Messaggero Veneto

Sabato 08 Novembre 2014

 

Rigenerare il Fvg: incontro in teatro

Questa mattina, alle 10, al teatro Benois-De Cecco si terrà l’incontro “I princìpi di Codroipo: 13 enunciati per rigenerare il Fvg”. All’incontro, organizzato dal Centro iniziative codroipesi, parteciperanno il moderatore Mario Banelli, che interverrà sul “Significato di un’iniziativa: le tavole di Codroipo”; il giurista Leopoldo Coen, sulla “Nuova logica per l’azione pubblica”; il pianificatore Sandro Fabbro sulle “Sfide future: quali territori per quale Regione” e l’economista Fulvio Mattioni sulla “Riforma della Regione - Enti locali pro cittadini e imprese”.

Avvierà il dibattito il segretario generale della Cisl Udine Roberto Muradore.

 
 

Domenica 09 Novembre 2014

 

Convegno sulla specialità

Bilanci sani, dialogo e riforme. Ecco come cambiare il Friuli

Sono tredici. E puntano a diventare i principi da seguire per rigenerare il Friuli Venezia Giulia. Capisaldi da cui ripartire per un cambio di marcia necessario perché «o si cambia altrimenti questa regione con la sua Specialità è destinata a un declino inarrestabile». Queste tesi sono state illustrate ieri mattina durante un convegno organizzato dal Centro Iniziative Codroipesi svoltosi alla presenza del moderatore Mario Banelli, del giurista Leopoldo Coen, dell’esperto Sandro Fabbro, dell’economista Fulvio Mattioni e del segretario della Cisl Udine Roberto Muradore. Al convegno è intervenuta anche la presidente del Fvg Debora Serracchiani.

Primo punto, la sussidiarietà che obbliga a «ripensare gli strumenti dell’azione pubblica privilegiando azioni concordate». Si deve poi progettare politiche integrate a cui far seguire interventi coordinati. La dirigenza pubblica deve quindi assumere «quale valore della propria funzione il principio del risultato utile». L’azione dell’amministrazione deve puntare al conseguimento di obiettivi definiti e in tempi certi. Sesto punto la responsabilità «principio guida dei primi 25 anni di autonomia del Fvg venuto via via esaurendosi». Le sfide future si vinceranno con territori più autonomi e responsabili e con una regione proiettata nel suo ruolo internazionale. Ottavo punto l’adeguatezza, «principio cardine che rende possibile decentrare le funzioni regionali e provinciali alle unioni tra comuni». Decisivo sarà poi trasferire poteri e funzioni dalla Regione ad aree vaste territoriali e imparare a fare di più con meno risorse. Undicesimo la sobrietà «la cui carenza rischia di accumunarci ad altre regioni speciali poco virtuose». Si dovrà inoltre riprogrammare la spesa regionale. Ultimo, investimenti e strumenti a sostegno dei progetti per evitare che le riforme restino sulla carta.

Viviana Zamarian

 
 

Mercoledì 12 Novembre 2014

 

Una legge per abbattere il muro del “no se pol”

di Fulvio Mattioni

Anche in Fvg c’è un muro malefico da abbattere dopo 25 lunghi anni di esistenza. Davvero? Si, quello del burocratico “no se pol” che ha ridotto la nostra autonomia all’esercizio di una funzione notarile nei confronti dello Stato e di bancomat per sprechi miliardari. Erigendo un muro, quindi, rispetto ai 25 anni precedenti vissuti all’insegna del friulanissimo rimboccarsi le maniche e spendere con sobrietà. I tratti salienti dei due contrapposti periodi? Presto detti. Nei primi 5 lustri, la sconfitta del sottosviluppo con il passaggio al benessere economico e la grande sfida vinta con il terremoto del 1976, record italiano conseguito in solitaria. Realizzazioni che ci hanno dato lustro a livello nazionale e non solo. Con una legislatura spesa nell’illusione di poter avere ancora tanti quattrini dallo Stato e conclusasi con una legge sulle aree di confine misera di risorse da condividere con Veneto e Trentino, è iniziata - poi - a prevalere la cultura della dipendenza da quattrini pubblici.

In anni più recenti, appare l’autonomia del “cappello in mano” con la questua infruttuosa esercitata a Roma per la realizzazione della terza corsia faraonica. Che si accompagna all’autonomia degli sprechi faraonici. Quali? La regalia di 370 milioni fatta allo Stato per tutti gli infiniti annui a partire dal 2011 per un federalismo che non c’è e che non ha ammaliato alcuna altra regione. I 436 milioni spesi per il Comparto unico del pubblico impiego in cambio di un decentramento mai realizzato e i 32 milioni ulteriori per altri infiniti anni, e poi ancora i buchi centimilionari delle finanziarie pubbliche regionali. Mi fermo non per mancanza di esempi ulteriori (ce ne sono) ma per porre una semplice domanda: si può abbattere questo malefico muro nostrano?

Bissando l’iniziativa agostana dedicata alla riforma Regione-Enti Locali del Fvg, il Centro iniziative codroipesi e la Ust Cisl di Udine (l’8 novembre scorso, a Codroipo) hanno acceso i riflettori sulla possibilità di rigenerare il Fvg. Come? Partendo con il piede giusto, cioè dalla riforma del sistema Regione-Enti locali in discussione al Consiglio regionale. Davvero è così strategica? Si, davvero. Perchè è la mamma di tutte le nostre riforme e perchè è essenziale per fronteggiare il calo dei trasferimenti statali e dei tributi propri della Regione Fvg dovuti, entrambi, alla diminuita capacità dell’economia di produrre reddito. Ovvero per contrastare la diabolica sequenza: meno reddito, meno entrate nei bilanci pubblici, meno spese pubbliche, meno trasferimenti agli Enti locali di ogni ordine e grado. Noi compresi, anche se speciali. La riforma Regione-Enti locali come antidoto, dunque, alle minori entrate del bilancio della nostra regione e agli sprechi faraonici della stessa. Certo non per risparmiare su bilanci comunali ridotti all’osso (e oltre) come dimostra l’andamento dei finanziamenti ordinari ai Comuni erogati dalla Regione Fvg calati, in termini reali di oltre il 21% nel periodo 2003-2013.

La portata della riforma è tale da richiedere al Consiglio regionale una doppia fatica. La prima per produrre una legge che renda adeguati gli Enti locali a gestire servizi pubblici e politiche pubbliche di livello regionale e che promuova la cultura delle aggregazioni tra i Comuni stessi, cultura che sostituisca l’obsoleta cultura del campanilistico “fasin di bessoi”. La seconda fatica è la riforma della stessa Regione Fvg intesa come cura dimagrante del “Palazzo” e di Enti, Agenzie e Società partecipate regionali. Doppiamente preziosa perché consente di sanare sprechi faraonici e di decentrare a Enti locali resi a ciò adeguati la gestione di molti servizi pubblici e politiche settoriali e delle risorse umane e finanziarie che rendono effettiva tale gestione. E, quindi, di recuperare l’originario spirito dell’autonomia all'insegna del fare di più e meglio con meno risorse. Di più ancora. Ovvero di centrare l’obiettivo del riequilibrio territoriale sempre dichiarato dalla Regione Fvg ma mai attuato. Riequilibrio di opportunità, di finanziamenti e di servizi tra Trieste e Udine e Pordenone. Su principi e contenuti della riforma Regione-Enti locali capaci di rigenerare il Fvg ci torno. Prima era essenziale chiarire la portata della responsabilità e dell’opportunità che il Consiglio regionale ha di fronte in queste ore. Ops, quasi dimenticavo il quesito di poc’anzi sulla demolizione del muro malefico. La riposta è si perché il muro l’abbiamo costruito noi. E tutto nostro deve essere anche il dovere e l’immenso piacere di sbriciolarlo.