La Vita Cattolica

Mercoledì 13 Dicembre 2017

 

Ridare fiducia alla vita a partire dalle famiglie

IL 14 DICEMBRE l’Arcivescovo mons. Mazzocato incontra, al Paolino d’Aquileia, di Udine, gli amministratori ed i politici, per gli auguri di Natale. Sarà l’occasione per un’attesa riflessione sulla delicata congiuntura che il Friuli attraversa. Appuntamento alle ore 18 di giovedì.

LIONELLO D’AGOSTINI, già presidente della Fondazione Crup, oggi Fondazione Friuli, scende in campo per richiamare i valori di cui la politica deve farsi carico, ma anche per chiedere che finalmente vengano presentati i programmi di che cosa si vuol fare nei prossimi 5 anni.

LA DENATALITÀ è la prima emergenza da affrontare. Lo riconoscono il docente universitario Silvio Brusaferro, l’imprenditore Pietro Petrucco, Cristina De Simon del Centro per la vita, la presidente del Cif di Udine Renata Masotti e la coordinatrice Cisl Renata Della Ricca. È a rischio la stabilità sociale ed economica del Friuli. Per rimediare è indispensabile promuovere nuove opportunità di lavoro.

La cosa che dovrebbe stare a cuore ai politici – esordisce così Cristina De Simon, presidente del Centro di aiuto alla vita di Gemona – è la constatazione che tante volte sono i problemi economici delle famiglie ad ostacolare l’accoglienza verso la vita.

Perciò, oggi ai politici è chiesto d’interessarsi alle condizioni di lavoro di tanti cittadini, mariti e padri che hanno un’importante responsabilità verso la vita nascente. E, naturalmente, alla condizione delle madri lavoratrici. «Infatti – insiste De Simon –, troppi lavori sono oggi caratterizzati dall’incertezza sugli stipendi, che costituiscono le entrate delle famiglie, e dall’insicurezza per il futuro dei figli».

Anche per questi motivi, secondo De Simon, nel 2016, in Regione, ben 1.436 donne si sono recate in ospedale per interrompere la gravidanza. «Ai candidati alle elezioni regionali chiediamo di prevedere stanziamenti per sostenere le donne in gravidanza e nei primi anni di vita del nascituro, per sostenere le famiglie» conclude De Simon.

Il Friuli corre il rischio di «un progressivo indebolimento del capitale sociale», come viene testimoniato dalla crisi della natalità, per cui bisogna valorizzare le esperienze in atto di costruzione di nuove reti solidali sul territorio.

Ritorno alla sussidiarietà
Questa, secondo Silvio Brusaferro, dell’Università di Udine, la «grande sfida» del prossimo futuro, di cui, però, non si devono far carico solo le leadership politiche, ma le comunità stesse. Si tratta di ricreare il tessuto sociale che ancora nel secolo scorso ha prodotto le casse rurali, le latterie sociali, altre espressioni di sussidiarietà, per affermare un nuovo vicinato, in cui – spiega Brusaferro – l’anziano non si senta più solo, la famiglia in crisi trovi sostegno nei vicini, non soltanto nei servizi istituzionali. Pura teoria? No. L’Università ha già avviato delle sperimentazioni, in collaborazione con la Fondazione Friuli, l’Anci, il Terzo settore, la Spes, il coinvolgimento delle «agenzie» sul teritorio: dalle parrocchie alle future collaborazioni pastorali, dalle farmacie agli uffici postali e agli stessi postini. «Ad esempio, i ministri dell’Eucarestia – specifica Brusaferro – raggiungendo tante famiglie hanno un compito provvidenziale di osservazione del territorio».

Che cosa c’azzecca tutto questo con la congiuntura politica e le prossime elezioni? «C’azzecca eccome» a sentire chi opera su tutt’altro campo, l’economia. Parliamo con Pietro Petrucco, presidente della Icop di Basiliano. «La premessa per la crescita economica, oltre che sociale – spiega – è la ricreazione di un tessuto di relazioni che ridia fiducia alla vita, a partire dalle nostre famiglie, e incominciando da quelle più giovani. I bonus bebè è meglio che ci siano, ma servirebbe una politica a sostegno della famiglia ben più robusta, alla francese. La politica dovrà decidersi d’introdurre, anche in regione, il quoziente familiare. Certo, bisogna crederci. Di qui la necessità – secondo Petrucco – che maturino leadership politiche che abbiano il coraggio della visione, di una strategia e che non si limitino al contingente.

Visione e concretezza
«Da tempo siamo in presenza di leadership che hanno grandi visioni e poca concretezza territoriale, altre che si collocano all’opposto. Ci sarà pure una via di mezzo?». Una strategia, si diceva, che necessariamente dovrà passare attraverso i giovani, oggi sempre più distanti dalla politica. «Esemplifico con una banalità che è tale solo apparentemente – sottolinea Petrucco –. Nel recente passato si sono mortificate le bande musicali, ogni paese ne aveva una e tutte erano scuola di formazione dei ragazzi». Ecco, dunque, il tessuto sociale da ricreare. Ed ecco da dove partire per fare del Friuli-Venezia Giulia una scelta condivisa, quella dell’area metropolitana europea, con solide basi economiche. «A proposito di sfide – conclude Petrucco – la futura piattaforma logistica di Trieste dovrà avere ricadute su tutta la regione, se vuol essere davvero fertile».

Considerata con l’occhio femminile, la politica ha indubbiamente bisogno di una rigenerazione valoriale. Lo sostiene anche l’avvocato Renata Masotti, presidente del Cif, il Centro italiano femminile, di Udine. «C’è bisogno di una politica al femminile, con le donne – afferma – che si distinguano finalmente dai maschietti per sottrarre questo servizio da ogni strumentalizzazione di potere, in modo da essere a disposizione autenticamente della comunità friulana». Solo un buon auspicio? «Assolutamente no. Vogliamo capire o no che il Friuli corre un gravissimo rischio se non aiutiamo le giovani coppie a formare famiglia e ad aprirsi alla vita? La politica si riempie la bocca di buoni propositi, ma concretamente – insiste a chiedere l’avvocato Masotti – che cosa fa per dotare le comunità di nuovi asili nido e magari per alleggerire le presenze in quelli attivi? Quando ci sono dai 25 ai 30 bambini per maestra come è possibile un accompagnamento personalizzato?».

Per Masotti manca perfino un dibattito approfondito su questi argomenti. «Non basta dire che la donna deve rimanere a casa a far figli e poi a tirarli sù. La madre ha il diritto al lavoro. Bene, va supportata. Anzi, da supportare è la famiglia stessa. In questi anni, a mio avviso, si è solo balbettato di politiche familiari». Anche la presidente Cif si dice preoccupata per la disaffezione alla politica. Ma proprio per questo – afferma – è necessario trasferire effettivamente in politica le capacità che le donne stanno dimostrando nelle professioni.

A proposito di «partecipazione», la coordinatrice della Cisl di Udine, Renata Della Ricca, ha un chiodo fisso: è indispensabile che la politica ascolti di più il mondo dell’associazionismo, dalle categorie economiche a quelle sociali, passando per il volontariato. «Politica ed istituzioni si allontanano dalla gente proprio perché il più delle volte fingono di ascoltarla, non ne colgono le esigenze. E la prima urgenza è il lavoro». Cari politici – è il vigoroso appello della sindacalista – volete o no capire che i giovani, con i voucher o la flessibilità estrema, non riescono a formare famiglia e ad avere figli? La precarietà di oggi significa l’impossibilità domani del Friuli di sopravvivere». Tirano i servizi alla persona, la ristorazione ed il terziario in genere, la manifattura e l’edilizia, invece – secondo Della Ricca – non trovano ancora le necessarie spinte.

Francesco Dal Mas e Flavio Zeni

Renata Della Ricca
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