Il Gazzettino

Sabato 19 Settembre 2009

 

L’onda lunga della recessione preoccupa. E c’è chi denuncia un fatalismo rassegnato.

Sindacato e crisi: «Autunno duro»

Appello a Regione e imprenditori. Le maggiori sigle hanno visto crescere gli iscritti

Come fronteggia la crisi il sindacato? Alcune riflessioni dei segretari provinciali della Cisl, Roberto Muradore, della Cgil, Glauco Pittilino, e della Uil, Ferdinando Ceschia...L’impressione è che gli iscritti siano in crescita. «I lavoratori ti chiedono di fare in modo che l’azienda non chiuda» spiega Pittilino. Ma ci sono situazioni che non si possono invertire. Almeno, non lo può fare il sindacato da solo. Ceschia muove una critica anche allo stesso sindacato: «In parte ha finito per accettare l’egemonia del mercato, dell’economia, della finanza. Ha finito per attendere che cambi il vento, con fatalismo che cerchiamo di interrompere. C’è stanchezza anche dentro al sindacato» ammette. Ci si è sentiti come chi gridava nel deserto: «Dal 2004 dicevamo che il manifatturiero faceva fatica e il modello Friuli era in crisi».

«Vedo assoluta carenza di progettualità delle centrali imprenditoriali il cui ruolo rimane notarile, senza alcuno stimolo alle associate per un maggiore impegno innovativo» rincara Pittilino.

 
 

La crisi mette a dura prova le organizzazioni dei lavoratori ma gli iscritti tendono ad aumentare

Il sindacato in trincea si rafforza

Cgil, Cisl e Uil chiamano in causa imprenditoria e politica. L’autocritica: «Basta fatalismo»

Dura fare il sindacalista nel pieno della crisi, quando sono più le batoste che non le soddisfazioni, ma è proprio in tempi come questi che il ruolo di tutela dei lavoratori deve venir fuori.

Come si sta misurando il sindacato friulano con l’emergenza? Alcune riflessioni dei segretari provinciali della Cisl, Roberto Muradore, della Cgil, Glauco Pittilino, e della Uil, Ferdinando Ceschia...

«Delle tre crisi che ho vissuto questa è la più tremenda - racconta Muradore - In tutti questi periodi gli iscritti sono aumentati perchè si esprime così il bisogno di tutela e questo viene colto dai sindacalisti che sono in "trincea" sui luoghi di lavoro».

«Noi siamo leggermente in crescita: caliamo lievemente tra i pensionati e aumentiamo tra i lavoratori attivi» conferma anche Pittilino. Si iscrivono i precari, gli ex Co.Co.Co., prendono la tessera gli extracomunitari.

Non registra invece un incremento significativo di iscrizioni la Uil: «Privilegiamo la risposta collettiva a quella individuale e la vicinanza ai lavoratori anche non tesserati».

Scarsi investimenti pregressi, poca innovazione, precarizzazione dei rapporti di lavoro con bassi salari...il quadro, che non muta in Friuli, è desolante per chi si trova a governare un nuovo punto di crisi. «Vedi un po’, cerchi di cogliere la dimensione del problema, soprattutto se l’azienda ha una prospettiva di continuità. Cerchi di tamponare, solleciti l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, domandi un piano industriale...»: raccontano i rappresentanti dei lavoratori. Poi ci si siede a un tavolo di trattativa e ci si batte sui numeri, perchè quei numeri rappresentano posti di lavoro, hanno un nome e un cognome.

«I lavoratori ti chiedono di fare in modo che l’azienda non chiuda» spiega Pittilino. Ma ci sono situazioni che non si possono invertire. Almeno, non lo può fare il sindacato da solo. E allora gli animi si esasperano: «Qualcuno sfugge, ma in Friuli se spieghi bene entra la razionalità» afferma il sindacalista della Cgil.

Ceschia muove una critica anche allo stesso sindacato: «In parte ha finito per accettare l’egemonia del mercato, dell’economia, della finanza. Ha finito per attendere che cambi il vento, con fatalismo che cerchiamo di interrompere. C’è stanchezza anche dentro al sindacato» ammette. Ci si è sentiti come chi gridava nel deserto: «Dal 2004 dicevamo che il manifatturiero faceva fatica e il modello Friuli era in crisi».

«Vedo assoluta carenza di progettualità delle centrali imprenditoriali il cui ruolo rimane notarile, senza alcuno stimolo alle associate per un maggiore impegno innovativo» rincara Pittilino. «Settore per settore volevamo cercare insieme delle stretegie ma l’unica a rispondere è stata Assindustria».

«Manca un elemento di spinta imprenditoriale» aggiunge Ceschia. «La Regione dovrebbe rappresentare un elemento propulsivo ma non vedo nulla sul versante della politica attiva. C’è una sorta di attesa, quasi una realtà sospesa, e collettivamente sta arretrando l’intero sistema».

«Sono molto preoccupato - confessa Pittilino -; anche se si arrestasse la recessione siamo a un punto basso e per risalire si lasceranno molti lavoratori per strada. Da ottobre in poi ci saranno grossi problemi». Si esauriranno ferie, permessi, cassa integrazioni mentre i processi di ripresa avanzano lentamente. «I fondi di cassa integrazione qui da noi non sono ancora pesantemente intaccati» fa notare Ceschia: dureranno un po’ di più, e poi?

Il sindacato in questa fase deve ritrovare il suo ruolo di mutuo soccorso, secondo Muradore: «Deve rientrare la solidarietà». In un mondo che è cambiato, in cui "l’io prevale sul noi e c’è sfiducia di poter trovare una risposta insieme".

A Ceschia dà fastidio la cortina di fumo che si è cercato di montare rispetto a qualche crisi per dimostrare un impegno da parte di qualcuno che non c’era: girava voce, sostiene, di contatti, interessamenti, propagandati che non corrispondevano al vero.

E il sindacalista si arrabbia.

Il tam tam tra i lavoratori invece, lo si è visto, non corre solo in piazza ma passa anche attraverso le nuove tecnologie. Ci sta dietro il sindacato? «Il nostro sito è molto frequentato» ribatte Muradore. «Può essere questo un valore aggiunto - è il giudizio - ma non sostitutivo, perchè noi privilegiamo sempre il rapporto con le persone in carne ed ossa, a tu per tu».

Patrizia Disnan

Roberto Muradore
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