Messaggero Veneto

Mercoledì 08 Giugno 2016

 

«Senza immigrati, addio pensioni»

Crollano i giovani. Torrenti: entro il 2040 servono 200 mila stranieri

Nel giro di quattro anni in Fvg mancheranno i giovani. Se in più di cinque decenni, dagli anni Sessanta, la popolazione è rimasta sempre la stessa, con circa 1,2 milioni di abitanti, sono le giovani generazioni, oggi, a essere meno numerose, a discapito di sempre più anziani e immigrati. Ma il vero problema, in una proiezione futura, sarà quello di mantenere il livello di ricchezza prodotto dal territorio: «Abbiamo bisogno di manodopera e chi va in pensione dev’essere rimpiazzato da persone che producono di più, sulle quali potremo contare solo tra una ventina d’anni. È indispensabile che persone non residenti in questa regione vengano qui a lavorare: nel 2040 dovranno essere almeno 200 mila gli immigrati, di qualsiasi etnia, o non riusciremo a mantenere in piedi nemmeno il sistema previdenziale». Ne è convinto l’assessore regionale allo Sport, cultura e solidarietà Gianni Torrenti a cui è toccato chiudere, ieri nella sede della Regione di via Sabbadini, il convegno sul “futuro demografico e lo sviluppo del Fvg tra immigrazione forzata ed emigrazione delle nostre energie giovanili”, organizzato dall’associazione Friuli-Europa Afe e dall’Istituto sindacale per la cooperazione e lo sviluppo. «L’obiettivo non è solo quello di garantire la piena occupazione ai nostri ragazzi - ha affermato Torrenti - ma creare lavoro per 25 mila persone l’anno, per essere competitivi, cercando di rivoluzionare l’approccio, limitare l’immigrazione “pregiata” e promuovendo politiche severe che incentivino sviluppo e migliori capacità di accoglienza».

Frutto di una “non scelta” del Paese che, secondo l’assessore, nell’ultimo ventennio ha preferito una politica di regolarizzazione degli immigrati piuttosto che programmi lungimiranti, l’arrivo delle persone straniere, ha sottolineato Alessio Fornasin, demografo dell’ateneo friulano, incide sul livello del capitale umano. Basti pensare, infatti, all’immigrazione ed emigrazione in termini di import ed export per comprendere che tipologia di capitale se ne va e quale giunge sul territorio. Capitale umano che, sempre per Fornasin, è strettamente collegato al livello d’istruzione: «Dove l’asticella è più alta - ha spiegato il docente - migliora la produzione e il benessere di quel Paese. Una maggiore istruzione determina minore criminalità, fumatori e un più alto livello di salute», senza contare che per combattere il «disastro demografico che si avvicina» risultano indispensabili delle più serie politiche per la fecondità. Di fronte a giovani disoccupati, precari e scoraggiati la situazione è preoccupante, soprattutto, per il presidente di Friuli Europa Renzo Pascolat, in un’Italia «a rischio invasione, per la chiusura dei Paesi del Nord e la repulsione di Austria e Belgio, che rischiano di far diventare il nostro Paese unico approdo per i disperati».

Roberto Cocchi, direttore dell’Iscos, nella sua ricerca ha illustrato come cambia la percezione dei giovani in merito al fenomeno dell’immigrazione a livello locale e nazionale, mentre il sociologo Bernardo Cattarinussi ha indicato come da un ruolo educativo e di ricambio generazionale, sia passata a un ruolo d’assistenza».

Giulia Zanello

Roberto Cocchi
Roberto Cocchi
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