Messaggero Veneto

Giovedì 01 Dicembre 2011

 

«Senza lavoro in 12 mila ma non sono bamboccioni»

La Cisl difende i giovani che non studiano e non lavorano: «Sono vittime»
Il segretario Muradore chiede incentivi per la stabilità.
Oggi la tavola rotonda

di Cristian Rigo

Garantire stabilità ai precari e ridare così un futuro a chi non ce l’ha. Giovani e giovanissimi dai 15 ai 29 anni che non studiano e non lavorano: nella sola provincia di Udine secondo la Cisl sono più di 12 mila. L’ex ministro Tommaso Padoa Schioppa li aveva battezzati bamboccioni, ma il sindacato sottolinea che la loro non è una scelta. «É il mercato del lavoro ad averli esclusi a colpi di stage, apprendistati e contratti a termine che sono rimasti tali senza mai trasformarsi in un contratto a tempo indeterminato - spiega il segretario della Cisl, Roberto Muradore -, l’unico in grado di dare le garanzie necessarie ad accendere un mutuo e quindi a costruirsi una vita indipendente».

L’ultima analisi sulla situazione dei giovani a carico dei genitori è arrivata dalla Banca d’Italia: affitti troppo cari e appartamenti incomprabili li fanno desistere dal proposito di andare via di casa tanto che il 60 per cento degli italiani tra i 18 ed i 34 anni vive ancora in famiglia (negli anni ’80 erano meno del 50 per cento) e la percentuale sale fino al 90 per cento per i ragazzi sotto i 24 anni. Risultato: diminuiscono sempre più le nuove generazioni che riescono a mettere su famiglia. Secondo Bankitalia, il 26 per cento dei giovani, causa lavoro e reddito inadeguati, ha serie «difficoltà a trovare un’abitazione» che possa mantenere. E quelli che invece hanno lasciato il nido lo devono comunque ai genitori che o hanno comprato loro casa o l’hanno ereditata e donata ai figli.

Per questo motivo oggi alle 9 nella sede della Cisl di via Ciconi ci sarà una tavola rotonda intitolata “Dalla precarietà alla stabilizzazione” alla quale sono stati invitati i rappresentanti dei giovani di diverse forze politiche, oltre a economisti, docenti universitari e rappresentanti della Provincia e dell’Agenzia del lavoro.

L’obiettivo è quello di analizzare la situazione in essere per individuare possibili soluzioni. «La maggior parte di coloro che hanno perso il lavoro nella crisi 2007-10 sono giovani - prosegue Muradore -, il tasso di disoccupazione giovanile (15-29 anni) è triplo rispetto a quello medio (18% contro il 5,7% nel 2010) e la quasi totalità dei lavori precari è riservata ai giovani. Bisogna dare speranza e opportunità, altrimenti non ci sarà futuro». Per la Cisl i giovani devono ritornare al centro dell’azione politica sindacale e dell’economia.

«Anche il sindacato è, in parte, molto attento ai lavoratori già garantiti o tutelati e deve, invece - ammette Muradore -, prestare maggiore attenzione a quello che io definisco “nuovo proletariato”. Se così non sarà anche il sindacato confederale da “generale e solidaristico” diventerà “corporativo ed egoista”». La Cisl quindi fa anche autocritica, ma invita le istituzioni a un cambio di rotta: «La tutela e i diritti vanno meglio estesi e distribuiti tra i lavoratori - continua Muratore -. Urge affrontare e avviare a soluzione la scarsa partecipazione dei giovani al lavoro anche risolvendo il dualismo tra alcune categorie protette (i padri) e quelle senza tutela (i figli) perchè la non inclusione al lavoro comporta discriminazione, disagio sociale e impossibilità a una reale e piena cittadinanza, rinsaldando in questo modo i legami tra lavoratori e tra generazioni».

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