Messaggero Veneto

Venerdì 28 Settembre 2012

 

Regione senza sobrietà

di Fulvio Mattioni

Senso della sobrietà ed etica del lavoro di società civile e politica sono alieni e inconciliabili? La ricerca di un senso comune è uno sforzo pionieristico destinato a fallire? Facile pensare a un doppio sì. Ma la convergenza va perseguita con una proposta che esprima il protagonismo di tutti coloro che vogliono far finire i fatti, gli atteggiamenti e financo la cultura che la cronaca nazionale e locale mostrano con riferimento ai costi e alle modalità di funzionamento di organi politici essenziali quali il Consiglio e la Giunta regionali. La situazione in essere in Fvg non è quella laziale, ma l’élite del ceto politico nostrano ha manifestato la strana idea che agli organi politici non si possano fare i conti. È accaduto diversi mesi fa allorché l’attuale Presidente del Consiglio del Fvg e il suo predecessore hanno bollato come “balle” i dati presentati ad un convegno organizzato dalla Ust-Cisl di Udine e come “castronate” le proposte che si facevano carico della ricerca di quel senso comune della sobrietà di cui in premessa.

Quella, però, è una ricerca da condividere assieme a istituzioni, politica, società civile e lavoratori. Al giudizio sprezzante seguiva la minaccia di azioni legali e la promessa di rendere pubblico un documento contenente i numeri “ufficiali”. Forse perché la fonte statistica principale dello studio presentato era il Consiglio regionale stesso, dopo 7 mesi vi è il timore che l’attesa si prolunghi ancora per settanta volte sette mesi.

E poiché il buon funzionamento degli organi politici regionali è in questi giorni al centro dell’interesse collettivo ritengo utile illustrare tale proposta, che ci tocca da vicino e che prevede tagli agli sprechi e migliorie al normale funzionamento degli organi politici. Partiamo dagli sprechi: perché il Fvg deve avere 59 consiglieri quando vi sono regioni che ne hanno solo 30? Regioni che non solo producono più leggi di noi ma evitano di alimentare quel contenzioso con lo Stato per il quale vantiamo un ben poco invidiabile primato. Perché 59 (che rischiano di diventare 62 nella prossima legislatura) quando la finanziaria di Tremonti del 2011 ne prevede 30 e così pure la finanziaria-bis voluta dalla Bce? La riduzione a 40 consiglieri contenuta nella proposta in oggetto fa risparmiare 15 milioni nel solo periodo 2013-2017 mentre con 30 consiglieri i risparmi salgono a 23 milioni.

E ancora, si può risparmiare sul costo lordo medio annuo del singolo consigliere che nel 2011 ammonta a 172 mila euro e a un totale annuo dei 59 pari a 10,2 milioni di euro? Sì. È sufficiente legare i rimborsi ai costi effettivamente sostenuti, ovvero conteggiare gli accessi effettivi in Consiglio sostituendoli ai 21 accessi mensili “presunti” che comportano l’irrealistico numero di 252 presenze annue. Il conseguente risparmio annuo di rimborsi per l’automezzo è di 900 mila euro (4,5 milioni in una legislatura) e di 470 mila quello per i rimborsi del vitto (2,3 milioni in 5 anni, posto che si tagli da 35 a 7 euro il rimborso del pasto, quello previsto per i magistrati a cui viene anche rapportata l’indennità di presenza di consiglieri ed assessori regionali. Le spese per il personale istituzionale dipendente del Consiglio tornino ad essere quelle di pochi anni fa quando – a parità di consiglieri in carica – vi erano una cinquantina di lavoratori in meno. Con un risparmio di 1,7 milioni annui per un totale di 8,5 su base quinquennale.

L’ultimo spreco importante fa riferimento ai trasferimenti ai gruppi consiliari che possono ritornare al milione di pochi anni fa rispetto ai 2,7 del 2011 con un risparmio quinquennale di 8,5 milioni. Per moralizzare l’utilizzo dei trasferimenti è sufficiente prevedere la fatturazione delle spese sostenute anziché il rimborso a piè di lista. Aggiungendo una sforbiciata alle pletoriche e inutili indennità di carica e di funzione elargitesi dai Consiglieri, la proposta consente risparmi per 54 milioni nel periodo 2013/2017.

E le migliorie? Tante: rafforzare il ruolo del Consiglio portando da 7 a 2 gli Assessori scelti al suo esterno (5 milioni risparmiati in 5 anni); ridurre il numero delle Commissioni; rendicontare tutte le spese e i trasferimenti ai gruppi consiliari; pubblicizzare il bilancio del Consiglio; valutare la quantità e la qualità della legislazione e la produttività dei consiglieri. Tutte e tre, infatti, sono in drammatica caduta come dimostra l’aumento esponenziale del contenzioso con lo Stato (18 leggi impugnate sulle 67 approvate negli ultimi 3 anni), l’esiguo numero di leggi approvate e il numero di ore di presenza in aula (appena 253 nella media degli ultimi 3 anni e 69 sedute per una media inferiore alle 4 ore a seduta).

Il rendiconto delle spese 2011 del Consiglio dice che risparmi significativi non sono stati fatti: il calo di 410 mila euro rispetto al 2010 (-1,7%) è poca cosa se confrontato ai 4,8 milioni possibili applicando la proposta almeno al secondo semestre dell’anno e circa nulla rispetto ai 10,7 milioni di risparmi annui con la sua entrata a pieno regime. Il rapporto consiliare sulla legislazione 2011, infine, evidenzia che la quantità del prodotto è diminuita (19 leggi), la sua qualità ancora peggiorata (6 leggi impugnate) e la produttività dei consiglieri scesa ulteriormente (appena 229 ore d’Aula). Senso comune della sobrietà ed etica del lavoro? Convergenza urgente!

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