La Vita Cattolica

Mercoledì 11 Ottobre 2017

 

Voce critica eppure costruttiva dalla Cisl Udinese

Ripresa, niente trionfalismi. Ancora troppi chiari e scuri.

Segnali di ripresa dell'occupazione registrati i giorni scorsi ci tranquillizzano ma solo fino ad un certo punto. Per la verità i primi dati positivi erano già del 2016; essi riguardavano tuttavia solamente alcuni settori come il commercio, la ristorazione, i servizi, l'agricoltura. Nei primi mesi del 2017 si è avuto un aumento dell'1,3%. Ma prima di cantare vittoria occorre tenere presente che sono ancora troppe le crisi aperte in provincia, per cui non è affatto consigliabile abbassare la guardia. Le ultime - solo in ordine di tempo - situazioni critiche, la Mangiarotti e la Bob Martin. E’ del tutto evidente che cento persone lasciate a casa, in aggiunta a quelle già sono in mobilità e cassa integrazione, rappresentano un bilancio pesantissimo per il nostro territorio.

La fotografia è, dunque, a luci ed ombre perché se, da una parte, ci sono settori che hanno ripreso a trainare, come quelli già citati del commercio, della ristorazione, dei servizi e dell'agricoltura, ed aziende virtuose che stanno facendo importanti investimenti ed assunzioni - è ad esempio il caso della Freud Bosch o la Friulmac che opera nella produzione di macchinari per la lavorazione del legno ha ripreso la propria attività -, dall'altra parte non possiamo non evidenziare il fatto che spesso ci si trova dinanzi a situazioni di lavoro precario.

A preoccupare, infatti, è la qualità dell'occupazione in crescita, affidata soprattutto a tipologie contrattuali flessibili, a partire dal lavoro intermittente che è assai lievitato, probabilmente a seguito dell'abolizione dei voucher, e che, per sua definizione, non genera stabilità.

Di fronte a un simile scenario, che continua a penalizzare in particolare i giovani e le donne, con queste ultime che restano purtroppo confinate nelle aree dell'assistenza, della ristorazione e del commercio, diventa assolutamente prioritario il rilancio degli obiettivi strategici incentrati sulle politiche del lavoro, delle imprese e del welfare pubblico e di comunità, unitamente alla capacità di proporre interventi specifici per un territorio ancora nel suo insieme in sofferenza.

Passaggi che si devono ancorare anche ad un disegno industriale di sistema più forte e duraturo, di cui anche i consorzi devono farsi interpreti responsabili.

Renata Della Ricca

Renata Della Ricca
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