La Vita Cattolica

Giovedì 22 Ottobre 2015

 

L'avvenire del Friuli. Il Vicario generale raccomanda
prudenza nei cambiamenti strutturali delle comunità

Riforme? Sì, ma da sperimentare

Mercoledì 28 ottobre «Lezioni di autonomia» a Spilimbergo. Mons. Genero mette in guardia dai rischi per la specialità del Friuli-Venezia Giulia e rilancia l'ipotesi degli Stati Generali

Il Friuli si difende con i denti dalla razionalizzazione centralistica. L'Anci, ad esempio, ha deciso si sostenere anche finanziariamente il ricorso legale di 12 Comuni che si sono rivolti al Tar contro il provvedimento di Poste: Coseano, Dignano, Fagagna, Gemona, Maniago, Pavia di Udine, Premariacco, Rive d'Arcano, Ruda, Sequals, Sesto al Reghena, Tolmezzo. Dalle scuole alla sanità, passando per altri servizi, è una lotta quotidiana. Che non fa sconti neppure alla Regione, che ha difficoltà a far passare la riforma delle Unioni territoriali intercomunali, dopo aver imposto la chiusura delle Province. I 16 Comuni che fanno parte del «Laboratorio di autonomia» hanno promosso, a Spilimbergo, il secondo ciclo delle «Lezioni di autonomia»: un osservatorio per indagare se nella condizione attuale dell'identità friulana esistano i margini per rivendicare maggiori spazi di autogoverno e non rassegnarsi alla riduzione della potestà decisionale locale che il dibattito sulle riforme istituzionali, l'Italicum e lo Sblocca Italia, sembra profilare. Mercoledì 28 sarà la volta del rapporto fra «La Chiesa e l'autonomia in Friuli»: a inquadrare il ruolo della componente ecclesiastica nella questione dell'identità sarà mons. Guido Genero, vicario generale dell'Arcidiocesi di Udine, che in occasione della Fieste de Patrie lo scorso 3 aprile ha lanciato un segnale ai friulani affinché si mobilitino per una nuova «stagione della speranza», simile al dopo 1976.

Mons. Genero, che c'azzecca la Chiesa con temi così tecnici? «Si parla tanto, con l'avvento di papa Francesco, delle periferie esistenziali che devono stare a cuore ai cristiani (e non solo a loro). Le identità etnico linguistiche costituiscono una periferia esistenziale nel momento in cui non si sentono valorizzate. La Chiesa, cattolica ed apostolica, pratica un'unica fede, ma dentro a culture e lingue diverse, che cerca in ogni modo di valorizzare. La dottrina sociale della Chiesa, peraltro, ha sempre promosso la solidarietà e la sussidiarietà».

Quindi? «L'opzione non è quella centralistica, ma quella federalista, cioè della promozione delle singole comunità nella valorizzazione identitaria delle loro specificità».

Lei la prende alla larga per ribadire che la preoccupa la riforma degli enti locali e la allarmano i rischi che sta correndo la specialità della Regione. «Non la prendo alla larga. Una Chiesa che pratica il valore della sussidiarietà non può non interrogarsi sulle riforme in corso. Nessuno nega l'esigenza di razionalizzare il sistema per renderlo più efficace ai fini del bene comune. Parlo della sanità come degli enti locali e di altri settori e servizi. Siccome, però, si va a toccare un sistema di relazioni radicato magari da secoli e nel quale le nostro comunità si riconoscono, a nostro avviso sarebbe necessaria una sperimentazione di 5 o 10 anni. Per verificare, appunto, se la sussidiarietà può effettivamente innervare anche queste nuove realtà».

Gli Stati Generali che lei ha proposto non verranno, dunque, convocati per dire di no alle riforme? «I problemi sono sotto gli occhi di tutti. È evidente che occorre riformare. Una riflessione generale s'impone su come riformare, perché non è che le nostre comunità siano state rese effettivamente partecipi di queste nuove prospettive. Gli Stati Generali dovrebbero consigliare a sperimentare le soluzioni possibili, perché tornare indietro sarebbe un atto frustrante».

La specialità e l'autonomia del Friuli-Venezia Giulia è davvero a rischio oppure ha ragione la presidente Debora Serracchiani ad assicurare che è in sicurezza? «È dimostrato che nel galleggiamento dei poteri quello che oggi sembra sicuro, domani non può esserlo. Quindi è saggio rimanere vigili, anche se le energie vanno impegnate soprattutto nella soluzione dei fondamentali problemi che garantiscono il futuro del Friuli, dalla natalità al lavoro».

La Chiesa, dunque, non vuol mettersi di traverso… «Di traverso a chi? La Chiesa si propone, semplicemente, di essere leale con i cristiani che praticano i suoi insegnamenti. Non abbiamo sempre detto che la diversità è ricchezza? A questo principio non rinunciamo».

Francesco Dal Mas

mons. Guido Genero
mons. Guido Genero
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