Venerdì 30 settembre 2011

 

RIEQUILIBRARE DIRITTI E TUTELE NELLE DIVERSE
OCCUPAZIONI DEI DIPENDENTI.
I SINDACATI

In tempi di crisi sociale ed economica come quella attuale, tutti hanno la necessità di rivedere le proprie posizioni, gli obiettivi, i ruoli. Imprese e cittadini chiedono un tanto anche ai sindacati specie dinanzi alle tutele che possono apparire eccessive di chi sembrerebbe gia protetto, magari dal posto certo.
Abbiamo interpellato i Segretari Generali di Cgil e Cisl Udine e Bassa friulana rispettivamente Alessandro Forabosco (che è anche consigliere camerale) e Roberto Muradore. Emergono posizioni differenti, talvolta anche in antitesi.

Come si colloca il sindacato rispetto alla tutela dei dipendenti pubblici, quelli con la certezza del posto, del posto a tempo indeterminato e non i precari, e dei dipendenti privati, soggetti a cassintegrazione, mobilità, licenziamenti?

Forabosco (Cgil): “Non c'è contrapposizione tra lavoratore pubblico e privato, operaio ed impiegato, pensionato e dipendente, lavoratore e disoccupato.
Tutti i lavoratori, ed i pensionati, sono sotto il tiro di Governo e Confindustria: salari e pensioni fermi o quasi rispetto al costo della vita, prelievo fiscale alto ed in crescita, servizi sociali ridotti e compressi, nessuna scelta a favore della crescita e dell’occupazione.
Il Governo, con l'acquiescenza di CISL e UIL, ha ridotte diritti e tutele dei lavoratori e incrementato notevolmente la diffusione del lavoro precario. Senza voler fare paragoni tra i problemi occupazionali nel privato e nel pubblico, la certezza del poste di lavoro per il pubblico dipendente è l’ennesimo luogo comune.
Lo si chieda ai dipendenti licenziati dal Comune di Paularo e a tutti quelli oggetto di chiusure e ristrutturazioni di enti pubblici`.

Muradore (Cisl): “La situazione delle lavoratrici e dei lavoratori italiani vede, grossomodo, 3,5 milioni di questi "sommersi" nel sommerso, 2,8 nelle aziende sotto i 15 dipendenti, 3 di atipici, 8,5 in medie e grandi imprese e 3,5 nel pubblico impiego. Una nuova mappa sociale nella quale la differenza principale è tra quanti fanno i conti con il mercato e chi, invece, è protetto e senza rischi. Esistono, inoltre, grandi diversità tra chi è garantito o ben tutelato e chi lo è in parte o per nulla. Questi ultimi sono circa il 40% di tutti i lavoratori! Il sindacato non deve restare solo dentro il “fortino" dei garantiti e tutelati ma impegnarsi di più a dare rappresentanza e risposte, quelle possibili, a chi è ancora “figlio di nessuno". Ecco perché si impone un riequilibrio del sistema di diritti e tutele a favore di chi ne è privo".

Nella situazione economica attuale la protezione dei posti di lavoro nel settore privato e la creazione di nuova occupazione dovrebbero divenire obiettivi prioritari e immediati anche rispetto alla richiesta di aumenti salariali nel settore pubblico che non soffre della spada di Damocle della possibile perdita del lavoro, presente, invece, nel privato? Il Governo centrale e regionale paiono orientati in tal senso. Condivide?

Forabosco (Cgil): "Tutti i lavoratori - privati e pubblici - hanno diritto ai rinnovi contrattuali soprattutto di fronte ad una inflazione che ha ripreso a galoppare (+ 2,7% luglio 2011 su luglio 2010 e il costo della benzina aumentato dell`11%). Dare ossigeno ai salari (e alle pensioni non è affatto in contrapposizione alla creazione di nuova occupazione. Tutt'altro. La crescita dei redditi favorirebbe una ripresa dei consumi da parte delle famiglie e quindi un rilancio della produzione e la creazione di nuovi posti di lavoro. Il Governo regionale e il Governo nazionale devono chiedere “sacrifici" a chi fin'ora ha dato poco o nulla alla comunità regionale e nazionale; evasori fiscali (120 miliardi all'anno di evasione!), alti redditi, rendite finanziarie, grandi patrimoni immobiliari".
La politica - invece di bloccare i contratti nazionali e regionali fino al 2014 e forse fino al 2017 tenendo ferme le paghe sui 1.200 euro - dia l’esempio. Comincino i politici per coerenza a tagliarsi vitalizi e privilegi.

Muradore (Cisl): "A parte la penosa vicenda del Comparto Unico, nella quale la CGIL e la UIL del FVG hanno cinicamente e irresponsabilmente bluffato per farsi belli agli occhi dei lavoratori senza portar loro un bel niente e, anzi, mettendo a rischio il Comparto stesso, il Sindacato Confederale attua una politica salariale ragionevole e compatibile anche per i pubblici dipendenti e per quanti operano in settori ancora di monopolio o di oligopolio. E' successo però che, a volte, si scatenasse un “sindacalismo corsaro” che trovava, purtroppo, ascolto e complicità in una politica che, per piacere e compiacere, dava tutto e di più. Oggi la priorità è quella della difesa e della promozione del lavoro. Un lavoro vero che produca beni e servizi per la comunità e non un lavoro inutile, clientelare e parassitario. Va sottolineato, infine, come i servizi e l’amministrazione pubblica possano e debbano essere un traino importante della ripresa e dello sviluppo, non un freno. Privato e pubblico “si tengono" e non vanno ideologicamente contrapposti".

E’, quindi, giusto quanto la politica chiede oggi ai dipendenti pubblici: blocco aumenti, stop al turn over? Il contenimento della spesa pubblica potrà così permettere investimenti per l’occupazione nel privato. Che ne pensa?

Forabosco (Cgil): "E‘ un grave sbaglio per tutti i cittadini e per l'intero Paese. La spesa pubblica italiana è di gran lunga inferiore alla media della spesa pubblica europea. Quella del FVG è a sua volta inferiore alla media italiana. Comprimere ulteriormente le stato sociale ha il significato di ridurre asili nido, trasporti pubblici, assistenza agli anziani. cure e prevenzione ai soliti noti: lavoratori, cassaintegrati e disoccupati".
Altra cosa è ammodernare lo Stato e rendere più efficiente l’amministrazione pubblica su questa questione poco o nulla si è fatto, tant'e che a livello provinciale tutte le forze sociali e la Provincia hanno condiviso un documento (Progetto Friuli) che fornisce indicazioni in tal senso.
La questione dirimente semmai, se si vuole rilanciare lo sviluppo, sta nell’affrontare con decisione il problema delle crescenti disuguaglianze, oggi il 10% della popolazione detiene il 50% del reddito nazionale e il 50% della popolazione solo il 10%, é evidente che se non si rida potere d' acquisto agli strati sociali più deboli non c’è ripresa certa e duratura.

Muradore (Cisl): Le risorse pubbliche non sono infinite e, anzi, sono finite. Non ce n’è, a volte, neppure per la spesa corrente e di questo bisogna tener conto. Sanità, Scuola e Pubblica Amministrazione devono agire come un’impresa che, se non vuol chiudere, si attrezza per offrire migliori prodotti e servizi a minor prezzo, quindi riduce i costi di produzione. Ma non taglieggiando gli stipendi dei lavoratori, bensì eliminando i tanti, troppi sprechi e le “strozzature" produttive, efficientando, motivando il personale. Se la politica lo decide può, eccome, razionalizzare e ristrutturare la macchina pubblica rendendola così più efficace e meno costosa. E’ fondamentale la scelta di dirigenti competenti e capaci di organizzare meglio l’offerta pubblica nella logica del conseguimento dei risultati, abbandonando la micidiale cultura dell’adempimento fine a se stesso. Essere amici e parenti di qualche politico non può essere il criterio di scelta dei gruppi dirigenti e degli alti funzionari. I dipendenti pubblici non ne possono più di essere considerati da una parte dell’opinione pubblica dei fannulloni perditempo e vogliono, giustamente, riappropriarsi di quella considerazione sociale che compete loro in quanto lavoratrici e lavoratori al servizio dei cittadini e delle imprese. Sarebbero proprio loro i primi beneficiari di una gestione rigorosa ed efficiente della macchina pubblica!”.

Daniele Damele.

Roberto Muradore
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