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Messaggero Veneto

Giovedì 22 Settembre 2015

 

Rivolta dei sindacati per i tagli agli stipendi delle commesse

Le aziende della grande distribuzione vogliono abbassare i salari
I lavoratori scenderanno in piazza il 7 novembre e il 12 dicembre

Abbassare il salario. È questa la parola d’ordine che si sono data ai tavoli di contrattazione la grande distribuzione organizzata e quella cooperativa. Un verbo contro il quale si preparano a scendere in piazza migliaia di lavoratori anche in Friuli Venezia Giulia nelle due giornate di sciopero nazionale proclamato unitariamente per il 7 novembre e il 19 dicembre. In vista della mobilitazione, i delegati Rsu della Gdo e della distribuzione cooperativa si sono ritrovati ieri mattina alla Camera del lavoro di Udine per un attivo presieduto dai segretari regionali di Filcams Cgil, Susanna Pellegrini, Fisascat Cisl, Adriano Giacomazzi, e Uiltucs Uil, Matteo Zorn. L’attivo, cui hanno partecipato una cinquantina di delegati provenienti dai quattro angoli del Fvg, si è concluso con l’approvazione unanime di un ordine del giorno finalizzato a sostenere le posizioni del sindacato nazionale il cui obiettivo è arrivare a una piattaforma contrattuale che non penalizzi i lavoratori.

Sono migliaia, solo in Fvg, le persone occupate tra centri commerciali, grandi catene e cooperative di distribuzione che stanno vivendo con apprensione questo braccio di ferro. Lavoratori che ieri a Udine hanno denunciato la propria preoccupazione. In ballo ci sono infatti diritti acquisiti che se cancellati, come chiedono di fare le aziende, promettono di ripercuotersi pesantemente sulle buste paga dei lavoratori.

Stipendi che in media si aggirano tra i 1.000 e i 1.200 euro al mese e che patirebbero un taglio – la stima è di Pellegrini – nell’ordine del 30%. Sarebbe l’ennesima mazzata a un settore che ha già pagato pesantemente in termini di flessibilità. Cui ora le associazioni datoriali chiedono l’ennesimo sforzo. «Se andiamo avanti così ci ridurremo a non avere più armi per contrastare queste derive» è il commento desolato di Luca Rovere, delegato Aspiag.

Nel mirino delle aziende sono finiti infatti scatti di anzianità, permessi retribuiti, maggiorazioni pagate su lavoro straordinario, supplementare, notturno, festivo e domenicale. Cui si aggiungono l’aumento del divisore orario e quindi la riduzione del costo per ora lavorata e ancora quella del trattamento di malattia per assenze brevi.

Richieste avanzate dalle imprese della distribuzione cooperativa e da Federdistribuzione – l’associazione datoriale fuoriuscita nel 2012 da Confcommercio che oggi conta tra i suoi associati tutte le grandi firme della Gdo – che lavoratori e sindacato non sono disposti ad accettare: rotta la trattativa, si preparano a due giorni di sciopero auspicando la maggior partecipazione possibile da parte dei lavoratori.

«Se vogliamo tornare al tavolo con forza contrattuale – hanno detto ieri Pellegrini e i colleghi di Filcams e Uiltucs – la mobilitazione deve essere imponente». Restare senza Ccnl, situazione in cui di fatto si trovano da ormai due anni i lavoratori della Gdo, è secondo la sindacalista assai rischioso nel caso in cui dovesse intrecciarsi con la proposta di salario minimo all’attenzione del Governo. «Se così fosse, in assenza di Ccnl – mette in guardia Pellegrini – verrebbe applicato il salario minimo e la contrattazione portata al secondo livello che nel commercio si tradurrebbe a lato pratico in una richiesta di ulteriore, inaccettabile flessibilità da parte delle aziende».

L’attivo di ieri si è dunque congedato con un compito preciso: trascinare quanti più colleghi possibili in piazza, per denunciare il malcontento dei lavoratori del commercio, mettere alle strette Federdistribuzione e al contrario rafforzare la posizione delle parti sociali.

Maura Delle Case

Adriano Giacomazzi
Adriano Giacomazzi
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