ha moglie e due figli che fortunatamente lavorano. Ma questo non gli basta, lui rivuole la sua dignità di lavoratore.

Qualche metro più in là c'è Luca Mazzeo, un romano, 43 anni, che ripete: «Sono interessato al lavoro non al reddito di cittadinanza. Da Roma mi sono trasferito a Udine perché dicono che al nord c'è più lavoro». A Udine ha trovato la sua dolce metà, Samanta Scalzo, 33 anni, e con lei vuole creare una famiglia. Disoccupato da 10 anni, Mazzeo è pronto ad accettare qualsiasi proposta. A Roma era un commerciante e, nel 2008, la crisi economica ha fermato la sua attività. Negli anni successivi ha seguito vari percorsi e ora, pur apprezzando l'eventuale aiuto che potrebbe arrivargli dal reddito di cittadinanza, preferisce puntare sull'occupazione. Lo stesso fa Samanta, la giovane dai lineamenti tipici delle donne dominicane costretta ad aiutarsi con la stampella dopo un investimento. «Mio padre è siciliano, mi madre di Santo Domingo, ma io sono nata e cresciuta qui», rivela commentando positivamente gli aiuti ricevuti finora. Promuove la Mia e pure la tessera che le consente di fare la spesa. «Se ti accontenti un lavoro lo trovi», continua mettendo in conto, però, di trovare un lavoro anche pagato poco. «Con 500 euro al mese - afferma - non campi soprattutto se hai due figlie da mantenere». Ben venga quindi il reddito di cittadinanza che potrebbe portare a rifiutare i lavori mal pagati. Lei lavorando nel settore delle pulizie e dell'assistenza agli anziani conosce anche questa realtà. A coltivare poche speranze è Imiri Ramiz, il muratore albanese arrivato in Friuli 15 anni fa. Ha 60 anni, forse troppi per trovare un lavoro. «È difficile - ripete - spero nel reddito di cittadinanza».

Dal Centro per l'impiego ci spostiamo negli uffici del Caf-Cisl. Qui la gente è in coda per compilare la dichiarazione Isee. Il Caf ha scelto di farlo per dare una mano alle persone in difficoltà e quest'anno, complice il reddito di cittadinanza, ha anticipato l'assunzione di 25 persone. «Ad oggi non abbiamo la modulistica per il reddito di cittadinanza, aspettiamo le direttive», spiega la presidente Renata Della Ricca, sapendo che la prossima videoconferenza con il coordinamento nazionale è fissata per mercoledì. Il reddito di cittadinanza ha contribuito ad aumentare le richieste di reddito Isee anche se al Caf si sono presi per tempo anticipando gli appuntamenti. Lo scorso anno il Caf-Cisl ha compilato 7 mila dichiarazioni Isee, quest'anno il numero è destinato ad aumentare.

Giacomina Pellizzari

Renata Della Ricca
Renata Della Ricca
archivio

altre risorse: