La Vita Cattolica

Sabato 21 Novembre 2009

 

Economia friulana. Crisi occupazionale.
Le richieste di Cisl, Cgil e Uil. Dalle industrie dati ancora poco rassicuranti.

«Regione, più coraggio»

La regione «abbia più coraggio e superi la logica notabile». Questo il duro monito espresso da Ferdinando Ceschia, segretario provinciale della Uil di Udine, nella sua reazione al direttivo unitario Cgil-Cisl-Uil della provincia di Udine che si è tenute lunedì 16 novembre a Pasian di Prato. Un incontro, ha affermato Franco Colautti, segretario Cisl dell'Alto Friuli e moderatore dell'assemblea, «che intende dare un messaggio di unità e responsabilità».

Nel «cappello introduttivo» Colautti ha fornito gli allarmanti dati della situazione lavorativa nella provincia friulana: nei primi sei mesi del 2009 gli addetti autorizzati alla cassa integrazione ordinaria sono stati 29.309 per un totale di 1.417.307 ore autorizzate; il numero delle domande è stato pari a 1.403, per 450 unità locali con una stima di addetti effettivi pari a 10.796. Le percentuali di Cigo per comparti si suddividono in meccanica (40,8 per cento), legno (14,5 per cento), metallurgia (10,7 per cento), edilizia (5,5 per cento), carta (4,4 per cento).

Per quanto attiene la cassa integrazione straordinaria i primi nove mesi del 2009 ha interessato 5.061 lavoratori friulani per un totale di 45 imprese. Le percentuali di Cigs per comparti vede al primo posto il settore metallurgico (38,7 per cento), meccanico (33,6 per cento), legno (7,4 per cento) e chimica (5,6 per cesto). Gli interventi in deroga ha coinvolto 1.146 lavoratori nella provincia di Udine, pari al 43,7 per cento del livello regionale.

Ceschia nella sua relazione ha chiesto alla Regione di costituire una «task force» per contrastare la crisi, e di «ripristinare l'assessorato all'Industria ed il ruolo originario di Friulia» perché, ha affermato il sindacalista, «la reazione del governo regionale alla crisi è stata finora al di sotto delle aspettative».

La cassa integrazione non basta, ha detto Ceschia, «serve un disegno complessivo che rimetta al centro le esigenze del mondo del lavoro e riconosca il ruolo fondamentale del manifatturiero nell'economia di questa regione e del Friuli in particolare, che non può vivere di solo terziario».

Ha poi preso la parola Roberto Persello, delegato per la meccanica, il quale ha affermato che «è un dato di fatto che negli ultimi anni gli imprenditori abbiano realizzato utili molto buoni. E del tutto evidente che le imprese hanno motivo di esistere per realizzare utili, ma c'è un'altra questione: è giunto il momento di chiedere con forza che certi imprenditori sia assumano la responsabilità, anche morale, di svolgere una funzione sociale nel territorio nel quale operano».

Per Mauro Franzolini, delegato per l'edilizia ed il legno, «secondo i dati Confindustria, sono oltre ottanta le aziende che stanno facendo la cassa integrazione. Parliamo di un tessuto fatto da piccole e medie imprese le quali spesso non hanno neanche i requisiti per accedere alla cassa Integrazione. Molte aziende non hanno più ammortizzatori sociali e l'unica strada che rimane è quella della mobilità, ovvero del licenziamento».

Alla politica, a tutti i livelli, il compito di «elaborare un'idea sul futuro del Paese». Questo in chiusura l'appello di Susanna Camusso, segretario Confederale della Cgil, che ha esortato le istituzioni locati a non essere semplici «spettatrici» della crisi. «Le regioni, ha affermato, hanno un ruolo fondamentale nella difesa del welfare, della pubblica amministrazione, dell'istruzione, settori chiave sui quali le politiche del Governo statale rischiano di avere effetti dirompenti. Ecco perché dobbiamo opporci con forza alle sirene dell'antipolitica, che rischiano di portare il Paese verso una pericolosa deriva populista».

Flavio Cavinato

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Attivo Unitario dei quadri e dei delegati Cgil-Cisl-Uil territoriali della provincia di Udine.

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